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Cop22 . Papa Francesco su clima: urge risposta collettiva e responsabile

martedì 15 novembre 2016

"Il degrado ambientale, connesso a quello umano etico e sociale interroga tutti": serve una "risposta collettiva responsabile", libera da interessi e comportamenti particolaristici.

La Radio Vaticana ha riportato la sintesi il Papa nel messaggio inviato ai partecipanti alla 22esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Cop 22, in corso a Marrakech in Marocco. «Lo stile di vita basato sulla cultura dello scarto», è il suo ammonimento, «non è sostenibile».

A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi sul clima, adottato meno di un anno fa, ai grandi della terra riuniti in Marocco, il Papa fa arrivare la sua voce sulla cura e il servizio per la «nostra casa comune». Secondo Papa Francesco, il degrado dell'ambiente e le sue conseguenze sul clima rappresentano un fattore che «incide su tutta l'umanità, in particolare sui più poveri e sulle generazioni future, che rappresentano la componente più vulnerabile dal preoccupante impatto dei cambiamenti climatici e ci richiama alla grave responsabilità etica e morale di agire senza indugio, in maniera quanto più libera possibile da pressioni politiche ed economiche, superando gli interessi e i comportamenti particolaristici».

È la «cultura della cura» e non quella «insostenibile dello scarto», che Papa Francesco chiede alla Conferenza di Marrakech di veicolare: è quindi culturale ed educativa la sfida a cui l’implementazione degli accordi di Parigi non può mancare di rispondere.


La Francia chiede agli Usa il rispetto dell'Accordo di Parigi

Il presidente francese Francois Hollande, che pure è intervenuto alla Cop22 di Marrakech ha sottolineato che l'Accordo di Parigi sul clima è "irreversibile" e che gli Stati Uniti devono rispettare la decisione dell'amministrazione Obama di aderire all'intesa. Hollande ha spiegato che la Francia avrà un dialogo rispettoso sul cambiamento climatico con il presidente eletto, Donald Trump, ma ha aggiunto che "chiede" il coinvolgimento degli Stati Uniti a nome dei più di 100 paesi che hanno ratificato l'Accordo.