Podcast. Cerchi alla testa, Avvenire racconta le (altre) storie delle Olimpiadi
Raccontare queste storie è un modo per ribadire che le Olimpiadi proveranno a restituirci almeno una parte della normalità perduta malgrado le guerre e le divisioni che stiamo attraversando. Ne abbiamo bisogno, come abbiamo bisogno di lasciarci andare alle seduzioni dell’estate, dove anche uno sconosciuto diventa un eroe se vince una medaglia. E al fascino dello sport vero, con le sue imprese, e, appunto, le sue storie meravigliose.
Le Olimpiadi servono a ricordarci che esiste una dimensione nella vita dove accadono ancora cose che sembrano impossibili. Come il nuotatore della Guinea Equatoriale, che partecipò alle Olimpiadi di Sydney nel 2000 poche settimane dopo aver imparato a nuotare (male). O a far scoprire vicende d’amore come quella che ha legato tre atleti italiani davvero “speciali” ai Giochi di Londra 2012. Oppure retroscena drammatici, come quelli legati alla protesta razziale di Smith e Carlos a Città del Messico 1968. Ma anche splendide vicende di guarigione e riscatto, come quella di Jury Chechi e della sua incredibile medaglia ad Atene 2004. Questo, e altro, vogliamo raccontare: un concentrato di umanità che non sempre il podio riesce a far vedere.