Mondo

Iran. Proteste per la morte di Mahsa Amini, anche la Casa Bianca chiede giustizia

Silvia Serafini lunedì 19 settembre 2022

Un uomo tiene in mano un giornale in cui viene riportata la notizia della morte di Mahsa Amini a Teheran, Iran

Si scoprono il capo, si rasano i capelli e c’è anche chi brucia il proprio hijab. Nel farlo, si filmano e postano tutto sui social. È questa la protesta delle donne iraniane, in atto già da diverse settimane in risposta alla stretta sull’applicazione delle norme sull’abbigliamento voluta dal presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi. Il dissenso nel Paese è culminato nei giorni scorsi alla notizia della morte di Mahsa Amini, arrestata dalla “polizia della morale” perché indossava male il velo. La giovane, di soli 22 anni, è morta il 16 settembre dopo essere stata ricoverata per tre giorni in stato di coma all’ospedale di Teheran, dove era arrivata in condizioni disperate dalla caserma in cui era stata trattenuta in stato di fermo. Decine di persone si erano radunate in segno di protesta di fronte all’ospedale e, già in quell’occasione, la polizia aveva usato lo spray al peperoncino sui manifestanti.

La notizia ha scatenato la rabbia degli iraniani, che nella giornata di lunedì sono scesi nelle strade delle città del Paese. La polizia ha represso la proteste con spray al peperoncino e getti d'acqua. Il gruppo iraniano per i diritti umani Hengaw riferisce che in diverse città tre persone sarebbero rimaste uccisi negli scontri.

La notizia della morte della giovane Mahsa ha fatto il giro del mondo, suscitando indignazione. Gli Stati Uniti chiedono che siano presi provvedimenti nei confronti dei responsabili: «La morte di Mahsa Amini dopo le ferite riportate mentre era tenuta in custodia dalla polizia è un affronto spaventoso e straordinario ai diritti umani» ha dichiarato il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. «L'Iran deve porre fine all'uso della violenza contro le donne, che devono poter esercitare le loro libertà fondamentali», ha affermato il funzionario. «Devono essere trovati i responsabili».

La morte di Mahsa Amini mette in difficoltà il presidente Raisi in vista della sua partecipazione all'assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il presidente ha formalmente aperto un'inchiesta sulla morte della giovane, nel tentativo di sedare il malcontento. Ma gli iraniani mostrano scetticismo nei confronti della "polizia della moralità" e dei suoi metodi.

La versione ufficiale delle autorità è che Amini sarebbe morta per un attacco cardiaco; oggi il capo della polizia di Teheran, in una dichiarazione riportata dall’agenzia iraniana Fars, ha espresso le sue condoglianze alla famiglia e ha derubricato il fatto a uno “sfortunato incidente”. Ma i familiari e le associazioni per i diritti civili parlano apertamente di torture e percosse: la giovane sarebbe stata picchiata a morte dai militari mentre si trovava sotto la loro custodia.

«La stessa sorte di Mahsa potrebbe toccare a mia figlia, o a me». Con queste parole, Anahita Hemmati, attrice iraniana, accompagna il video pubblicato su Instagram in cui mostra il capo rasato in segno di protesta ai suoi 1,3 milioni di follower. Le fa eco la giornalista e attivista Masih Alinejad, 7,5 milioni di follower, che, sempre su Instagram, sta documentando le proteste di Teheran, con donne che sventolano il proprio hijab e uomini che gridano “morte al dittatore”.

«Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood non è una finzione per le donne iraniane, è la realtà», afferma l’attivista riferendosi al libro best-seller ispirato dalle condizioni di vita delle donne in Iran da cui è stata tratta una celebre serie tv. «Dall'età di 7 anni se non ci copriamo il capo non possiamo andare a scuola o avere un lavoro. Siamo stufe di questo regime di apartheid di genere», ricorda Alinejad, pubblicando video degli agenti della “polizia della moralità” che aggrediscono e picchiano donne che violano le regole.

L'attrice Anahita Emmati dopo essersi rasata il capo in segno di protesta - Instagram

Nella giornata di domenica gli studenti delle università di Teheran e Shahid Beheshti erano scesi in strada pacificamente, chiedendo "chiarimenti" alle autorità su come sia morta Amini. Proteste sono state segnalate anche in altre università, mentre le manifestazioni lungo Viale Keshvarz, vicino al centro di detenzione dove la giovane era stata trattenuta prima di finire in coma, sono state represse con la forza.

Le mobilitazioni delle ultime ore fanno seguito alle proteste esplose a Saqqez, nella provincia iraniana del Kurdistan, città di origine di Mahsa Amini, dove sabato si sono svolti i funerali. Qui, dopo la cerimonia funebre a cui hanno partecipato più di mille persone, molti manifestanti si erano radunati fuori dall'ufficio del governatore di Saqqez al grido di "morte al dittatore", nonostante il tentativo della polizia, che aveva chiuso preventivamente le strade del centro, di evitare assembramenti. Sui social erano circolati video di attivisti feriti dalla polizia, intervenuta per sedare le proteste tramite l'uso di gas lacrimogeni. Gruppi curdi per i diritti umani hanno riferito che le forze di sicurezza hanno usato spray al peperoncino contro i manifestanti, causando oltre 30 feriti.

Manifestazioni a Saqqez, Iran - Twitter

Alcuni attivisti politici e civili del Kurdistan iraniano hanno lanciato un appello per uno sciopero generale nel Paese, denunciando che «Mahsa Amini non è la prima e non sarà l'ultima vittima delle politiche repressive contro le donne, portate avanti della Repubblica islamica» e che «Le strade delle nostre città non sono sicure per le donne e la causa principale di questa mancanza di sicurezza sono le pattuglie della polizia morale», si legge nell'appello.