15 anni senza Sergio Bonelli, l’uomo dietro Tex
Il ritratto affettuoso di chi seppe fare del fumetto italiano un racconto di libertà

Nello showroom della casa editrice Jaca Book, a cui collaboravo, anni Novanta, notai un signore distinto e gentile che acquistava i recenti volumi della prestigiosa (e giustamente costosa) serie Corpus precolombiano, uno dei vanti dell’editore, opera straordinaria su tutte le civiltà dell’America prima di Colombo, Maya, Atzechi, Toltechi, inventata da Jaca Book, contributi dei massimi archeologi della civiltà precolombiana, coedizioni in mezzo mondo. Buon giorno signor Bonelli, salutò Massimo che aveva incassato. «Scusi - mi rivolsi al cliente - mi permette? Sono un appassionato di Tex...». Il cordiale Sergio Bonelli mi raccontò della sua passione per quei libri e altri affini, per documentarsi sui luoghi e le civiltà dei fumetti di Bonelli Editore. Così conobbi - e nacque un bel rapporto amichevole, con l’uomo che se n’è andato quindici anni fa, il 26 settembre - l’editore del mio amato Tex Willer, uno dei frutti del talento italiano, un personaggio unico, che ha due nomi e due ruoli, ma un unico volto. Tex Willer è un ranger del governo statunitense, e, con il nome di Aquila della Notte, è il capo del popolo dei Navajo. Un uomo bianco, americano del Texas, bello (simile a Gary Cooper, nei primi disegni, poi anche ad altri grandi attori americani), quarantenne, mente lucidissima, fisico eccezionale, cappello Stetson, indossa sempre una camicia gialla, o abiti indiani, casacca e mocassini e fascia wampum quando si trova presso la riserva.
Appare sulla scena del mondo nel 1948, negli anni dello splendido Rinascimento del dopoguerra italiano, il cinema neorealista, e di Fellini e Visconti, Il sorpasso di Gassman-Risi, e grandi scrittori, ed ecco un fumetto prodigioso, in cui il disegno bianco e nero e il dialogo impeccabile trascinano con il movimento drammatico di un film. Creato da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galeppini, disegnatore, nelle sue avventure è sempre accompagnato dai suoi tre pards, Kit Carson, ranger, Kit Willer, figlio suo e di una squaw navajo, Tiger Jack, guerriero navajo e fratello di sangue dell’eroe. Insieme percorrono deserti e praterie, sempre in lotta con i disonesti. Fuorilegge, banditi, politici o sceriffi corrotti, case da gioco equivoche. Combattono contro lobby di criminali di ogni etnia, americani, cinesi, messicani, e massimamente contro i trafficanti che derubano e affamano i nativi nello loro riserve: contro l’oppressione e il razzismo. Meravigliosamente: non con prediche o discorsi, ma con l’avventura e il suo brivido. Sergio Bonelli, figlio dell’inventore di Tex, suo continuatore, era editore completo: dirigeva la casa editrice, dove lavorava ogni giorno, si occupava di tutto, si documentava continuamente. Lo studio delle civiltà, e un’altra passione: fu sin da giovane un grande viaggiatore, creò nuovi personaggi nel teatro bonelliano, un mondo di avventura sempre più ricco e cangiante. E, Bonelli come editore, divenne con lo pseudonimo Guido Nolitta scrittore, inventore e autore di due personaggi subito celebri, Zagor e Mister No. Zagor, ideato nel 1961, personaggio con oltre sessant’anni di vita editoriale. Figlio di un ufficiale dell’esercito, rimasto orfano, viene adottato da uno strano trapper, che vive nella foresta e scopre che suo padre si era reso responsabile della morte di nativi innocenti. La scoperta lo induce a divenire Zagor, «lo Spirito con la Scure», schierandosi a difesa dei deboli e degli innocenti di qualunque etnia. Attività, questa del personaggio di Sergio Bonelli, affine a quella di Tex, inventato dal di lui padre: buon sangue non mente.
Altro proverbio: il lupo perde il pelo ma non il vizio, perché anni dopo, nel 1975, Nolitta alias Sergio Bonelli inventa Mister No, il cui nome è Jerry Drake, ribattezzato Mister No dai commilitoni per la sua intolleranza alla disciplina e all’autorità. È un ex pilota militare reduce della Seconda guerra mondiale che si ritira nel cuore dell’Amazzonia, lavorando come pilota di un vecchio e guida turistica per sfuggire alle imposizioni della società occidentale. Gli piacciono le donne e l’alcool, ma soprattutto gli piace correre in aiuto dei deboli. La casa editrice Bonelli è un covo di artisti impregnati e donatori di sangue avventuroso, la Hogwarts del fumetto, e strenui difensori dei diritti umani, a fianco degli oppressi e in lotta contro ogni razzismo: mentre difendono i nativi d’America, i neri, gli indigeni di ogni foresta, si rivelano umili e tenaci custodi della realtà spirituale dell’uomo, e del suo spirito di avventura. Con fumetti belli come film, disegnati mirabilmente e dialogati da teatro inglese o commedia americana.
Io sono onorato e felice di avere tante volte conversato e alcune pranzato con Sergio, il figlio di Gianluigi Bonelli e il padre di Davide, l’editore di oggi. Era un uomo cortese, intenso, educatissimo e buono. E, sotto la sua schiettezza gentile, lo sentivo, impercettibilmente, magicamente misterioso.
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