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Ucraina, la tregua regge nonostante tutto

mercoledì 10 settembre 2014
Continua a reggere la tregua nell'est ucraino, rafforzata anche dal ritiro di gran parte delle truppe russe rivelato dal presidente Petro Poroshenko. Ma resta la tensione sul futuro della regione, con un dialogo tra sordi tra Kiev, disposta a concedere una limitata autonomia, e i ribelli, che rivendicano l'indipendenza. Procede anche il dialogo con il Cremlino, anche se nel frattempo Kiev ha avviato le fortificazioni del confine con tanto di trincee, una sorta di nuovo muro tra due popoli un tempo 'fratellì. Sullo sfondo le incognite legate alle sanzioni Ue, che la Merkel vorrebbe fossero pubblicate ora, e alla risposta che Mosca darà "sicuramente". L'Europa per il momento tergiversa sul nuovo pacchetto, che continua a restare in sospeso: adottato formalmente lunedì, la sua entrata in vigore dipende dalla pubblicazione delle decisioni sulla Gazzetta Ufficiale. Una riunione degli ambasciatori (Coreper) si è tenuta oggi, ma è stata aggiornata a domani per "permettere l'ulteriore valutazione della situazione sul terreno e altre consultazioni". Pesa anche la recente decisione Nato di rafforzarsi nell'Europa orientale: oggi Putin ha accusato l'Occidente di aver usato la crisi ucraina per rianimare l'Alleanza e ha promesso "risposte adeguate", escludendo però un coinvolgimento della Russia in una nuova corsa al riarmo. A dare il la alla giornata è stato Poroshenko, riconoscendo che dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco "la situazione è radicalmente cambiata" e annunciando che il 70% delle truppe russe hanno lasciato il territorio ucraino, anche se proprio oggi i volontari del battaglione Lugansk-1 hanno riferito di aver arrestato due militari russi sospettati di usare sistemi portatili anti aerei contro l'aviazione ucraina. "Prima dell'annuncio del cessate il fuoco, l'Ucraina perdeva ogni giorni decine di vite", ha spiegato Poroshenko, assicurando nel contempo che Kiev "non ha fatto alcuna concessione sulla sua integrità territoriale". Il presidente ucraino, che ha ricevuto l'invito ad intervenire al Congresso Usa il 18 settembre, ha promesso che la prossima settimana verrà presentato al parlamento un progetto di legge sullo status speciale di alcune zone delle regioni di Donetsk e Lugansk, che resteranno comunque nel Paese. "Non ci possono essere discussioni su una federalizzazione o su una qualunque separazione" delle regioni dell'est, ha ammonito. A breve giro di posta gli hanno risposto i leader dei ribelli, rivendicando l'indipendenza. Le posizioni, per ora, sono inconciliabilmente agli antipodi. Se, nonostante gli otto morti, la tregua "sostanzialmente tiene", come ha ribadito anche il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini dopo una telefonata con il collega ucraino, qualche scaramuccia continua ad esserci. I ribelli, ad esempio, hanno rinviato a domani un previsto scambio di ostaggi accusando Kiev di non rispettare alcuni punti dell'accordo di Minsk. Nella lista ucraina degli ostaggi, tra l'altro, c'è anche la 'top gun' Nadia Savcenko, finita alla sbarra in Russia in modo controverso. A Mariuopol, strategica città portuale sul mare di Azov, è scattato il coprifuoco nel timore di provocazioni, blitz e sabotaggi da parte dei miliziani. Kiev, inoltre, sembra aver preso sul serio il "progetto Muro" alla frontiera con la Russia annunciato nei giorni scorsi dal premier Arseni Iatseniuk: oggi sono iniziati i lavori per due linee di fortificazioni lungo una distanza di 1500 km, con circa 8000 trincee. Mosca per ora attende, sperando in un congelamento delle nuove sanzioni europee, dopo che quelle già in vigore hanno cominciato a colpire anche il settore dell'estrazione delle materie prime. Intanto manda segnali bellicosi in varie direzioni: test di missili nucleari intercontinentali, come il Bulavà lanciato oggi, la flotta del Nord trasformata in nuova punta di lancia a difesa degli interessi russi nell'Artico, negoziati (domani) sul trattato riguardante le forze nucleari a raggio intermedio (Inf) siglato tra Reagan e Gorbaciov nel 1987 (quello che pose fine alla vicenda degli euromissili), un controverso taglio del gas alla Polonia, uno dei Paesi più anti russi nella Ue. E, sull'abbattimento del Boeing malese nella regione di Donetsk, rimanda la palla a Kiev: "La catastrofe è avvenuta nello spazio aereo ucraino e quindi l'Ucraina ha la piena responsabilità per l'accaduto", ha avvisato il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu.