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La morte del dissidente. «Navalny ucciso prima di uno scambio di prigionieri»

Marta Ottaviani lunedì 26 febbraio 2024

Candele e un ritratto di Alexeij Navalny a Barcellona. In tutto il mondo si rende omaggio al dissidente russo. Anche a Mosca

In Russia è iniziata la settimana più lunga. Quella dove il Cremlino si trova a respingere le gravi accuse che gli vengono rivolte sulla repressione di dissenso, ma che non gli impediscono di andare avanti con la persecuzione dei dissidenti. Soprattutto, è la settimana in cui si dovrebbero tenere le esequie di Alexeij Navalny. Le cause del decesso rimangono avvolte dal mistero, ma spunta un nuovo retroscena, secondo il quale il dissidente sarebbe morto alla vigilia della sua liberazione, e non certo per cause naturali, versione quest’ultima delle autorità russe e che domenica è stata confermata niente meno che dai servizi segreti ucraini con una presa di posizione tutta da interpretare. La famiglia e lo staff che da anni lavorava con lui, però, sono convinti che le cose siano andate diversamente. Maria Pevchikh, dirigente della Fondazione anti corruzione fondata da Navalny nel 2011, ha rivelato che l’oppositore avrebbe dovuto essere rilasciato nell’ambito di uno scambio di prigionieri con gli Usa e la Germania. A mediare sarebbe stato sarebbe stato Roman Abramovich, l’oligarca russo ed ex proprietario del Chelsea Football Club.
La notizia è riportata dal quotidiano Novaya Gazeta. Pevchikh non ha risparmiato critiche ai funzionari tedeschi e americani di aver perso troppo tempo nelle trattative, specificando che l’obiettivo finale di Putin era quello di avere indietro Vadim Krasikov, ex colonnello dei servizi di sicurezza russi Fsb, detenuto in Germania per omicidio. Avrebbe ucciso Navalny lo stesso perché considerato troppo pericoloso, ma solo una volta dopo la concretizzazione dello scambio. Media russi, riportano che il politico sarebbe stato legato e lasciato al freddo diverse ore, lasciando che il suo corpo raggiungesse lo stremo delle forze.
Il Cremlino, adesso, però, ha altri rumors da smentire e problemi a cui pensare. Il portavoce del Palazzo, Dmitri Peskov, ha respinto con forza le accuse della madre e della moglie dell’ex politico di opposizione, che avevano accusato il presidente Putin di essere dietro la consegna della salma. «Sono accuse semplicemente assurde – ha spiegato Peskov –. Il presidente non si occupa di queste cose. Questo non è assolutamente affar nostro e non è una nostra prerogativa. Ci sono certe procedure che vengono condotte secondo le regole stabilite per queste situazioni». Putin, insomma, non ne sapeva nulla e anche se lo avesse saputo non sarebbe potuto intervenire.
La popolazione russa, pur tenuta all’oscuro di tutto, si prepara a dire addio a colui che negli ultimi anni aveva messo più in difficoltà il regime. Kira Yarmis, portavoce di Navalny, ha detto che la famiglia e i suoi collaboratori stanno cercando una sala dove organizzare funerali pubblici, che dovrebbero tenersi entro la fine della settimana lavorativa. Manca ancora però il luogo. Stando a fonti che vengono da Mosca la famiglia puntava al Centro Sacharov, chiuso negli scorsi mesi e luogo simbolo della libertà di pensiero in Russia. Ma dal Cremlino sarebbe arrivato un fermo niet. In tutto questo, la macchina per annientare la libertà di pensiero non si ferma. Il dissidente russo, Oleg Orlov, già copresidente della fondazione Memorial alla quale è stato assegnato il Premio Nobel per la pace nel 2022, è stato condannato a tre anni di carcere per aver «gettato discredito» sulle forze armate.