Le vittime del terremoto che sabato ha sconvolto il Nepal continuano ad umentare. Quelle accertate sono oltre 4.000, la Caritas teme che i morti siano seimila.
I feriti provenienti da ogni parte del Paese sarebbero
almeno 7mila. È uno scenario di distruzione e morte quello che si presenta a Kathmandu.
TRA LE VITTIME 4 ITALIANI. Sono quattro, al momento, le vittime italiane segnalate in Nepal in seguito al devastante terremoto che ha colpito sabato il Paese. Altri 40 connazionali risultano "irreperibili": lo rende noto la Farnesina.
Tre morti sono sono trentini: Renzo Benedetti, Marco Pojer e
Oskar Piazza. Quest'ultimo faceva parte della spedizione dei quattro speleologi italiani dati ieri per dispersi nei pressi del villaggio di Langtang, travolto da una valanga. Di questa spedizione è morta anche
Gigliola Mancinelli, di Ancona, mentre gli altri due, Giuseppe Antonini e Giovanni Pizzorni, sono salvi e hanno contattato i familiari.
Renzo Benedetti e Marco Pojer sono morti sabato, travolti da una frana staccatasi dalla montagna mentre erano impegnati a 3.500 metri di quota in un trekking nella Rolwaling Valley. I loro corpi sono stati recuperati. In un ospedale della capitale vi sono altri due membri della spedizione: Iolanda M., ferita, e Attilio D., illeso.
KATHMANDU CITTA' FANTASMA. La capitale, devastata dal potente sisma e da continue scosse di assestamento, ha l'aria spettrale di una città fantasma. Dalle macerie dei templi di Kathmandu e delle altre città della vallata, dove spesso si scava con le mani, continuano ad
emergere cadaveri. Il bilancio delle vittime continua a salire, come quello dei feriti. Ma sono numeri
provvisori, mentre continua l'emergenza negli ospedali affollati di migliaia di disperati che hanno perso tutto.
La popolazione è stremata. Manca la corrente elettrica, i
collegamenti telefonici sono precari e comincia a scarseggiare
il cibo e l'acqua. Tutti i parchi ed i giardini pubblici,
compreso quello dell'ex Palazzo Reale, sono occupati dagli
sfollati.
ALTRE SCOSSE SISMICHE. Due forti scosse di assestamento, tra cui una di magnitudo
6.7, hanno seminato ieri, di nuovo, il terrore,
costringendo la gente a scappare dalle case e ad accamparsi
nelle strade. Per tutto il pomeriggio poi è circolata la voce di
nuovi tremori.
SI CONTINUA A SCAVARE. Per precauzione l'hotel Annapurna, dove si
trovano diversi stranieri e giornalisti, è stato evacuato per un
paio d'ore.
Tra gli ospiti c'è anche una coppia di turisti italiani,
Roberto Spiritelli e Marusca Cordini, che sabato si trovavano
nella famosa Durbar Square, la piazza medievale e principale
attrazione della capitale. Proprio a Durbar Square si è continuato a scavare con
l'aiuto di due ruspe. I soccorritori, tra cui anche un gruppo di
giovani stranieri che ha deciso di interrompere la vacanza,
hanno avvistato ad un certo punto il cadavere di un uomo di
mezza età nel punto dove sorgeva il tempio Khastamandap, uno dei
più grandi e spesso usato come una sorta di centro sociale.
"Ieri era in corso una donazione del sangue - ha raccontato un
poliziotto - e c'erano decine di persone radunate al pian
terreno".
Si teme che ci siano altri corpi intrappolati sotto la
montagna di mattoni e detriti, ma è davvero difficile stimare il
numero dei dispersi. "Sappiamo che molti sono intrappolati negli
edifici crollati ma non sappiamo come tirarli fuori", lamenta un
ispettore di polizia. "Gli unici che sono attrezzati per farlo
sono le squadre di soccorso dell'esercito, ma sono troppo poche
per arrivare ovunque".
IL DRAMMA IN OSPEDALE. All'Ospedale Universitario, uno dei più grandi della
capitale, le volontarie di una Ong, Handicap International,
hanno compilato un elenco di 400 feriti che sono stati
identificati, su un totale di mille accampati nel giardino e nei
corridoi. Tra di loro c'è anche una turista belga. Hanno anche
una lista separata con i nomi di 22 dispersi. "Nelle prime
quattro ore dopo il sisma - spiega Pradip, un anestesista - sono
morti oltre 100 feriti in questo ospedale, oggi per fortuna i
decessi sono stati molti di meno". La camera mortuaria è a pochi metri ed offre un macabro spettacolo che la dice lunga sulle condizioni di estrema povertà e di degrado dell'ex regno himalayano. I corpi, gettati a terra in modo disordinato in due stanzoni, sono raffreddati da enormi
pezzi di ghiaccio posati sulla pancia. Le celle frigorifere per
conservare i cadaveri in attesa dell'identificazione sono un
miraggio.
CALAMITA' NATURALE. Il governo nepalese, impotente davanti alle proporzioni del
disastro, ha decretato lo stato di calamità naturale.
Il mondo si sta mobilitando per offrire aiuti. Ma in queste ore,
dramma nel dramma, a Kathmandu è cominciato a piovere con
intensità, rendendo i soccorsi sempre più difficili e i disagi
per i sopravvissuti ancora peggiori.
HA TREMATO MEZZA ASIA. Il terremoto che ha fatto tremare mezza Asia (6,6 milioni le
persone colpite, stima l'Onu) ha provocato vittime anche in
India, Bangladesh e Tibet. Langtang, un villaggio a nord di
Kathmandu alle pendici del Langtang Lirung e meta prediletta
degli amanti del trekking, è stato letteralmente cancellato
dalle mappe, sepolto sotto un'enorme valanga: si temono fino a
duemila morti, e lì erano i 4 speleologi
italiani di cui si sono perse le tracce (uno è stato ritrovato morto). Mentre sull'Everest,
dove almeno 22 alpinisti sono morti e duecento sono al momento
dispersi, è corsa contro il tempo per evacuare i superstiti.
IL DOLORE DI PAPA FRANCESCO. Il Papa "ha appreso con profonda tristezza del terremoto e della conseguente perdita di molte centinaia di vite in Nepal, così come nei Paesi vicini". È quanto si legge nel telegramma inviato a nome del Papa dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin a Monsignor Paul Simick, vescovo del Vicariato Apostolico del Nepal. Il Papa "esprime la sua solidarietà verso tutte le persone colpite da questa sciagura e assicura ai familiari delle vittime la sua vicinanza nella preghiera". Francesco "affida le anime degli scomparsi all'amore misericordioso dell'Onnipotente e rivolge incoraggiamenti alle autorità civili e alle forze di emergenza mentre continuano i loro sforzi nel soccorso - si legge ancora nel testo - e l'assistenza a quanti sono stati colpiti da questa tragedia".
LA CEI DONA 3 MILIONI. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha prontamente deciso lo stanziamento dai fondi 8xmille di 3 milioni di euro, destinandoli alla prima emergenza attraverso monsignor Salvatore Pennacchio, Nunzio Apostolico in India e Nepal.
«UN MILIONE DI BAMBINI A RISCHIO». L'Unicef lancia l'allarme:
sarebbero almeno 940mila i minori a rischio nella
regione distrutta dal sisma che hanno bisogno di assistenza umanitaria
urgente. L'Unicef sta mobilitando staff e aiuti di emergenza per
supplire alle necessità più immediate della popolazione.
L'emergenza, spiegano dall'Unicef, rende "i bambini particolarmente
vulnerabili", per la mancanza di acqua potabile, i problemi
medico-sanitari e per il fatto che molti di questi bambini possono
essersi trovati separati dalle famiglie. Oltre agli aiuti già sul
posto, l'organizzazione ha predisposto l'arrivo nel paese di 120
tonnellate di aiuti umanitari che comprendono materiale medico ed
ospedaliero, tende, coperte.