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ELEZIONI USA. Obama vince ma non stende Romney

Elena Molinari mercoledì 24 ottobre 2012
Non è stato un K.O. Ma il terzo e ulti­mo dibattito fra Barack Obama e Mitt Romney ha messo in luce un para­dosso: per paura di mostrarsi troppo aggres­sivo e spaventare gli elettori indecisi, lo sfi­dante repubblicano si è trovato a dare ragio­ne una dozzina di volte al presidente.I famosi elettori indecisi, che entrambi gli schieramenti disperatamente corteggiano, non si saranno dunque allarmati, ma si sta­ranno anche chiedendo che cosa differenzie­rebbe in politica estera un presidente Rom­ney da un presidente Obama. L’ex governatore ha assicurato di non voler mandare militari in Siria, dove finora aveva accusato il capo della Casa Bianca di essere stato troppo debole. Ha detto che non vor­rebbe mantenere truppe in Afghanistan dopo il 2014 – dopo aver tacciato il ritiro dell’Am­ministrazione democratica come affrettato. E ha abbassato i toni bellicosi riservati finora per l’Iran, promettendo che non avrebbe nessu­na fretta di colpire la Repubblica islamica per fermarne il programma nu­cleare. Neanche sul Pakistan, l’alleato meno affidabile degli Usa, l’aspirante presidente cambierebbe la rotta, dimo­strando di capire la necessità di scendere a compromessi in nome degli interessi nazionali più pressanti, come la lotta al terrorismo. «Non possiamo uccidere a destra e a manca per uscire da questa confu­sione », ha detto sul Medio O­riente, riferendosi all’instabi­lità scatenata dalla Primave­ra araba. Romney è d’accordo anche sull’uso di droni (aerei telecomandati a distanza per colpire bersagli precisi in suolo straniero) da parte dell’Amministrazione democratica. Nes­sun accenno, da parte di entrambi, invece, al­la crisi economica europea.In definitiva l’ex governatore è emerso com­petente e ragionevole, centrista e preparato. Ma proprio lo sforzo di suonare «presidenzia­le » ha tolto a Romney la verve e la sicurezza di­mostrata negli altri due confronti, e ha lascia­to spazio agli attacchi di un aggressivo, sarca­stico (e per questo non sempre a sua volta pre­sidenziale) Obama. «Governatore, abbiamo anche meno cavalli e baionette, ma abbiamo queste cose chiamate portaerei o queste altre che vanno sott’acqua, i sottomarini nucleari», ha affondato con aria superiore l’inquilino di 1600 Pennsylvania Avenue in risposta alla cri­tica di aver ridotto il numero di navi della ma­rina militare americana. Una battuta che rien­tra nella strategia di Obama di dipingere il ri­vale come un prodotto del passato: «Quando si parla di politica estera, sembra che lei vo­glia riportarci agli anni Ottanta, in politiche sociali agli anni Cinquanta e in economia agli anni Venti». Obama non ha nemmeno accet­tato i complimenti dell’avversario quando si è congratulato per l’uccisione di Ossama Ben­laden – o «Obama» Benladen, come ha detto il moderatore, Bob Schieffer.Invece non ha perso occasione di ricordare agli elettori le posizioni più da “falco” che il miliardario mormone ha sostenuto nel re­cente passato, per farlo apparire ipocrita. Do­ve i due hanno fatto scintille e Romney ha ri­trovato il tono sicuro delle ultime settimane è stata la politica interna, che nonostante non fosse in programma hanno discusso almeno quanto il tema della serata, attirandosi i ri­chiami del moderatore. «Amiamo tutti gli in­segnanti, ma andiamo avanti», li ha interrot­ti il veterano della rete Cbs quando si dilun­gavano sull’istruzione. La vittoria del terzo e ultimo match va dun­que al titolare della Casa Bianca, che si ag­giudica così due dibattiti su tre – anche se il primo gli ha riservato una sconfitta tanto so­nora da riverberare ancora, venti giorni più tardi. Il vantaggio di cui O­bama godeva su Romney in molti Stati chiave è evapora­to. L’ampio margine con cui era certo di conquistare il vo­to delle donne si è ridotto a meno del 5 per cento. Ieri u­na rilevazione Ipsos mostra­va una leggera ripresa per il democratico (47% a 46%). Ma a meno di due settimane dalle elezioni del 6 novem­bre Romney è ancora solida­mente in sella, e il primo ad esserne sorpreso sembra proprio il candidato dell’asinello, che spera­va di aver a questo punto già chiuso i giochi per la sua rielezione.Invece ieri, mentre si diffondeva la notizie di un orribile attacco a sfondo razziale ai danni di una ragazza nera il Louisiana, Obama è par­tito per un tour vertiginoso di sei Stati in 48 o­re, mentre il suo staff inondava gli Stati in bi­lico di spot e di tre milioni e mezzo di copie di un libretto che sintetizza il programma del presidente. Dopo i toni negativi e l’aria con­discendente dei messaggi pubblicitari d’ini­zio campagna, però, il tono degli appelli – o­ra che tutto è stato detto e le carte sono sco­perte – è più semplice e diretto: «Leggete il mio piano, confrontatelo con quello del governa­tore Romney e decidete chi è il migliore», è quello che gli abitanti di Florida Iowa e Ohio si sentono ripetere. Oppure: «È un onore es­sere il vostro presidente, vi chiedo di votare per me per continuare a portare avanti l’A­merica ». Il 6 novembre sapremo se avranno funzionato.