Opinioni

A 100 anni dall'Appello di don Sturzo. Una nuova partecipazione che superi le divisioni

Nicola Graziani e Giancarlo Infante venerdì 21 settembre 2018

Un ritratto di don Sturzo (Siciliani)

Caro direttore,

il cardinal Gualtiero Bassetti ci chiede di far sentire la nostra presenza di cattolici nell’agone pubblico. A gennaio saranno i 100 anni dell’Appello ai Liberi e ai Forti di don Luigi Sturzo. I tempi, dunque, ci interpellano.

C’è una passione nelle parole e nei gesti del cardinal Bassetti nei confronti del Paese da non far passare invano. Non si può far finta di non sentire. E noi sentiamo come ineludibile la chiamata a un impegno politico, rafforzata dall’emergere di un desiderio sincero di tornare a stare insieme per rispondere ai gravi problemi dell’Italia e del mondo. A partire da quelli della pace, della necessità di sanare gli squilibri che penalizzano ancora di più i poveri e intaccano le certezze del ceto medio. Il futuro dei giovani è a rischio, mentre sempre più ingrata è la vita quotidiana degli anziani.

C’è «un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci». Se ci è concesso di continuare con la citazione dell’Ecclesiaste, notiamo che, sotto il sole, al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà. È il momento di ritrovare un dialogo e una 'convergenza'.

Le iniziative in vista della ricorrenza del 2019 saranno molte, tutte serie e apprezzabili. Facciamone l’occasione per far confluire in un percorso comune quanti, tra i molti uomini e donne di buona volontà che si muovono nella realtà del mondo cattolico, intendano superare la dolorosa fase della frammentazione. Una situazione che ha impedito, spesso, l’esercizio del discernimento e ridotte le occasioni per recuperare quello spirito di solidarietà dalla gente comune necessario per superare le comuni difficoltà e ricostituire insieme il lacerato tessuto sociale. È il momento, allora, di dare vita a una iniziativa che, attorno ad una ricorrenza come quella del prossimo gennaio 2019, rinforzi la volontà di mettere in pratica le indicazioni della Dottrina sociale della Chiesa che hanno trovato anche nelle Settimane sociali organizzate dalla Chiesa italiana, e in quelle europee, una particolare sollecitazione sui problemi concreti.

C’è un’occasione per individuare proposte percorribili su un piano di assoluta equità. Tutte disposte a definire un’area di confronto e di dibattito anche con il mondo laico democratico. Quello davvero aderente allo spirito della Costituzione italiana, vissuta nella sua pienezza democratica, cui va un altro nostro riferimento fondamentale e discriminante.

I cattolici dotati di sensibilità alla politica possono e debbono contribuire alla ricostruzione di una 'casa comune'. In essa si potrà essere presenti senza paura di sterili rincorse a ruoli di primo o secondo ordine, sotto una denominazione in cui tutti si possano sentirsi rappresentati, partecipanti e non solo cooptati. I contorni di una nuova partecipazione alla vita politica dei cattolici democratici, a nostro giudizio, andranno delineati, prima durante e dopo l’anniversario sturziano, seguendo il metodo della decisione presa in comune, e le cui tappe successive dovranno essere stabilite ricercando il consenso generale.

Sono, queste, solo buone intenzioni che si traducono in parole di buon senso? Noi sappiamo che è sul buon senso che si costruiscono i progetti più ambizioni e duraturi. Quelli che possono restituire al nostro Paese una speranza per il domani superando la politica del risentimento e della paura. Il Paese ha bisogno di ragionevolezza e di unità. La divisione non ha mai costruito nessuna città.