Economia

Lo scandalo. Veneto Banca, arrestato l'ex Ad

Francesco Dal Mas mercoledì 3 agosto 2016
Agli arresti domiciliari l’ex Ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, con il sequestro di ben 45 milioni di euro. È, appunto, un ex. Ma l’effetto sulla nuova banca è proprio quello che i soci si aspettano dall’assemblea di lunedì prossimo a Montebelluna. «Il nuovo Consiglio di Amministrazione – anticipa l’Ad Cristiano Carrus – proseguirà senza indugio e con grande determinazione nell’azione di responsabilità nei confronti di chi si è reso responsabile del dissesto delle banca».«Ci siamo – ammette don Enrico Torta, che dà voce a numerose associazioni di risparmiatori e piccoli azionisti –. Se una persona viene arrestata non gioisco perché è comunque un mio fratello – aggiunge il sacerdote – , ma è doveroso sapere che fine han- no fatto quei soldi perduti. La magistratura ha gli strumenti per poterlo fare e dunque guardiamo con speranza a questa iniziativa». Dunque, Consoli, il re delle acquisizioni, da Intra a Carifac, Banca Apulia e Bim, Banca Italo-Romena, è agli arresti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma. Consoli ha lasciato nel 2015, dopo 27 anni di direzione. La Guardia di Finanza gli ha notificato l’atto per questi reati: aggiotaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Il periodo di riferimento è il 2013 e il 2014. Ci sono altri 14 indagati, tra i quali l’ex presidente Flavio Trinca, Francesco Favotto, presidente del Cda dall’aprile 2014 all’ottobre 2015.  Il procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e i sostituti Sabina Calabretta e Stefano Pesci avevano chiesto la misura del carcere per Consoli, ma il gip ha ritenuto più idonei i domiciliari. Per Wilma Passamonti, il gip appunto, Consoli «ancora oggi è in grado di intervenire in specifiche dinamiche dell’azienda, eventualmente esercitando pressioni esterne su manager o dipendenti o taluni consiglieri». Le Fiamme Gialle hanno sequestrato su disposizione del pm un immobile di Consoli, del valore di 1,8 milioni di euro, oltre a liquidità e titoli per oltre 45 milioni di euro. A Consoli e, in parte, ai suoi collaboratori viene contestata in particolare una serie di operazioni cosiddette 'baciate', con le quali Veneto Banca finanziava clienti importanti alla condizione che questi comprassero azioni dello stesso istituto. Allo scopo sarebbero stati arruolati investitori compiacenti, disponibili a intestarsi temporaneamente ingenti quote di obbligazioni subordinate, sollevando la banca dall’onere di detrarne il controvalore dal patrimonio di vigilanza, come invece prescritto dalla Banca d’Italia. Il tutto ai fini dell’immagine di una solidità patrimoniale maggiore di quella effettiva.Stando all’indagine, i vertici avrebbero potuto falsamente rappresentare agli organi di vigilanza (Banca d’Italia e Consob), una consistenza patrimoniale superiore al reale, così da rientrare nei parametri di sicurezza che la legge esige per gli istituti bancari. Il patrimonio virtuale avrebbe consentito all’istituto di credito di fissare il sovrapprezzo delle azioni su valori assai elevati rispetto allo stato reale dell’azienda.  Giovanni Schiavon, vice presidente dell’istituto di Montebelluna ( Treviso) e fondatore dell’Associazione degli azionisti di Veneto Banca, già presidente del Tribunale di Treviso, ha commentato che «arrestare una persona in via preventiva è sempre grave ma farlo dopo un anno, quando evidentemente non c’è più pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato, è qualcosa che non capisco». Intanto, un autonomo filone di indagine sull’attività di Veneto Banca è stato aperto anche dalla Procura di Udine. L’ipotesi su cui indaga la magistratura friulana è quella di truffa.