Attualità

Il voto del 4 marzo. Corsa a sette per la Lombardia, locomotiva in cerca di una guida

Davide Re domenica 25 febbraio 2018

Palazzo Lombardia, sede della Regione Lombardia

Elezioni regionali: ormai ci siamo. Il 4 marzo assieme alle elezioni politiche in Lombardia si voterà anche per rinnovare il Consiglio regionale e per eleggere il nuovo governatore, che succederà dopo 5 anni a Roberto Maroni che ha rinunciato a ricandidarsi.
In tutto sono state sette le candidature alla presidenza della Regione Lombardia depositate all’ufficio elettorale centrale della Corte d’Appello di Milano.
Per la successione a Roberto Maroni, il centrodestra ha presentato la candidatura dell’ex sindaco di Varese ed ex presidente del Consiglio regionale, il leghista Attilio Fontana, che è sostenuto da 7 liste: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, Energie per la Lombardia, Lega e Pensionati, in tutt’e dodici le province. In più c’è la lista civica "Fontana presidente" (che è sorta dalle ceneri della Lista Maroni presidente), che si presenta in 7 province: Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Milano, Monza Brianza e Varese.
Sette liste anche a sostegno di Giorgio Gori, il sindaco di Bergamo che corre con Pd, Lista Gori, Obiettivo Lombardia per Gori, Insieme, Lombardia Progressista, +Europa e Civica Popolare. Il Movimento cinque stelle ha depositato la candidatura a governatore di Dario Violi, consigliere regionale uscente, il quale si affermato dopo le primarie interne al movimento. Due sono le altre candidature a sinistra del Pd. Quella dell’ex segretario della Camera del lavoro di Milano, Onorio Rosati, per Liberi e Uguali che non ha fatto l’accordo con i dem. E quella di Massimo Gatti per Sinistra per la Lombardia. Corrono da soli anche Grande Nord, movimento autonomista che raccoglie ex leghisti, con il candidato presidente Giulio Arrighini e il blocco di estrema destra CasaPound, con la coordinatrice milanese Angela De Rosa.

* COME SI VOTA

Per i lombardi sono elezioni importanti quelle in agenda per il prossimo 4 marzo. I cittadini (9.704.151 i residenti in regione secondo l’ultimo censimento Istat effettuato nel 2015, di cui circa 6.800.000 gli aventi diritto al voto) non solo sono chiamati ad eleggere il Consiglio regionale e il governatore per i prossimi cinque anni ma anche a decidere per il futuro del proprio territorio. Il tutto in un periodo complesso, nel quale appunto la Lombardia deve confermare il suo ruolo di locomotiva per l’Italia, oltre che a rilanciarsi, dopo anni di crisi economica.

La via è quella delle riforme. Nel corso della X legislatura, il Consiglio regionale si è riunito 187 volte, approvando 184 nuove leggi. Agli atti anche l’approvazione di 4 proposte di legge al Parlamento, 55 atti amministrativi, 96 risoluzioni, 36 proposte di referendum dei Comuni per procedimenti di fusione o modifiche territoriali e il varo di 54 atti organizzativi interni. L’Aula lombarda presieduta da Raffaele Cattaneo ha inoltre approvato 484 mozioni, 659 ordini del giorno e provveduto ad effettuare 92 nomine. Fra le leggi approvate più significative: la riduzione dei costi della politica, il contenimento del consumo di suolo, il contrasto al bullismo e a cyber bullismo, il fattore famiglia, la norma per il diritto al cibo e l’agricoltura sociale. Ma c’è anche altro.

Welfare e lotta all’azzardo

In questi anni la Lombardia ha messo in atto, non senza feroci critiche da parte di Movimento cinque stelle e centrosinistra a guida Partito democratico, diverse azioni in ambito economico, sociale e istituzionale. Certo critiche verso la giunta di centrodestra, guidata dall’attuale governatore leghista Roberto Maroni (che a sorpresa ha rinunciato ad una ricandidatura) che tuttavia non si sono sempre tradotte in un «no» al cambiamento. Semplicemente le opposizioni hanno proposto soluzioni diverse in risposta ai bisogni dei lombardi. Il tutto nel confronto d’Aula, tanto che in alcune circostanze maggioranza e opposizioni sono arrivate poi a conclusioni analoghe fornendo così una risposta condivisa. È stato per esempio il caso della legge regionale contro l’azzardo, che è stata lavorata dal Consiglio regionale e dalla giunta come se fosse un testo unico (come si fa in Parlamento) e che ha portato a dei risultati.

Anche se Regione Lombardia è potuta intervenire solo negli ambiti di sua competenza come Sanità (lotta alle azzardopatie) e Territorio (con divieti di apertura di nuove sale slot). Nella prossima legislatura infatti le forze politiche vogliono intervenire ancora su questo fronte e in modo ancora più efficace. Orientamento che è contenuto nei programmi di Attilio Fontana (centrodestra), di Giorgio Gori (centrosinistra) e Dario Violi (M5s) Viceversa tensioni ci sono state con la riforma della Sanità lombarda, attualmente in fase di applicazione.

Sanità: quale modello?

Un modello complesso che prevede la collaborazione pubblico-privato, un ricorso alla compartecipazione alla spesa sanitaria sia per quanto riguarda la farmaceutica che la specialistica, oltre all’introduzione di un nuovo modello per la cura delle cronicità. Il dibattito è ancora aperto e se il centrodestra vuole operare in continuità con la riforma sanitaria («darà buoni frutti», dice Fontana), magari aggiustandone qualche parte durante il mandato, le opposizioni sono di orientamento opposto, ovvero chiedono importanti rivisitazioni, a partire dalla cura alle cronicità («la riforma è da rifare», dice Violi) e all’eliminazione del super ticket, dicono Gori e Onorio Rosati di Leu. Tra l’altro Leu e il Pd non hanno trovato un accordo politico in Lombardia nonostante su molti temi la vedono nello stesso modo. Da considerare che su un bilancio regionale di circa 24 miliardi di euro, quasi il 75% viene speso per la spesa sanitaria e socio assistenziale. Ciò che rimane delle risorse viene investito nell’economia e nel trasporto pubblico. Poi sulla lotta all’inquinamento il futuro governo regionale dovrà intervenire massicciamente. Tutti i candidati infatti si dicono pronti nel vigilare sul problema rifiuti. Il M5s per esempio chiede per esempio lo stop agli inceneritori e un potenziamento della raccolta differenziata. Angela De Rosa (Casapound) avvisa sull’allarme discariche abusive in regione.

Le riforme istituzionali e l’economia

Sempre nel quinquennio 2013-2018 in Lombardia è stato introdotto pacchetto di misure sociali a cui è stato dato il nome di 'Reddito di autonomia', così come anche molti comuni lombardi hanno attivato misure di contrasto alle povertà. Nei prossimi cinque anni queste misure saranno valutate in combinazione con il reddito di inclusione (Rei) varato negli scorsi mesi dal governo Gentiloni. Altre misure di politiche attive sono state adottate e andranno a supporto del mondo delle imprese, per aumentare l’occupazione. Rosati per esempio chiede un grande piano sulla sicurezza sul lavoro. Mentre tutti i candidati si dicono favorevoli ad introdurre misure contro la delocalizzazione all’estero delle aziende lombarde.

A fianco di tutto ciò ci sono state anche importanti evoluzioni dal punto di vista istituzionale. Intanto, non senza difficoltà è in corso ancora la piena applicazione della legge Delrio, ovvero l’istituzione della Città metropolitana e il declassamento delle Province. Tra l’altro è prevista una specie di mini devolution regionale a favore dei territori montani e di confine. Misure queste che rientrano nella norma approvata di riordino del sistema delle autonomie locali. Ultimo capitolo la richiesta, dopo un referendum convocato con i voti di Centrodestra e Movimento cinque stelle, avanzata dalla Lombardia al governo per avere più autonomia. Mercoledì mattina infatti a Palazzo Chigi il governatore Maroni firmerà il Patto per l’autonomia della Regione Lombardia. È un primo passo. Quasi tutti d’accordo i candidati nel proseguire questo indirizzo seppur con sensibilità diverse. Contrario invece Rosati di Leu: «Noi siamo per un regionalismo solidale».