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INCHIESTA. Piatto vuoto nel summit Fao: «Mancano impegni precisi»

Paolo M. Alfieri venerdì 13 novembre 2009
Non verranno fuori né soldi né tempi certi dal summit mondiale sulla fame. Perché se il documento finale del vertice rispecchierà la bozza che circolava ieri, i capi di Stato che si ritroveranno da lunedì a Roma faranno tanti bei discorsi, si stringeranno la mano davanti ai fotografi, ma non si impegneranno a spendere i 44 miliardi di dollari l’anno per l’agricoltura richiesti dalla Fao né menzioneranno il 2025 come anno di definitivo sradicamento della fame. Riaffermeranno, invece, la promessa di rispettare l’obiettivo di sviluppo del Millennio, che indica il dimezzamento degli affamati entro il 2015. Quell’obiettivo, cioè, che stando agli esperti è ormai pressoché impossibile da raggiungere, ancor di più dopo che la crisi ha tagliato gli aiuti ai Paesi poveri.Secondo la bozza del documento del summit di Roma, i leader si impegneranno ad «aumentare in modo sostanzioso la quota di Oda (Assistenza ufficiale allo sviluppo) per l’agricoltura e la sicurezza alimentare sulla base delle richieste dei Paesi», senza però porre un obiettivo preciso o una tabella di marcia. Era stato il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, a ribadire due giorni fa che per l’agricoltura occorre tornare ai livelli degli anni ’80, quando vi si dedicava il 17% degli aiuti, corrispondenti attualmente a 44 miliardi di dollari. Oggi quella soglia è appena al 5%. Per quel che riguarda lo sradicamento definitivo della fame, poi, i 60 capi di Stato che si vedranno a Roma si impegneranno a raggiungerlo «il prima possibile». Se si pensa che già per il dimezzamento degli affamati (un miliardo di persone) l’obiettivo Onu del 2015 potrebbe secondo alcuni esperti essere raggiunto solo nel 2040, si capisce che per debellare completamente la fame potrebbe essere necessario aspettare la fine del secolo. Scadenze lunghe, lunghissime, che per gli analisti non hanno ormai alcun senso. «Si resta scandalizzati dal tentativo di spostare sempre più in là queste scadenze. È uno dei motivi per cui poi questi summit si prestano a così tante critiche», commenta ad Avvenire Stefano Piziali dell’Ong Cesvi, che insieme ad altre associazioni fa parte del network Link2007. Per Piziali «da una parte questi vertici consentono ai Paesi del Sud del mondo di farsi ascoltare, ma dall’altra, se non c’è la disponibilità finanziaria a coprire gli interventi necessari, tutto diventa inutile».Proprio ieri Link2007 ha presentato un rapporto sull’indice globale della fame che fa il punto sull’insicurezza alimentare. «Questi dossier servono a identificare delle priorità – osserva Piziali – I casi di successo non mancano. Paesi come il Vietnam, anche grazie alle maggiori opportunità date alle donne, hanno superato i loro problemi alimentari. La cooperazione, dunque, può funzionare. Ma oggi molti Paesi si stanno ripiegando su stessi: l’Italia ha tagliato del 50% le risorse per la cooperazione».A denunciare la riduzione degli aiuti sono anche la Tavola della Pace e le Ong Oxfam e Ucodep, che parlano di un summit Fao a rischio fallimento. L’evento, sottolineano, rischia di essere «un’ulteriore spreco di tempo e denaro, a meno che i leader mondiali non rimettano mano al testo della dichiarazione». Sembra però che saranno proprio i maggiori leader mondiali, quelli del G8, a «snobbare» l’evento: gran parte di essi ha già annunciato che non sarà al summit, e per gli stessi Stati Uniti, principale Paese donatore, non saranno a Roma né Obama né Hillary Clinton, ma il capo dell’agenzia governativa Usaid. «Non posso ancora rivelare i nomi dei capi di Stato e di governo che parteciperanno per non creare aspettative che potrebbero essere disattese», ha ammesso mercoledì dalla Fao lo stesso direttore Diouf.