Opinioni

Il Papa in piazza San Pietro e la spinta a «Uno di noi». La vita genera vita

Roberto Colombo martedì 18 giugno 2013
​In questi primi mesi del suo pontificato, molti hanno scritto – e non sempre con attenzione e discrezione – circa la vita di Jorge Mario Bergoglio. Domenica, in piazza san Pietro, è stata scritta la prima, limpida e incisiva pagina di papa Francesco sulla vita. La sua vita e la nostra vita, la vita di "Uno di noi", quella di ogni donna e uomo sulla terra, da quando viene al mondo fino al momento in cui lo lascia. Con il suo stile fresco, immediato e provocatorio dell’intelligenza e del cuore, il Santo Padre ha trasmesso ai credenti e a tutti un messaggio semplice e profondo (la ragione e l’affezione originale delle cose non sono mai complicate, né si fermano all’apparenza di esse): «La vita genera vita attorno a sé». Le «ideologie e logiche che mettono ostacoli alla vita, che non la rispettano, perché sono dettate dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere», sono «portatrici di nuove schiavitù e di morte». È esperienza elementare e comune quanto trascurata nella cultura dominante dell’Occidente che la vita umana – tour court, senza specificazioni qualitative o valutative – è il fondamento di ogni ulteriore determinazione dell’umano individuale e sociale. L’amore sponsale, la generazione e l’educazione dei figli, la cura degli anziani, lo studio, la ricerca e il lavoro, la società e la giustizia e solidarietà tra i suoi membri, la pacifica convivenza tra i popoli e le nazioni, il rispetto dell’ambiente sono realtà (talvolta laceranti come ferite) di cui solo il vivente uomo e donna fanno esperienza. Ultimamente, la libertà stessa – e il Papa, in diversi passaggi della sua omelia, ha intimamente legato vita e libertà – ha la sua sorgente antropologica nell’esperienza della vita umana. Quando questa esperienza è negata e la morte viene inflitta alla vita prima che essa abbia compiuto il suo corso, oppure il potere dell’uomo sull’uomo arriva a toccarne le radici genetiche e neurobiologiche, il soggetto di ogni pensiero, affezione, azione o emozione è cancellato o umiliato. Anche la ripresa economica, la questione del rilancio della "economia globale" che domina l’agenda del vertice G8 in Irlanda del Nord, richiede una generosa, responsabile mossa della libertà degli Stati, dei popoli e, ultimamente, dei cittadini, che ha la sua sorgente propulsiva nella vita di ciascuno di essi, delle nuove e delle vecchie generazioni. Il lavoro e l’economia reale non possono riprendersi se non a partire dalla vita concreta dalle donne e dagli uomini che crescono, studiano, lavorano e producono e consumano beni.Promuovere la vita, accoglierla e difenderla come il bene più prezioso della società è mossa realistica che vince ogni strategia ideologica astratta. Il contributo dei credenti al rinnovamento del tempo presente, al superamento della crisi, non è quello di chi «vive "nelle nuvole", fuori dalla realtà, come se fosse un fantasma... Chi si lascia condurre dalla Spirito Santo – ha ricordato il Santo Padre – è realista, sa misurare e valutare la realtà, ed è anche fecondo: la sua vita genera vita attorno a sé». Anche vita sociale ed economica.Che le speculazioni e i vantaggi economici e finanziari – «dettati dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere» – non possano travalicare i confini della persona umana e la dignità di ogni componente del suo corpo, già a partire dal genoma che ne definisce l’architettura individuale, è stato recentemente riconosciuto anche dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, proprio alla vigilia del grande incontro del "popolo della vita" con papa Francesco. Una sentenza ragionevole e realistica, un importante passo avanti, segno di speranza per la «nuova cultura della vita umana» cui le parole del Santo Padre sono richiamo e incoraggiamento potente.