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L'eco dell'usignolo

Alessandro Zaccuri sabato 8 ottobre 2022
Comparsa memorabile è il «poeta minore dell'Antologia» al quale Jorge Luis Borges rende omaggio in L'altro, lo stesso (1964). L'Antologia è l'antologia per antonomasia, la Palatina, compilata a Bisanzio nel X secolo e trasmessa da un unico codice, la cui vicenda è ripercorsa dal grecista Simone Beta in un piccolo, arguto saggio di qualche anno fa: Io, un manoscritto. Non è necessario individuare con precisione l'autore al quale si riferisce Borges, scrittore dall'erudizione non di rado ingannevole, sia per le distorsioni provocate dalla memoria sia per la conclamata libertà di invenzione delle fonti. A interessarci è semmai la marginalità del destinatario dei versi: «Dettero ad altri gloria senza fine gli dèi, / iscrizioni ed eserghi, monumenti e diligenti storici; / di te sappiamo solo, oscuro amico, / che una sera udisti l'usignolo». Essere «una parola in un indice» è il destino del poeta innominato, la cui minorità potrebbe essere avvertita come una condanna. Borges, però, rovescia la prospettiva. La gloria, avverte, è «una luce inesorabile», che «finisce col far avvizzire la rosa che venera». La vera eternità tocca invece al poeta del quale rimane un unico componimento e che, «nell'estasi d'una sera che non sarà mai notte», ascolta per sempre «la voce dell'usignolo di Teocrito».