Famiglia

Provocazioni. Credere nella Parola del Risorto fa rimanere giovani per sempre

Antonio Mazzi domenica 31 marzo 2024

Permettetemi un introibo strano. Ha la parola Cristo: «Ragazzi, dobbiamo abbandonare la Giudea e ritornare in Galilea attraversando la Samaria. Andiamo…». Brontola subito Pietro: «Teh pareva! Proprio la Samaria… Abbiamo metà sacerdoti e leviti che dopo la parabola del Buon samaritano ci guardano in cagnesco, e adesso, anziché pensare come riguadagnarci un po’ di stima della gente del Tempio andiamo in Samaria. Lui è già là che cammina frettolosamente come di solito accade quando pensa di combinare qualcosa che non capiamo».

Ho dato agli apostoli il nomignolo di “ragazzi”. L’ho fatto perché il nuovo testamento esige una giovinezza positiva per tutta la vita. Penso, ad esempio alla mia vita. Inventarmi Exodus a 50 anni, “Educatori Senza Frontiere” a 75 anni e vivere in Cascina a 95 anni, mi è stato possibile perché il rapporto con il tempo è stato ed è particolare. Il tempo è bello quando sa accogliere la freschezza di una esperienza capace di non disperdersi tra le pagine dei calendari. Nella mia vita le scelte non sono mai state frutto di meditazioni bibliche e di potenti riflessioni ignaziane. Credo sia accaduto anche ai “ragazzi” del Vangelo. Pietro e compagni si sono dovuti per forza domandare se il bambino con i cinque pani era importante quanto Abramo, Isaia, Mosè. Per loro seduti da ore accanto a Gesù sul monte delle Beatitudini deve essere stato curioso sentire Gesù che dava più importanza alle Beatitudini che ai Comandamenti. Ancora più sconvolgente: era riuscito a dar da mangiare a cinquemila e più persone, non perché era scesa dal cielo la Manna, ma perché il bambino, lì a due passi da loro, aveva dato i cinque pani che aveva, a Cristo. Far capire a Pietro, che forse a malapena aveva fatto la quinta elementare (!) che il Cireneo, i due ladroni, Nicodemo valevano quanto i personaggi della Bibbia, non credo fosse cosa facile.

Anche le cose strane hanno un limite o, meglio ancora, vanno versate a sorsi, con pazienza. Questo invece ne inventava una al giorno. Anzi una ogni altra notte. Infatti l’altra sera i “ragazzi” erano andati su, dove di solito pregava, perché volevano qualche spiegazione degli ultimi giorni. Non era piaciuta molto la frase: «Ve ne volete andare anche voi?». Pietro, Tommaso, Andrea, brontolavano ma gli volevano molto bene e avevano piantato lavoro e casa per amore suo. Era giusto che si domandassero se avevano fatto bene. Il guaio è stato che anziché dare risposte, Cristo aveva moltiplicato i dubbi. «Sapete cosa vi dico? Smettete di chiamarlo onnipotente, creatore e signore del cielo e della terra. Da ora in avanti chiamatelo Padre». E sotto la notte stellata ha fatto dire a loro una preghiera bellissima. È vero: bellissima, ma con i Salmi cosa e come c’entrava? Sembrava divertirsi a fare sempre il contrario. Quelli che se ne intendono direbbero: aveva trent’anni, ma in realtà era rimasto adolescente. Più sopra avevo anticipato che le idee di Cristo, certamente lasciavano un po’ sconvolti i “ragazzi”. Se fino a ieri a Pietro e C, bastavano i dieci comandamenti, oggi non dovevano bastare più né Mosè né Zaccaria. Anche la Maria di Lazzaro valeva, nel nuovo vocabolario delle parole di Cristo, almeno come loro.

Torno ai “ragazzi” e all’attraversamento della Palestina. Difatti è mezzogiorno e il camminatore è arrivato a Sichem, o meglio al famoso pozzo del padre Giacobbe. I discepoli affamati avevano poca voglia di ascetica e mistica. Giuda ha subito giocato la mossa: «Perché non ti siedi sul pozzo. Sei stanco, noi, intanto, andiamo in città a cercare qualcosa da mettere sotto i denti». Si sedette e loro andarono. Pochi minuti e arriva la donna. Mi spiego meglio: una donna o la donna? Lui lo sapeva? Almeno lui? Il suo dover passare dalla Samaria, stava tutto in quell’incontro o sarebbe dovuto accadere qualcos’altro? Erano due solitudini in attesa di relazioni oppure due solitudini che sarebbero diventate ancora più solitudini, dopo l’incontro? Cristo era arrivato non aveva dubbi e attaccò: «Donna mi dai da bere?». La Samaritana: «Tu Giudeo a me non la racconti… (non frequento l’oratorio). Dimmela intera. Sono arrivata qui a quest’ora perché non voglio rotture. Cosa c’entra l’acqua se non hai nemmeno una brocca?». «È vero che sono un giudeo e tu sei una samaritana, ma è vero anche che c’è acqua e acqua e ci sono anche infiniti tipi di sete. Donna quella di cui ti parlo è un tipo di sete che ancora non hai conosciuto». Immaginatevi lo stato d’animo della donna che forse per la prima volta stava perdendo la partita davanti ad un uomo.

Piccolo silenzio. «Da noi stanno parlando di un Messia che se verrà ci annuncerà ogni cosa. Non mi dire che sei tu e che sei più grande di Giacobbe. Se ho capito bene le arie del Profeta le hai tutte. Non mi hai mai visto e già sai tutto di me…». Gesù aveva anche capito che i samaritani aspettavano un messia “davidico”, un re appartenente alla stirpe di Davide, una specie di Mosè due, grande conoscitore della legge. E qui Cristo vuole chiarire: «Si, è vero che aspettate un “Taheb”. Io però non parlo di ritorni e di luoghi che conoscete, ma di un’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, non più su questo monte o a Gerusalemme». Nel frattempo arrivano i discepoli con le vivande. Già era un periodo di novità intense, ma questa andava un po’ oltre. Attraversare mezza Palestina per incontrare la donna con cinque uomini, della quale tutta la città parlava, era ancora più incomprensibile. Rimasero meravigliati che parlasse con quella donna. Nessuno però ebbe il coraggio di dire «Che vuoi da lei?». Oppure: «Perché parli con lei? Come mai tanta simpatia per le donne strane». La donna intanto abbandonò la sua giara e andò in città a dire alla gente «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto, ciò che ho fatto, che ha un’acqua viva, che se la bevi non avrai più sete, perché l’acqua stessa diverrà sorgente che zampilla verso la vita eterna». Questo brano è tra i più intensi del Vangelo di Giovanni. Parte dalla donna, passa attraverso la Palestina e tocca tutto quel nuovo che per i discepoli era dubbio e domanda, ma che per Cristo era l’acqua viva, spirito e verità, nuova salvezza del mondo e non soltanto di Israele e della misteriosa ora sesta.

Questo Cristo inaugura un nuovo metodo di evangelizzazione: dal tempio alla strada e sono almeno tre i momenti e i luoghi che hanno raccolto quello che non era stato seminato: il monte delle Beatitudini, la sala della cena, questo pozzo dell’acqua viva. Nella interpretazione del quarto evangelista la gente che è rimasta più affascinata non è stata certamente quella “che andava in chiesa”. E non è rimasta affascinata per la circoncisione, i comandamenti, i filatteri, il Santo dei Santi, la festa dei tabernacoli, ma dal seminatore che gode della mietitura gratuita. Però la frase che vorrei affascinasse voi, come sono stato affascinato io, vorrei fosse: «I samaritani lo pregarono di rimanere presso di loro… ma furono ancora più numerosi coloro che credettero per la sua parola». Questi ultimi vorrei fossimo noi… perché abbiamo sostituito la PAROLA, alle liturgie, alle cerimonie e alle abitudini. Finisco con Tonino Bello : «Dice di un uomo che di notte passa sotto le mura di una città e chiede alla sentinella quanto manca all’alba… “Resta poco… le prime luci stanno già indorando l’orizzonte...”». Ragazzi… resta poco. Voi siete e sarete i figli dell’alba e dell’acqua viva!