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Il mistero. Ultimatum russo alla mamma sui funerali segreti di Navalny

Marta Ottaviani venerdì 23 febbraio 2024

Yulia Navalnaya e la figlia Dasha a colloquio con il presidente Joe Biden a San Franciscoa

Dopo le minacce, anche l’ultimatum sui funerali segreti. Alexeij Navalny fa paura anche da morto, nonostante il clima di censura totale in Russia attorno al suo decesso, avvenuto una settimana fa nella colonia penale di Kharp, oltre il Circolo polare artico. Due giorni fa, la madre del dissidente, Liudmjla, è riuscita a vedere il corpo del figlio, seppur in via ufficiosa, ma solo dietro a un ricatto, ossia che il funerale avvenga nel modo più privato possibile, per non destare troppo clamore.
La donna ha anche ricevuto un ultimatum dalle autorità russe, scaduto ieri sera: o accetta il funerale segreto, senza camera ardente o manifestazioni pubbliche, oppure l’oppositore verrà sepolto nel territorio del carcere dove è morto. Per il momento, la risposta della donna è stata una denuncia contro gli inquirenti locali, per profanazione di salma. A dare notizia di questo retroscena è stato Ivan Zhdanov, direttore della Fondazione anti-corruzione e per anni braccio destro dell’ex blogger, che ha anche offerto 20mila euro a chi nelle forze di sicurezza ha notizie sicure sulla morte di Navalny.
Ieri mattina un gruppo di 25 intellettuali russi aveva chiesto ufficialmente che le spoglie del politico venissero riconsegnate alla famiglia. Fra i firmatati ci sono scrittori, artisti e cineasti. Spuntano fra i nomi quelli del premio Nobel per la Pace, Dmitrij Muratov, lo scrittore Victor Shenderovich e il regista Andreij Zvyagintsev e la cantante delle Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova. «È imbarazzante parlare di questo in un Paese che si considera ancora cristiano. Date a Ljudmila Ivanovna suo figlio, senza alcuna condizione», ha detto Muratov ieri.
Shenderovich ha sottolineato come il leader del Cremlino abbia paura di Navalny anche adesso che è morto e stia facendo di tutto perché il suo funerale non diventi un evento pubblico o peggio ancora una protesta contro il Cremlino a poche settimane dal voto presidenziale del prossimo 17 marzo.
Fonti vicine alla Piazza Rossa, riportate dai quotidiani russi di opposizione hanno fatto intendere che fra opzioni c’è anche quella di consegnare la salma alla famiglia dopo il 18 marzo, quindi a urne chiuse e risultati del voto presidenziale reso noto. Il trionfo annunciato di Putin, a quel punto, all’interno del Paese, metterebbe in ombra qualsiasi tipo di altra notizia.
Due giorni fa, il presidente americano Joe Biden (prima di formare oggi le nuove sanzioni contro Mosca), ha incontrato la vedova di Navalny, Yulia e la figlia Daria sottolineando: in un breve saluto, a San Francisco, ha ricordato l’eredità della «resistenza» che l’oppositore lascia.
Nel frattempo, non si ferma la campagna per screditare la famiglia del politico di opposizione. Il sito Meduza ha denunciato la diffusione di un audio nel quale la madre del dissidente dichiarava di disprezzare la nuora e la diffidava dal nominare nuovamente il figlio. Una campagna denigratoria pensata per fare diminuire in consensi attorno a una leader nascente.