mercoledì 19 febbraio 2025
Lo speleologo Marco Restaino alle Giornate della Fondazione Benetton: «Anche se non c’è luce, c’è tanta vita: il sottosuolo potrebbe essere considerato come un immenso organismo vivente»
Speleologi sul Timavo sotterraneo

Speleologi sul Timavo sotterraneo - Carpani/Società Adriatica di Speleologia/courtesy Fondazione Benetton

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In un cucchiaino di terreno fertile si trovano da 100 milioni a un miliardo di batteri e altri organismi. Sono quelli che permettono alla terra di rigenerare la biosfera che noi conosciamo in superficie: senza quel brulichio di vita nascosta, il mondo cui siamo abituati non esisterebbe. In realtà il sottosuolo potrebbe essere considerato come un immenso organismo vivente, e in gran parte è ancora ignoto. «Conosciamo corpi celesti lontani anni luce molto meglio di quanto sappiamo su quel che si trova solo cento metri sotto il suolo» nota Marco Restaino, triestino, fondatore e presidente della Società Adriatica di Speleologia, e uno dei relatori che interverranno alle Giornate Internazionali di Studio sul paesaggio organizzate a Treviso da Fondazione Benetton oggi e domani: perché anche sottoterra si trovano paesaggi. Sono quei paesaggi che, nella regione carsica tra Italia e Slovenia, hanno suscitato l’attenzione di Restaino. Tanto che, sin dal 2000, quando ancora non era maggiorenne, si è dedicato a esplorarli sistematicamente. Dapprima con un amico, Piero Slama, e poi con altri appassionati che via via si sono uniti a loro.

Nel marzo dell’anno scorso hanno ottenuto un notevole successo: dopo anni di impegno sono riusciti a entrare in una grotta a 300 metri di profondità. Dove hanno, per così dire, messo in luce – tramite proiettori che per la prima volta hanno violato il buio totale primigenio – un lungo tratto del flusso sotterraneo del Timavo. Che è il fiume più misterioso d’Italia: nasce in Croazia, entra in Slovenia ove scorre con andamento sinuoso tra gli alberi sinché non scompare nell’oscurità di alcune caverne per riemergere dalle viscere della terra presso San Giovanni di Duino, poco prima di sfociare nell’Adriatico. Sono ancora molti i segreti su quel che avviene nel suo corso sotterraneo. Come riferisce Restaino: «Un tempo del Timavo si sapeva solo dove entrava nel suolo e dove ne usciva. Fin quando nel 1841 si aprì una prima finestra nella grotta di Trebiciano, dove si vede un tratto del suo corso sotterraneo. Quel ritrovamento fu conseguenza del fatto che, a seguito del forte incremento demografico di Trieste, si compivano scavi nell’entroterra per cercare nuove fonti d’acqua per la città. Poi, trovato quel primo tratto sotterraneo del fiume, seguirono altre ricerche per individuarne tutto il corso. Così è nata la disciplina della speleologia: è nata qui da noi, in Friuli, e proprio a seguito di quella scoperta. Un’altra finestra è stata aperta nel 1999. Quella da noi trovata l’anno scorso è la terza finestra. Ma c’è ancora molto da scoprire. Si può dire che a questo punto conosciamo circa una metà del corso sotterraneo del Timavo, il resto è ancora avvolto nel mistero. Tra il luogo dove scompare nella terra in Slovenia e il luogo dove emerge vicino a Duino, la distanza in linea d’aria è di una quarantina di chilometri; in realtà il percorso che compie potrebbe essere lungo più del doppio». E oltre alle anse e alle giravolte ci sono anche variazioni di quota: «Ci sono dei tratti in cui scende molto al di sotto del livello del mare. Altri in cui sale: ci sono diversi sifoni. E laghi, e grotte. Come quella che abbiamo trovato l’anno scorso».

L’opera compiuta per raggiungerla è stata «molto complessa e lunga - prosegue Restaino -. È durata ventiquattro anni e ha comportato molti scavi. Per evitare il pericolo di frane abbiamo dovuto rafforzare le pareti dei varchi che aprivamo. A un certo livello nel sottosuolo abbiamo sofferto per la mancanza di ossigeno: la sua percentuale nell’aria si riduce con la profondità. Abbiamo dovuto attivare un sistema per insufflare aria nel cunicolo (di qui il nome dato alla grotta scoperta di recente: Luftloch, cioè “buco d’aria”). La discesa richiede grande preparazione e cura, un po’ come avviene per chi si dedica alle scalate sulle pareti rocciose. E nei varchi sotterranei ci si ferma anche per giorni. Ma lo spettacolo che abbiamo trovato quando finalmente, rimosse le ultime barriere, siamo entrati nella grande grotta, è stato magnifico». A muoverli è la passione, ma non solo: «C’è anche un forte interesse scientifico. Lavoriamo di concerto con le università di Trieste e di Lubiana per svolgere ricerche di carattere geologico, idrogeologico e biologico. Lo studio dell’acqua nel sottosuolo è assai rilevante, per esempio per comprendere in che misura gli inquinanti penetrino in profondità. L’acqua è preziosa e lo sarà sempre di più. Fortunatamente negli ultimi anni le sue condizioni nelle falde sono migliorate, e questo trova riscontro anche nelle forme di vita che abitano il sottosuolo. Perché, anche se non c’è luce, c’è tanta vita. Non ci sono vegetali, poiché nel buio non si può attivare la fotosintesi. Ma c’è una lunga catena alimentare: batteri, funghi, muffe, insetti, vermi, crostacei, gamberetti. E il proteo, un animaletto anfibio lungo una trentina di centimetri. È cieco, e si serve di altri sensi per muoversi nell’ambiente totalmente privo di luce. Ma ha una vita lunghissima, sembra che possa arrivare anche un secolo. La catena alimentare nel sottosuolo è anche sostenuta e nutrita da quanto filtra dalla superficie». Il Timavo è un caso unico in Italia, però «il fenomeno carsico è presente anche altrove, in altri continenti: Africa, Asia, America… Il 30 percento delle terre emerse ha un carattere carsico. Ma non mi risulta che altrove siano state compiute esplorazioni sotterranee come quelle alle quali ci si è dedicati in questa nostra regione. Ancora, qui da noi le ricerche sono cominciate allo scopo di individuare come estrarre acqua per soddisfare i bisogni degli abitanti. Oggi noi siamo abituati a aprire il rubinetto e ottenere subito l’acqua che ci serve. Un tempo, solo poco più di un secolo fa, non era così. Bisognava andare ai pozzi per attingerla. E se non c’erano i pozzi, bisognava scavarli. È importante tenere a mente queste cose: ci permettono di ricordare quanto sia preziosa l’acqua. E quanto sia importante tutelarla dai rischi di inquinamento», conclude Restaino.

Le Giornate internazionali di studio sul paesaggio

“Sotterraneo/underground” è il tema della ventunesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, organizzate dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, e curate da Luigi Latini. Le tematiche saranno trattate sotto i profili scientifico, letterario, artistico, progettuale. Si apriranno oggi con relazioni di Matteo Meschiari, Alexandra Arènes, Mariabruna Fabrizi e Fosco Lucarelli. Nel pomeriggio interverranno Michael Jakob, Galaad Van Daele e Marco Restaino. Domani sarà la volta di Paola Bonfante, Elena Antoniolli, e quindi Paolo Bürgi, Henry Bava, Catherine Mosbach. In programma c’è anche la visita ai luoghi sotterranei di Treviso, la proiezione del film Il Buco di Michelangelo Frammartino, e la presentazione del volume Dalla parte del fuoco. Riti, visioni, pratiche di coltivazione nel paesaggio. Il luogo: Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti. (Le.Ser.)

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