Economia

La crisi di Atene. Passera: «Tsipras smetta di essere irresponsabile»

Eugenio Fatigante mercoledì 8 luglio 2015
L’uscita della Grecia dall’euro andrebbe assolutamente evitata, ma ormai è un tema con cui rischiamo di doverci confrontare. È l’avvertimento che arriva da Corrado Passera, leader di Italia Unica (e candidato sindaco per Milano nel 2016), che all’infinita vicenda greca si approccia anche con la sua esperienza di ex banchiere (a IntesaSanpaolo): «La Grexit diverrà inevitabile se il governo Tsipras continua a comportarsi in modo così poco serio e responsabile. Alla responsabilità di chiamare il popolo al voto va ora affiancato un chiaro senso di responsabilità per dimostrare che si vogliono affrontare le ragioni che hanno portato al fallimento del Paese e perché ai greci sia assicurato un futuro dignitoso». Atene ha chiesto per ora solo un prestito- ponte. Una richiesta sensata o una provocazione? Cominciamo col dire che ha senso rimettersi al tavolo seriamente, dato che prima d’ora la Grecia non ha mai davvero negoziato per un accordo, si è limitata a una trattativa furbesca. Il prestito-ponte ha senso solo se collocato in un contesto di maggiore serietà di Atene. Non è troppo anti-Grecia? Dobbiamo ricordarci che è falso sostenere che la Ue abbia strozzato i greci: negli anni ha prestato loro 250 miliardi di euro, una cifra enorme, superiore al loro intero Pil: è come se all’Italia avessero dato 2.500 miliardi. E ha mostrato quindi di volersi prendere carico almeno in parte del problema. Negoziare ora un accordo che preveda anche un ulteriore finanziamento è doveroso. Sin dall’inizio sono stato fautore di un’intesa capace di porre fine a disastri gestionali che derivano dal passato. Perché dobbiamo sempre tener presente che la povertà Atene se l’è creata lungo gli anni, l’Europa ha messo i soldi. E l’Europa non ha nulla da farsi perdonare? Di non essere abbastanza coraggiosa nelle politiche di sviluppo. Dobbiamo tuttavia partire da una premessa: è tipico dei regimi demagogici e dei populisti cercare nemici altrove, lontano da sé. Anche in Italia si continua ad agire così. Se da noi la giustizia non funziona, se la burocrazia la fa da padrona è principalmente per le nostre inefficienze, non perché sia colpa dell’Europa. Il solito attacco a Grillo e Salvini? Certi populisti non si rendono conto dell’impatto che avrebbe un’uscita dall’euro. Anche io dico che il piano Juncker - ammesso che esista - è assolutamente inadeguato, che servirebbe un programma pluriennale da mille miliardi su infrastrutture comuni da finanziare con Eurobond o comunque col bilancio Ue. Ma un conto è dire che bisogna fare di più per lo sviluppo, altro è non affrontare le nostre inadeguatezze. Vogliamo ricominciare a far salire deficit e debito? Vogliamo tornare al 2011? Certa gente punta solo a illudere gli italiani. Ricordiamo anche che se oggi il debito a breve dello Stato ce lo finanziamo quasi a interessi zero è grazie all’euro, come pure se paghiamo in banca rate di mutuo mai così basse. Insomma, a questo punto è meglio se la Grecia resta fuori dall’euro? No, ma la Grexit sarà inevitabile se la Grecia non si comporterà in modo serio. Già oggi è un Paese messo sotto forte stress. Certamente non è nemmeno nell’interesse della Ue. Ma dopo aver fatto un cospicuo investimento sulla sua permanenza, io farei un ultimo tentativo. Perché non dimentichiamo le ragioni di fondo, storiche e culturali, che ci hanno portato a costruire l’Unione. Ma ricordiamoci poi che i singoli Paesi, se lasciati al loro destino, non potranno mai competere da soli contro l’area del dollaro e il gigante-Cina. Che cosa comporta l’uscita di un Paese dall’euro non lo sappiamo con precisione. E i primi a farne le spese sarebbero gli altri Paesi mal gestiti e con un forte debito pubblico come l’Italia. Ripeto: non vede altre colpe nell’Europa? Vedo un’Europa che sta facendo un errore fondamentale: invece di gestire i dossier importanti a livello Commissione Ue, continua a riservare un ruolo eccessivo ai governi nazionali. Non ci può essere certezza di costruire l’Unione se il messaggio che arriva è che delle cose importanti se ne occupano i singoli governanti e di quelle meno serie la Ue. Anche per questo l’assenza di una forte proposta italiana è molto colpevole. Come non abbiamo issato durante il semestre europeo le bandiere degli investimenti e dell’immigrazione, così brilliamo per assenza anche ora. Nella trattativa ci sono spazi per una ristrutturazione del debito? Di fronte a un piano serio si può pensare a rendere sostenibile un debito che oggi non lo è. E valutare se ristrutturarlo, almeno per una parte, anche se non ho ancora capito se Tsipras punta a una rimodulazione di un debito che già oggi è spalmato negli anni e prevede bassi interessi o proprio a una sua cancellazione. Dia un consiglio ai negoziatori... Bisogna avere l’intelligenza di capire che ogni Paese necessita di interventi specifici per uscire dalla crisi: quella valida per un Paese basato sulla manifattura può non esserlo per chi, come la Grecia, si poggia sull’intermediazione e sul turismo. Quello che vedo, invece, è la tentazione di usare sempre gli stessi criteri, vizio tipico peraltro del Fmi specie in passato. E per costruire l’Europa del futuro? Bisogna cominciare ad avvicinare, fra gli stati dell’eurozona o alcuni di essi, le politiche di difesa, migratorie e di sicurezza comune. Tenendo presente che l’'ombrello' degli Usa si defila sempre di più e che tutte le 'aree calde' del pianeta si trovano ai confini del territorio europeo, dal Nord Africa al Medio Oriente e all’Ucraina. Al progetto europeo serve una leadership molto più robusta.