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Enigma Pogba: colpevole o vittima sacrificale?

Massimiliano Castellani domenica 3 marzo 2024
«Avevo pochi anni e vent'anni sembran pochi. Poi ti volti a guardarli e non li trovi più». In questa frase di Bufalo Bill di Francesco De Gregori ho rivisto i vent’anni di Paul Pogba, talento assoluto del football, campione del mondo con la Francia (nel 2018) a 25 anni, l’età in cui Lautaro Martinez (campione del mondo in carica con l’Argentina) sta diventando il dirompente trascinatore dell’ Inter a un passo dalla seconda stella (20° scudetto nerazzurro). Lautaro alle stelle, mentre Pogba finisce alle stalle, perché il mondo del calcio fa così. Lo abbiamo visto nelle scorse settimane ripercorrendo la vicenda umana e giudiziaria di un altro ex Juve, il campione d’Europa, nel ‘96, con i bianconeri, Michele Padovano. E adesso tocca a Pogba, condannato per doping a 4 anni di stop perché risultato positivo (dopo Udinese-Juventus dell’agosto 2023) al deidroepiandrosterone. «Beh, almeno la Juventus risparmierà 33 di milioni di euro»,
sentenzia dal Bar Sport l’anonimo juventino che così ha commentato la mannaia della giustizia sportiva che spezza il cuore e la carriera del francese. Dalle colonne di “Libero” ci va giù duro l’iper-critico d’arte, di fede juventina, Luca Beatrice che chiede al mercenario Pogba di andarsene via per sempre dall’ombra della Mole bianconera, specie dopo che ha incassato i 7 milioni di euro stagionali (era al minimo sindacale da 2mila euro fino a ieri, ndr). Il povero, anzi l’«indecoroso» Pogba, ricorda sempre un furioso Beatrice, si porta dietro la scia nera dei riti vodoo, il tentato rapimento con richiesta di riscatto da parte del fratello che completano la serie del “Pogback”. “La Stampa” di Torino, ancora più indignata, liquida la vicenda titolando amara e scocciata «Pogbasta». Alla Juve hanno detto basta da un pezzo facendo calare il silenzio sul “dopato” Pogba, il quale ripete: «Non ho mai preso consapevolmente integratori che violano le norme antidoping». Il sottoscritto che, da quasi un quarto di secolo, segue con attenzione i movimenti intorno al “calcio malato” e pertanto “medicalizzato” (chi vuole si rilegga Palla avvelenata (Bradipolibri, 2004), crede nella buona fede di Pogba e non crede che il suo caso di doping sia isolato. Piuttosto viene da pensare che Pogba sia la punta di un iceberg di un sistema che ha smesso di investire seriamente sull’antidoping e che lasci molto correre, specie quando vede intere squadre da corsa con calciatori che al 96’ sono freschi come al calcio d’inizio. Merito delle cinque sostituzioni e dei moderni sistemi di preparazione atletica? Può darsi. Intanto 4 anni a Pogba sono tanti, troppi. Farà ricorso al Tribunale del Tas e già da ora lo confesso: tiferò per il “dannato” Paul. Per tirarmi su e credere ancora che il calcio sia un gioco sano e divertente, vi invito a leggere la formazione del Latina (serie C, girone C) che, annoverando in rosa i vari Mastroianni, Fabrizi, Biagi e D’Orazio, sembra più un cast da “Rai 70” che una squadra di pallone. © riproduzione riservata