Opinioni

Arte. Bologna e la Madonna della Verecondia: la devozione popolare ritrova il colore

Giorgio Paolucci martedì 30 aprile 2024

Un particolare del dipinto murale della «Madonna delle Verecondia» a Bologna

Sono tante le città d’Italia segnate dalle testimonianze di una religiosità popolare che ne ha accompagnato la storia, e che i turisti distratti e gli stessi abitanti non riescono più ad apprezzare. Spesso, neppure a vedere, oscurate come sono dall’incuria e dal degrado. Eppure, parlano di radici profonde e ancora presenti, raccontano un legame che ha intrecciato nei secoli la ferialità della vita e la fede cristiana. A Bologna accade qualcosa che si muove in controtendenza e merita di venire illuminato come fatto esemplare. “P’arte la Run”, giunto quest’anno alla quarta edizione, è un progetto che tiene insieme religiosità, arte e restauro ed è collegato alla “Run for Mary”, passeggiata non competitiva promossa dall’Ufficio Sport della Chiesa di Bologna che accompagna l’annuale discesa della Madonna di San Luca, l’icona-simbolo della città, dal santuario sul Colle della Guardia in cui è custodita fino alla cattedrale di San Pietro dove verrà esposta dal 4 al 12 maggio. Quest’anno la manifestazione sportiva in onore di Maria è in programma domenica 5 maggio, mentre oggi viene presentato alla cittadinanza il restauro di un dipinto murale che raffigura la Madonna della Verecondia.

L’opera è un tipico esempio di arte devozionale di strada e si trova in via Santo Stefano, in pieno centro storico, la sua datazione viene fatta risalire al 1890 e probabilmente faceva parte di una più antica raffigurazione di maggiori dimensioni. Sono più di trecento le opere legate alla devozione popolare che si possono incontrare passeggiando sotto i portici e agli angoli degli antichi palazzi che impreziosiscono il centro di Bologna: affreschi, edicole votive, nicchie, bassorilievi, ex voto di committenti anonimi che testimoniano l’affetto dei bolognesi verso la Madonna. Immagini sacre rese spesso invisibili perché oscurate da decenni di abbandono, sporcizia, incuria, a volte da atti di vandalismo. “P’Arte la Run” si propone di restaurarne una ogni anno, nell’ambito di un progetto artistico, religioso e civile che mira a restituire bellezza e senso del sacro e a valorizzare frammenti di città tanto preziosi quanto dimenticati.

«È l’occasione per riscoprire le numerose effigi mariane nate nei secoli da una religiosità popolare che guarda alla madre di Gesù come a una presenza che accompagna la vita di tutti i giorni - commenta l’arcivescovo Matteo Zuppi, che ha fortemente voluto l’iniziativa -. Da Maria possiamo imparare a guardare la città con gli occhi di una madre, a considerarla come una realtà preziosa che ci riguarda e ci appartiene, a riscoprire il cristianesimo come un fatto che entra nella vita e nella storia, e ogni giorno continua a incarnarsi nel mondo. Riconoscere la presenza di Maria ci aiuta a riconoscere la presenza dell’altro, a prendersene cura in un tempo segnato dall’indifferenza e dalla chiusura. È qualcosa che parla a tutti, anche ai non credenti, perché tutti possano sentirsi accompagnati da quello sguardo materno. Sostando davanti a queste opere salvate da una sapiente opera di restauro, impariamo che la vita stessa è l’arte del restauro: siamo invitati a fare i conti con la fragilità - una realtà che preferiamo censurare, inseguendo i miti del successo e della performance - e a scoprire la bellezza presente in noi e negli altri, che troppo spesso rimane nascosta e offuscata. Gesù e Maria sono i grandi restauratori che ci aiutano a ritrovare questa bellezza: accade sotto i portici di Bologna con il recupero di queste sacre immagini, ma può accadere nella vita di ciascuno di noi».

L’opera “salvata” raffigura la Madonna della Verecondia, una parola oggi desueta che rimanda al pudore, alla riservatezza, al nascondimento, merce rara nei tempi che viviamo, quasi una provocazione per una società che mette al centro la capacità di apparire e di stupire. Carlotta Scardovi, restauratrice del laboratorio Sos Art Srl, che ha curato il progetto, spiega che «pur essendo un dipinto murale, non si tratta di un affresco ma di un dipinto a olio. A un’analisi visiva, si presentava in pessimo stato di conservazione: la superficie pittorica molto offuscata, ossidazioni, gore scure e depositi superficiali di idrocarburi e particolato atmosferico su tutta la superficie, penalizzando così l’unità di lettura. Erano presenti inoltre deformazioni, sollevamenti instabili dell’intonaco, crepe e fessurazioni con zone di evidenti lacune della pellicola pittorica. Nel tempo si sono succeduti numerosi interventi di manutenzione evidenti, dovuti a precedenti interventi di restauro riconoscibili dalle stuccature realizzate con materiali di varia natura. Nella parte bassa della nicchia è presente inoltre un’ampia lacuna, stuccata con intonaco cementizio incongruo di colore neutro».

I lavori di recupero si sono svolti dinanzi a tanti passanti incuriositi, e sono divenuti anche occasione di conoscenza delle tecniche di restauro per gli allievi dell’Istituto comprensivo scuole Carducci, Rolandino e Fortuzzi. I bambini hanno svolto alcune visite guidate all’inizio e a metà dell’intervento, poi hanno proseguito insieme alle maestre con lavori in classe a carattere multidisciplinare, dimostrando molto entusiasmo: anche per loro è stata un’esperienza di “scoperta”.

Don Massimo Vacchetti è il direttore dell’Ufficio diocesano Sport, Turismo e Tempo Libero, e coordina il progetto “P’Arte la Run”, che viene sostenuto dai contributi di tanta gente comune e da Fondazione Carisbo, Emilbanca, Fondazione Petroniana, Assopetroni, Confcommercio Bologna, Foiatonda, Petroniana Viaggi. «È un’iniziativa che aiuta a riscoprire la radici della nostra storia, profondamente segnata dalla devozione mariana. Sono frequenti le segnalazioni da parte di bolognesi che ci aiutano così a valorizzare i tesori di religiosità popolare presenti in città, come è accaduto per la Madonna della Verecondia “scoperta” sotto i portici di via Santo Stefano». Per don Massimo è stata un’esperienza che ha generato stupore: «Al termine l’opera è apparsa come una meraviglia inattesa. Quando poi mi sono arrivate le fotografie, ho scoperto qualcosa che a occhio nudo, anche ad opera restaurata, non avevo colto. Il viso della Madonna è ricoperto da un velo. Una veletta propriamente, trasparente, ricamata. Il Mistero si presenta a noi sempre attraverso un velo. Una coltre di polvere, un vetro, un velo. C’è sempre qualcosa da sollevare per incontrare il vero. Forse – come scrive san Paolo nella Prima Lettera ai Corinti – “ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto“. Al momento, possiamo limitarci a togliere la sporcizia che impedisce di cogliere la bellezza smarrita. La fede può aiutarci ad alzare il vetro e venerare nel volto di Maria il viso della Madre di Dio. Un giorno, se Dio vorrà, potremo alzare il velo della Sposa e dirle eternamente: “Quanto sei bella!”».

Gioia Lanzi, che dirige insieme al marito Fernando il Centro Studi per la Cultura popolare fondato a Bologna nel 1986 e specializzato nello studio e nella ricerca delle espressioni del sacro a livello europeo, osserva: «I passi degli uomini sono sempre sotto sguardi silenziosi e spesso ignorati. Sono gli sguardi delle “immagini di strada”, immagini sacre che costellano le vie di tutta Europa. È una costante azione porre immagini sacre lungo le vie, anche prima e al di fuori del cristianesimo, come se fosse impossibile per gli uomini di ogni tempo e luogo vivere senza essere in qualche modo partecipi della vita divina, senza tenersela stretta, a protezione di ogni istante e di ogni luogo. Così a Bologna, come in tutte le città europee, si trovano immagini della Madre di Gesù, di Gesù stesso, dei santi suoi amici, dell’Eterno Padre. Di straordinaria varietà per forma, materiale, soggetto: comunque ci sono, e proteggono i nostri passi, dalle facciate delle case come dalle pareti dei portici». Una Madonna che ci parla di verecondia può aiutare l’umanità spaesata di oggi a ritrovare una direzione all’esistenza e una speranza capace di alimentarla?