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Quanto costa l'amore? Solo donare se stessi

Cesare Cavalleri mercoledì 14 febbraio 2018
Il 68° Festival di Sanremo è finito in un tripudio di indici d'ascolto, con doverosi omaggi a vecchie glorie e motivate autocelebrazioni. Non bisogna dimenticare, però, che Sanremo è Sanremo perché protagonista delle prime tre edizioni (1951-52-53) è stata Nilla Pizzi, sulla quale insiste un'immeritata patina d'oblio. D'accordo che nel 1958 Domenico Modugno impresse, a Sanremo, una svolta alla musica italiana, ma in quello stesso anno al secondo posto ritornò Nilla Pizzi con una bellissima canzone, L'edera, con la quale finì in bellezza la stagione melodica della canzone italiana, suggellata, l'anno dopo, dalla prima edizione di “Canzonissima”, che premiò, appunto, L'edera. Il monumento a Nilla Pizzi, tuttavia, è allestito da Enzo Giannelli con una maxi-biografia, intitolata Nilla ultima regina, della quale è uscito il secondo dei tre volumi previsti (pagine 312, euro 50,00). È pubblicata dalle Edizioni del Discobolo, titolare del Museo virtuale del disco e della canzone (www.ildiscobolo.net). Il secondo volume riguarda gli anni 1943-1950, dunque prima che Nilla Pizzi diventasse Regina della canzone. A tutta prima mi ero domandato come si potessero riempire 300 pagine con solo sette anni biografici di Nilla, e invece Giannelli è riuscito perfettamente nell'impresa contestualizzando la carriera di Nilla con riferimento alle vicende storiche della guerra e del primo dopoguerra, nonché alla situazione della musica leggera in quei drammatici frangenti. Veniamo così a conoscere, per esempio, la brava cantante dal buffo nome di Jone Caciagli, compagna del maestro Carlo Zeme nella cui orchestra esordì ufficialmente Nilla Pizzi. Jone Caciagli morì a soli trentasei anni nel 1952 per lo scoppio di uno scaldabagno provocato dalle scintille di un asciugacapelli. Due anni dopo morì anche l'inconsolabile maestro Zeme, per le esalazioni di una stufa a gas. Su YouTube si può ascoltare l'interpretazione che Jone Caciagli (naturalmente, in italiano) diede di Night and day. Quella della musica swing e jazz fu un tormentone nell'Italia del ventennio. Il maestro Tito Petralia, plenipotenziario dell'Eiar (l'ente radiofonico che diventerà Rai) non sopportava quella musica esterofila, e nel 1944 riuscì perfino a licenziare Nilla Pizzi la cui voce non gli pareva abbastanza italiana; nel 1945 epurò anche il maestro Angelini, proprio colui che dirigeva l'Orchestra italiana della canzone.
Angelini è il co-protagonista del libro, essendo lo scultore che dal marmo ancora grezzo della voce di Nilla Pizzi ha saputo trarre la fisionomia artistica della Regina. Celebre la rivalità fra Angelini e Pippo Barzizza, peraltro amici: Barzizza dava la precedenza all'esecuzione orchestrale, con incursioni quasi jazzistiche; Angelini, più portato alla melodia, puntava soprattutto sui cantanti, che all'inizio si chiamavano Dea Garbaccio, Bruna Rattani, Vittorio Belleli, Lina Termini, il Duo Fasano, Nella Colombo e poi Nilla Pizzi, Achille Togliani, Gino Latilla, Luciano Benevene. Nel 1944 il sodalizio artistico Angelini-Pizzi divenne anche esistenziale. Il maestro, quarantatreenne, era vedovo da due anni dell'amatissima moglie Clara Zucca, e Nilla, venticinquenne, entrò nella sua casa ridondante di ricordi di Clara. Il legame durò fino al 1950, quando Nilla Pizzi s'innamorò del collega Luciano Benevene, prontamente estromesso da Angelini nella casa discografica. Ma la collaborazione artistica Angelini-Pizzi continuò anche dopo il trionfo del 1° Festival di Sanremo, almeno fino al 1953.
Le peripezie dei cantanti di quell'epoca sono ben raccontate nel libro. Durante l'«epurazione», per esempio, Nilla Pizzi fu costretta a incidere i dischi con pseudonimi quali Ilda Tulli, Isa Merletti, Carmen Isa. E, pur nell'inevitabile emulazione, fra i cantanti c'era amicizia e solidarietà: basti pensare che Nilla Pizzi, Dea Garbaccio e Bruna Rattani condividevano lo stesso piccolo appartamento a Torino, la città da cui l'Eiar inondava di musica il Paese. Il terzo volume partirà dal 1951, e non so se trecento pagine saranno sufficienti per narrare la carriera di Nilla Pizzi dal 1° Festival in poi.