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Dio, la Chiesa, i santi: la chatbot sa molto ma non ci può credere

Guido Mocellin mercoledì 18 gennaio 2023
Di ChatGpt i lettori di “Avvenire” sanno già molto. Tra gli articoli che ne hanno parlato in questa prima quindicina di gennaio, quello assai esauriente dell’esperto Paolo Benanti ( bit.ly/3GLBfly ) la descrive come «un prototipo di chatbot basato su intelligenza artificiale e machine learning», sviluppato da una realtà «specializzata nella conversazione della macchina con utente umano». Notevoli le sue potenzialità soprattutto in confronto a Google: «Google fornisce all’utente un elenco di link su cui fare clic. ChatGpt offre qualcosa di più allettante: un’unica risposta basata sulla propria ricerca e sulla sintesi di tali informazioni». In questi stessi giorni le diverse redazioni linguistiche di “Aleteia” si sono impegnate a tastare il polso di ChatGpt in tema di cristianesimo. Dapprima l’edizione francese ( bit.ly/3XBnQU1 ) le ha fatto un esame di cultura generale cattolica, spaziando dai dottori della Chiesa a Carlo Acutis e da Teresa di Lisieux alla discussione su Pio XII e gli ebrei; il risultato migliore è venuto dalla compilazione di una semplice preghiera del mattino, abbastanza bella da inquietare al pensiero di «cosa» l’ha composta. Poi Matilde Latorre, per l’edizione ispanofona ( bit.ly/3XDvH3g ), le ha chiesto un focus sul monachesimo, realtà che questa giornalista ben conosce: che senso ha scegliere la vita contemplativa, se è una vita «inutile», perché le vocazioni sono in calo e come suscitarne di nuove. La chatbot è parsa avere molto a cuore la questione, specie sul fronte delle iniziative vocazionali. Ma è stato Emiliano Fumaneri, per l’edizione italiana ( bit.ly/3GQnUZc ), a calare l’asso: l’ha interrogata sull’esistenza di Dio, facendosi assistere nientemeno che da Tommaso d’Aquino e dalle sue «cinque vie». Che ChatGpt ha mostrato di conoscere, trincerandosi tuttavia dietro a un «agnosticismo strutturale» quando le è stata chiesta la sua posizione: «Come modello di linguaggio artificiale, non ho la capacità di credere o di avere opinioni personali». Quasi la stessa risposta che ho ottenuto io quando, saggiandone la preparazione (peraltro buona) a proposito del Sinodo sulla sinodalità avviato da papa Francesco, le ho anche chiesto cosa ne pensasse: «Come modello di linguaggio artificiale, non ho un’opinione personale su questo argomento». © riproduzione riservata