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L’alimentare italiano oggi è più competitivo

Andrea Zaghi domenica 22 ottobre 2023
L’
agroalimentare italiano è sempre più competitivo. Si tratta di qualcosa d’importante, vista l’attuale difficile congiuntura fatta di guerre, difficoltà sulle materie prime e sull’energia, scarsa capacità d’acquisto, forte e spesso sleale concorrenza, un andamento climatico non proprio favorevole. Certo, occorre capire meglio, ma il dato di fondo è chiaro: nel mondo le nostre produzioni agroalimentari vanno alla grande. Ad effettuare un punto sulla situazione è stato l’Ismea nel suo consueto rapporto sulla situazione del comparto. Stando alle analisi svolte, nell’ultimo decennio, dice l’istituto di ricerca, «la competitività dell’agroalimentare italiano sui mercati esteri è in aumento: le nostre esportazioni sono cresciute al ritmo del 7,6% all’anno, ben maggiore di quello delle esportazioni mondiali (+5,6%), con una quota di mercato che passa dal 2,8% del 2012 al 3,4% nel 2022». Detto in altri termini, la quota dell’agroalimentare nazionale sui mercati internazionali è uguale a quella della Spagna, anch’essa contraddistinta da uno spiccato dinamismo dell’export, mentre è inferiore alle quote di Germania e Francia. Per capire meglio è necessario però guardare al bilanciamento tra importazioni ed esportazioni. Tra il 2019 e il 2022, le prime sono aumentate del 34%, superando il traguardo di 60 miliardi di euro nel 2022 e, nello stesso periodo, le seconde sono cresciute del 37%. In questo modo, la bilancia commerciale agroalimentare è migliorata nel triennio, con il saldo in attivo nel 2020 e nel 2021; mentre nel 2022 si è consolidato il surplus per i trasformati, ma – dice ancora Ismea –, è aumentato contemporaneamente il deficit della fase agricola, facendo tornare in negativo – sia pur di poco – il saldo complessivo. Detto in altri termini, la maggior competitività non deve nascondere comunque la realtà dei fatti e dei numeri. Così come questa deve essere ben compresa anche nei suoi particolari. Ancora Ismea, per esempio, sottolinea come il nostro Paese sia «leader mondiale nell’export di trasformati di pomodoro, pasta, vino, formaggi»; e come «considerando i primi 20 prodotti esportati da ciascun Paese, l’Italia è seconda solo alla Francia in termini di prezzo medio: una condizione che segnala un alto livello di qualità delle esportazioni». È quindi un’istantanea con molte luci e qualche importante ombra, quella che l’Ismea scatta dell’agroalimentare nazionale. Una fotografia che non nasconde alcuni particolari importanti della produzione agricola e della trasformazione industriale nazionale e che soprattutto indica i punti in cui intervenire per accrescere efficienza ed efficacia di gestione. Per, in buona sostanza, accrescere ancora quella competitività che già ci premia. © riproduzione riservata