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Incontro con la nuova premier. Sepolta l'Ira, Michelle O'Neill prende l'Ulster per mano

Angela Napoletano, Londra venerdì 9 febbraio 2024

La premier dell'Ulster, Michelle O'Neill

Michelle O’Neill è premier dell’Irlanda del Nord da neppure una settimana. Ma ha il piglio di chi sa già benissimo come si fa. Il peso che porta sulle spalle è pesante ma non lo si nota. Sguardo fiero. Passo deciso. Voce calma. È così che si presenta ai cento giornalisti della stampa estera radunati alla Royal Over-Seas League di Londra per incontrarla. È la donna del momento. Quella con cui Sinn Féin, il partito nazionalista da cui durante i Troubles nacque il braccio armato dell’Ira, è arrivato dopo generazioni laddove neppure sperava: sullo scranno più alto dello Stormont.

L’insediamento di O’Neill è stato lento e faticoso. Per la prima volta in 100 anni, Sinn Féin ha vinto le elezioni per il rinnovo del Parlamento locale nel 2022 scalzando dal podio del partito più votato il Democratic Unionist Party (Dup). Un risultato clamoroso rimasto “congelato” per due anni. Gli accordi che nel 1998 posero fine al sanguinoso conflitto tra nazionalisti (irlandesi) e unionisti (britannici) introdussero in Ulster, come in Libano, il cosiddetto power-sharing, un meccanismo che obbliga le due principali forze politiche al co-governo. Sinn Féin, in pratica, non può stare al potere senza il Dup, e viceversa. Azzoppati dalla batosta, i lealisti alla Corona decisero di boicottare la formazione del nuovo esecutivo per ottenere della “madrepatria” Londra aggiustamenti agli accordi commerciali post Brexit. Il veto è caduto a fine gennaio. Una settimana dopo è cominciato il nuovo corso dell’Irlanda del Nord. Ma chi è la donna a cui è affidato?

Michelle Doris, questo è il suo cognome alla nascita, è la figlia di Brendan Doris, un operaio cattolico della provincia di Country Tyrone che, come tanti irlandesi, durante i Troubles militò nell’Ira. La sua primogenita, nonché futura premier, venne al mondo nel 1977, un anno dopo la fine del carcere. Detenuto dall’esercito britannico in diverse prigioni nordirlandesi (Long Kesh, Armagh, Magilligan) per un imprecisato “servizio attivo” nel gruppo armato. Dell’Ira facevano parte altri membri della famiglia Doris. Uno di questi, Tony, cugino di Michelle, perse la vita, crivellato di proiettili e bruciato in modo irriconoscibile, nello scontro a fuoco tra militari irlandesi e britannici avvenuto a Coagh nel 1991.

Quando gli accordi del Venerdì Santo posero fine nel 1998 a tre decenni di attentati, morti e feriti, Michelle aveva 21 anni. Era già madre di una bambina partorita a 16 anni e sposata da poco. Allora cominciava a muovere i suoi primi passi nel partito al fianco di personaggi di spicco come Martin McGuinness, l’ex combattente diventato negoziatore di pace. Accantonato il suo impiego da ragioniera, la sua ascensa politica è stata rapidissima. La sua prima vittoria elettorale è stata quella che la portò a sedere sulla poltrona del padre come consigliere Sinn Féin di Dungannon. Dello stesso comune è stata poi anche sindaco. In pochi anni è arrivata allo Stormont dove è stata ministro all’agricoltura, alla salute e vicepremier. Dal 2018 è la numero due di Sinn Féin. Il braccio destro di Mary Lou McDonald, l’amica con cui, l’anno scorso, portò a spalla il feretro di Rita O’Hare, un’attivista repubblicana emigrata negli Stati Uniti su cui per anni è gravato un mandato di arresto.

La nuova premier nordirlandese Michelle O'Neill all'ingresso del parlamento di Stormont a Belfast - Ansa

È difficile raccontare l’Irlanda del Nord senza impigliarsi nel groviglio di fili che legano il presente al passato, la pace alla guerra, la speranza alla paura che ogni tanto riaffiora. “Tanti sono ancora i traumi che persistono a causa delle tragedie vissute”, ha sottolineato la neopremier nel suo primo discorso, fissando la deputata del Dup, Emma Little-Pengelly, che gli farà da vice. “Il passato non può essere cambiato”, ha aggiunto. Tantomeno possono essere addolcite le parole con cui nel 2022 spiegava che durante i Troubles “non c’era alternativa” alla violenza. Oggi, però, si presenta come rappresentante della generazione nata dalla pace, votata a un “futuro migliore per tutti”, al rispetto delle differenze e delle alleanze che ognuno porta nel cuore, al bene di una terra in cui ci si può sentire “britannici, irlandesi, entrambi o nessuno dei due”.

Tutti vogliono crederle. Orgogliosamente repubblicana, irlandese ed europeista, la leader del partito che non nasconde l’ambizione di indire un referendum sull’unificazione dell’Irlanda nel giro di un decennio, ha però ammesso di essere rimasta sorpresa, “scioccata”, dall’abbraccio caloroso ricevuto, poche ore dopo il suo insediamento, dal primo ministro britannico Rishi Sunak. All’amicizia ci si abitua un poco alla volta.