Opinioni

Oltre il lutto. Forza e feriti d'Africa e le nostre responsabilità

Piero Fassino venerdì 26 febbraio 2021

La tragica sorte dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e di Mustapha Milambo impongono di andare al di là del giusto e corale cordoglio, traendo conseguenze che investono la nostra responsabilità. Dal massacro di Kindu nel 1961 all’imboscata omicida di Goma, in più di mezzo secolo sono oltre 200 gli italiani civili e in divisa caduti in missioni di pace di cui l’Italia è uno dei maggiori contributori. Un impegno fondato sulla consapevolezza che perseguire sicurezza e pace là dove ci sono con-flitti, violenze e miseria è responsabilità di ogni nazione.

E in tempi di globalizzazione non esistono 'conflitti locali' perché qualsiasi conflitto, anche nel luogo più distante, investe la sicurezza del pianeta intero. È una considerazione tanto più vera in Africa a cui troppo spesso guardiamo con distrazione. In quel continente si concentrano conflitti, sottosviluppo, fame, malattie endemiche, disastri ambientali, violenza terroristica, tutte criticità a cui popolazioni stremate e disperate cercano di sfuggire con flussi migratori imponenti, quasi interamente riguardanti altri Paesi africani. E tuttavia l’Africa non è solo questo: è, come il giornale da lei diretto continua a documentare da anni, un giacimento enorme di risorse naturali che se sottratte alla predazione e alla corruzione sarebbero in grado di alimentare sviluppo e lavoro. Il tema è come si affrontano le criticità e come si valorizzano le opportunità, partendo dalle dinamiche demografiche.

Vivono oggi in Africa 1 miliardo e 300 milioni di persone che alla fine di questo secolo saliranno a 4 miliardi, sugli 11 miliardi dell’intera popolazione mondiale. La metà della popolazione africana ha meno di 35 anni, i nuclei familiari sono mediamente composti da 5-6 persone. Sono cifre impressionanti che ci dicono quanto il futuro del pianeta sarà determinato da quello che accadrà in un continente dove entro pochi decenni vivrà il 40% della popolazione del mondo. E ne è conferma l’attenzione che all’Africa dedicano grandi players come la Cina. Peraltro, nessuna persona di buon senso può pensare che il destino di 4 miliardi di persone possa essere affidato soltanto a flussi migratori.

Decisivo è come si creano condizioni di vita, di sviluppo, di futuro dignitose in quel continente e come si offre a un’immensa popolazione la possibilità di guardare al futuro con speranza e non con disperazione. È una responsabilità che riguarda l’intera comunità internazionale, ma riguarda soprattutto l’Europa, perché il continente africano è di fronte a noi, si bagna nel Mediterraneo e ogni cosa che lì accade – lo dimostra anche la tragedia di queste ore – ci riguarda e ci investe. Ed è essenziale che l’Unione Europea – che si è dotata di un Africa Plan– acceleri la sua azione, rendendola più tempestiva ed efficace. Una responsabilità anche italiana, sottolineata dal presidente Draghi nel suo discorso di insediamento alle Camere. E con scelta lungimirante il ministro Di Maio ha lanciato nel dicembre scorso il Partenariato Italia-Africa, una scelta di cui rendere consapevole la società italiana che spesso ignora che l’Italia è oggi il terzo Paese della Ue per presenza economica in Africa.

E se a tutti è chiaro il carattere strategico delle nostre relazioni con il nord Africa, sfugge ancora a troppi la nostra presenza in Paesi dell’Africa subsahariana come Nigeria e Senegal o in nazioni dell’Africa australe come il Mozambico, l’Angola e il Sud Africa. Una presenza testimoniata in tutto il continente da una fitta rete di imprese, Ong e strutture di cooperazione, associazioni umanitarie e missioni religiose.

Insomma l’Africa deve essere una priorità non solo dell’agenda della politica estera, ma anche dell’iniziativa di ogni articolazione della società italiana, che quando pensa agli investimenti, agli scambi commerciali, agli aiuti di cooperazione, alla promozione di relazioni culturali, deve assumerla come un continente verso il quale rivolgere risorse e iniziative. È questo – io credo – il modo migliore per onorare in modo non formale Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci.

Presidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera