Opinioni

Tecnologia, politica e due mondi. Lo scontro di potenze

Mauro Magatti martedì 16 gennaio 2024

Il Covid è stato un grande spartiacque storico. Per almeno tre ragioni. In primo luogo perché ha definitivamente interrotto la stagione della “globalizzazione espansiva” in cui il mondo sembrava destinato a integrarsi intorno a una crescita economica globale. Secondariamente perché ha rimesso in campo la politica come attore imprescindibile nel gioco delle relazioni internazionali. In terzo luogo, perché ha accelerato il processo di innovazione tecnologica, soprattutto in campo biomedico e digitale. Il risultato è un mondo che naviga in acque agitate, dove si sono persi molti degli equilibri degli ultimi decenni. E, come spesso avviene, l’instabilità alimenta un violento scontro di potere che investe giganteschi interessi economici, politici e culturali. La storia insegna che, quando vuole affermarsi, il potere rimanda a una determinata idea di “potenza”, cioè a un immaginario sulle sue premesse (su cosa concretamente si fonda) e sulle sue finalità (quale è la sua vera realizzazione, la sua “gloria”).


In Occidente, la reazione al Covid si è incentrata principalmente attorno alla potenza tecnologica. L’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale generativa sta innestando, a una velocità impensabile fino a solo pochi anni fa, cambiamenti destinati a modificare profondamente il nostro modo di lavorare, di consumare, di far ricerca, di curare, di apprendere. Ugualmente importanti sono gli avanzamenti in campo biomedico. Non solo per il successo nel ritrovamento, in tempi record, del vaccino, ma più in generale per i continui progressi che aprono prospettive molto promettenti. Primi fra tutti, i recenti sviluppi nel campo della tecnologia di modifica genetica CRISPR. L’Occidente punta così a confermare il proprio vantaggio strategico nel campo dell’innovazione tecnologica, vista come garanzia rispetto agli avversari esterni e alla stabilità del consenso interno. In fondo, è la promessa di una vita più lunga, sicura e felice quella che muove le nostre società. Non per caso, anche sul piano internazionale, il sostegno all’Ucraina si è tradotto nell’invio di armi e armamenti via via più sofisticati. Con l’obiettivo di compensare con la tecnologia l’evidente squilibrio di uomini esistente con la Russia di Putin.

I contraccolpi di una tale accelerazione tecnologica all’interno delle nostre società non sono tuttavia trascurabili. La corsa in avanti mette sotto pressione i gruppi sociali più fragili. La distanza, non solo in termini economici, ma anche culturale e cognitiva, tra chi sta alla testa del gruppo e chi segue nelle retrovie tende ad ampliarsi. Fuori dalle zone centrali delle grandi città - nelle periferie come in provincia - ci sono interi gruppi sociali che rimangono del tutto estranei a quello che accade attorno a loro. Quasi fossero pezzi di un iceberg alla deriva. I Paesi non occidentali hanno reagito alla crisi provocata dal Covid in chiave più politica. Russia e Cina – entrambe economicamente in crisi – hanno rafforzato un’alleanza che, più che a delle affinità, rimanda al desiderio di opporsi all’egemonia occidentale. Una ostilità che concretamente si traduce in pretese nei confronti di territori contesi (vedi Ucraina e Taiwan). Quasi che fosse possibile resistere all’avanzata travolgente delle nuove tecnologie riaffermando la propria potenza politico-militare.

Anche in questo secondo caso, i disegni di potenza delle élites si giocano sulla testa delle persone comuni. A cominciare da quello che succede in Russia dove decine di migliaia di giovani sono morti sacrificati al progetto di Putin di riaffermazione della propria potenzia politica. Mai come in questo momento si vede distintamente quanto è pericoloso cedere - nelle diverse forme in cui si manifesta - alla volontà di potenza che pervade le élites, tutte prese dall’inseguire quel mondo che esiste solo nelle loro teste. Ma che pure pretendono di tradurre in realtà.

Lo abbiamo già visto tante volte nella storia raccontata nei termini dell’eterno conflitto tra vincitori e sconfitti. La volontà di potenza 5.0 –proprio come nelle forme più arcaiche – continua a seguire lo schema della affermazione di sé, contro tutto e tutti. All’insegna di un immaginario su cui si sacrifica la concretezza della vita delle persone. Il problema è che, nel mondo globalizzato e tecnologicamente evoluto – dove le interconnessioni globali sono diventate così rilevanti e inestricabili – continuare a immaginare la storia con questo codice comporta costi umani esageratamente elevati. L’antidoto è l’interpellazione che viene dalla realtà: siamo tutti in relazione, tra noi e con la biosfera. Se così stanno le cose, non c’è altra via ragionevole per il nostro futuro che sforzarci di cercare nuove forme di convivenza conviviale.