Che cos'è e come si cura l'adenocarcinoma, la malattia del Papa

È il più diffuso dei tumori polmonari, i quali ogni anno fanno registrare in Italia oltre 43.000 nuove diagnosi. Agli esordi la chirurgia è risolutiva. All'orizzonte nuovi farmaci
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October 14, 2026
Che cos'è e come si cura l'adenocarcinoma, la malattia del Papa
Ricercatori impegnati in laboratori di terapia genica / Ufficio stampa Ospedale Bambino Gesù
Ha un nome impronunciabile: Nsclc. È il tumore polmonare non a piccole cellule ed è all’origine dell’85% dei casi. Questo tipo di neoplasia maligna ha tre sottotipi principali. Il più frequente (60% delle diagnosi) è l’adenocarcinoma, la malattia diagnosticata al Papa (gli altri due sono il carcinoma spinocellulare e il carcinoma a grandi cellule); viene identificato in sede più periferica, a livello dei bronchi di diametro minore. Complessivamente, il cancro polmonare registra ogni anno in Italia 27.100 nuove diagnosi tra gli uomini e 16.400 tra le donne (dati Airtum 2025).
La prognosi del Papa, dopo l’intervento di chirurgia toracica robotica eseguita al Policlinico Gemelli di Roma, passa ora dal chirurgo toracico all’anatomopatologo. Perché se è vero che una procedura di broncoscopia robotica offre una diagnosi di malignità o benignità nel corso della seduta operatoria (in soli 20 minuti), è anche vero che, per un quadro clinico completo, servirà un esito istologico definitivo, l’esame dei linfonodi (l’eventuale coinvolgimento cambia il decorso), la conoscenza della stadiazione della malattia e l’analisi molecolare. Se il cancro, come sembrava che fosse negli esami preoperatori, è effettivamente risultato localizzato e agli esordi, allora la chirurgia è quasi sempre risolutiva, e quindi il Papa non sarà sottoposto a terapie farmacologiche.
L’intervento che ha subito Leone XIV, e che è durato 90 minuti, è l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, che ne ha tre: il primo operatore, professor Stefano Margaritora, ha optato per questa scelta, eseguita con tecnica videoassistita, per ottenere una resezione radicale e prevenire così rischi di recidiva. Ma per un quadro definitivo, come detto, serviranno altri test.
Quando invece la malattia invade anche i margini circostanti e interessa i linfonodi, è un team multidisciplinare (chirurgo toracico, oncologo, pneumologo, anatomopatologo e radiologo), a stabilire i trattamenti necessari in base all’istologia e all’esame molecolare. Oggi la medicina dispone di un arsenale terapeutico molto più ricco ed efficace rispetto anche a pochi anni fa. Alla chemioterapia e alla radioterapia, si sono unite opzioni che stanno rivoluzionando gli esiti della malattia: immunoterapia e farmaci a bersaglio molecolare su tutti. I pazienti candidati a queste cure sono selezionati tra coloro che hanno sviluppato specifiche mutazioni genetiche. Nel frattempo, in tutto il mondo, altri trial clinici, alcuni dei quali giunti alla terza fase di sperimentazione (l'ultima), promettono ulteriori e rilevanti novità in termini di efficacia e sicurezza - in molti casi senza far ricorso alla chemioterapia -, sia per il tumore del polmone non a piccole cellule, sia per quello a piccole cellule (detto microcitoma). Alle porte di un futuro vicino già bussano farmaci biologici di nuova generazione, anticorpi bispecifici e coniugati, innovative soluzioni di chemioimmunoterapia e persino vaccini a mRna. È solo questione di tempo.

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