Economia

Smartworking. «È un'esperienza positiva che migliora la qualità della vita»

Antonella Mariani martedì 23 giugno 2020

Emma Ciccarelli, vicepresidente del Forum delle Famiglie

Altro che l’«effetto grotta » paventato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Il «polso» del Forum delle famiglie nei mesi di lockdown indica tutt’altro: al netto degli effetti nefasti della pandemia, lo smart working ha impresso un «miglioramento nella qualità della vita e nel clima familiare» e ha offerto «la percezione di un maggior benessere esistenziale, familiare e affettivo». Emma Ciccarelli, vicepresidente del Forum (e a capo della sezione laziale), lo ha sperimentato per se stessa: 3 figli su 4 ancora in casa, consulente familiare e formatrice, ha sostituito la girandola di riunioni e appuntamenti con incontri «smart» via pc.

Dottoressa Ciccarelli, anche lei una smart worker, insomma, come altri 8 milioni di italiani. Il Forum delle famiglie cosa salva di questa esperienza?

Innanzitutto salviamo l’idea di modularità e flessibilità del lavoro. L’elemento di novità sta nella fiducia del datore di lavoro abbinata al senso di responsabilità del lavoratore. Visti i riscontri positivi arrivati al Forum, questa esperienza non va fatta cadere.

Una ricerca di Save the children ('Le equilibriste') ha provato però che una donna su 3 ha lavorato più di prima, faticando a mantenere l’equilibrio tra il lavoro e la vita domestica. Ciò è accaduto solo a un uomo su 5...

Lo smart working è piombato sui lavoratori come conseguenza di un’emergenza senza precedenti, con scuole e asili chiusi. Le famiglie sono state eroiche. In una situazione di normalità, i servizi educativi sono fondamentali. Lo smart working da solo non basta. Quanto all’equilibrio nei compiti domestici tra uomo e donna, si tratta di un processo lento, ma progressivo, e l’aumento dei giorni obbligatori di congedo di paternità è un segnale nella direzione giusta. Ma questo è un altro discorso e ha che fare con la cultura e con l’educazione.

Torniamo allo smart working. Dunque il Forum sostiene la sua prosecuzione?

Abbiamo sperimentato che si può fare in gran parte delle attività lavorative e che l’impatto sulle famiglie è positivo. Quindi sì, pensiamo che questo benessere ritrovato non vada perduto. Lo smart working aiuta a bilanciare la vita familiare con quella privata per entrambi i genitori. Le madri, in particolare, potranno avvertire meno costrizioni a scegliere tra i figli e l’impiego, se sapranno di poter contare su una maggior flessibilità e sulla diminuzione, se non l’annullamento, dei tempi morti degli spostamenti casaufficio. Si pensi anche alla difficoltà di conciliare gli orari della scuola e degli asili con quelli degli uffici: il problema sparirebbe.

Purché ci siano gli asili, però...

I servizi alla famiglia sono irrinunciabili. Il Nord Europa dimostra che laddove i servizi sono efficienti, le donne lavorano di più e mettono al mondo più figli. L’Italia, al contrario, fino ad ora ha messo le famiglie di fronte a un drammatico aut-aut e difatti siamo un Paese a crescita zero.

Lo smart working si può rivelare una leva demografica?

Noi pensiamo di sì. È uno strumento che riequilibra la vita delle persone e delle famiglie. Non rinunciamoci troppo in fretta.