Il direttore risponde. Manager pubblici, lo stile Mattei e l’esempio dell’ingegner Bianchi
Gentile direttore,
ho letto le dichiarazioni dell’ingegner Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane, circa la sua possibile reazione a una decurtazione dei propri emolumenti. Senza entrare nel merito, mi ha fatto venire in mente la risposta data dall’ingegner Riccardo Bianchi (Casale Monferrato 1854-Torino 1936) a Giovanni Giolitti. Nelle sue memorie il capo del governo racconta che nel 1905, mentre si stava concludendo l’iter parlamentare che condusse all’istituzione delle Ferrovie dello Stato, chiese a Bianchi se volesse assumere l’incarico di direttore generale delle costituenda Azienda e lo interrogò anche su quale stipendio desiderasse. Bianchi, che era un tecnico e un organizzatore aziendale di statura internazionale (si veda la voce di Franco Bonelli nel "Dizionario biografico degli Italiani": http://www.treccani.it/enciclopedia/riccardo-bianchi_%28Dizionario-Biografico%29/), lo sorprese chiedendo lo stesso esatto stipendio di cui godeva quale direttore generale della riscattanda Società italiana delle strade ferrate della Sicilia (la "Rete Sicula", di cui era stato appunto nominato direttore generale nel 1901, portandola in attivo e migliorandone notevolmente materiali, impianti e servizi). Quello stipendio – come è documentato dal decreto della Corte dei Conti riprodotto nella biografia di Giuseppe Pavone, Riccardo Bianchi: Una vita per le ferrovie italiane, presentazione proprio di Mauro Moretti, Roma, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani, 2005 – era di 24.000 lire all’anno. Per un utile confronto, segnalo che secondo uno studio di Maurizio Panconesi ("Ferrovie dello Stato. Il primo anno di esercizio FS 1905-1906. Il nuovo materiale rotabile", Cento, La vaporiera, 2008) basato sulle pubblicazioni ufficiali dell’epoca, in quello stesso 1905 lo stipendio annuo di un capo conduttore principale di prima classe andava da 2.100 a 3.600 lire, quello d’un capo tecnico di prima classe dalle 3.000 alle 5.100 lire e quello d’un capo deposito locomotive di prima classe dalle 3.000 alle 4.800 lire. Buone riflessioni e cordiali saluti,
Alessandro Crisafulli, Palermo