Economia

I GIORNI DELLA CRISI. Manovra, Tremonti rassicura la copertura c'è, no al condono

sabato 3 settembre 2011
Dopo una giornata di illazioni crescenti sull’assenza di copertura finanziaria per la manovra-bis alla luce degli aggiustamenti di giovedì, Giulio Tremonti ci mette la faccia: il decreto in discussione al Senato «è totalmente solido nei saldi di copertura». Il super-ministro chiude poi la porta a ogni tipo di condono: nella manovra non entrerà nessuna sanatoria, ma non per un "no" a priori a un intervento che già tanti danni ha fatto nella storia del Paese, solamente perché sarebbe una misura «una tantum che genera introiti di cassa, ma non modifica l’assetto della finanza pubblica». Rassicurazioni che Tremonti ha fatto l’altra sera ai senatori della commissione, secondo il resoconto diffuso solo ieri. Intanto procedono a rilento i lavori della commissione Bilancio di Palazzo Madama, dove comunque si punta a chiudere entro stasera, rispettando la tabella di marcia confermata dal premier in persona.Silvio Berlusconi sembra aver accettato senza colpo ferire il pacchetto fiscale di emendamenti presentati da Tremonti, che pure più di qualche malumore ha creato fra i parlamentari del Pdl. Quello che gli preme ora è l’assillo dei mercati e lo spauracchio rappresentato dallo spread sui nostri titoli di Stato, volato fino a quota 331: «La manovra la condivido, ora non si tocca più e chiudiamo in fretta».Al Cavaliere, dunque, vanno bene anche le manette ai grandi evasori (sopra i 3 milioni). D’altronde Tremonti, che nel pomeriggio ha avuto un colloquio telefonico con il Commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, in un comunicato emesso in serata ricorda che in Italia l’evasione fiscale e contributiva «è enorme» e che il testo attuale prevede «un radicale cambiamento nella strategia di contrasto all’evasione». Tremonti dà anche le cifre finali del gettito assicurato dalle nuove norme: sono circa 700 milioni nel 2012 e 1,6 miliardi nel 2013. Secondo il tributarista di Sondrio, «il rapporto fra le cifre di entrata previste e l’intensità dei cambiamenti assicura che l’obiettivo di entrata non sarà solo centrato, ma pienamente superato».Intanto crescono inevitabilmente i dubbi sulla parte più "sensibile" delle nuove norme fiscali, quella relativa alla facoltà dei Comuni di pubblicare on-line le dichiarazioni dei redditi, che così potranno essere conosciuti da tutti, e all’obbligo, per i contribuenti, di inserire le proprie informazioni finanziarie sul "730". Su questi punti interviene il Garante della Privacy (che già lo fece tre anni fa in occasione del precedente di Visco): la pubblicazione dei dati rischia di creare «odio sociale, travalicando gli obiettivi della nuova norma», spiega Francesco Pizzetti. «Si tratterà di vedere cosa si vuole pubblicare: se soltanto i redditi – osserva Pizzetti – è una cosa, se è l’intera cartella è una follia, perché ci sarebbero anche i dati sanitari». Pizzetti ricorda poi che «non esiste nessun altro Paese al mondo che pubblichi on-line i redditi dei contribuenti. Accade solo in Finlandia, ma sono consultabili solo i redditi e solo attraverso una password e un id, mentre in Norvegia si pubblicano per un tempo molto limitato».Si definiscono, poi, i dettagli dei futuri obblighi relativi alla dichiarazione dei redditi (che varranno a partire da quella 2012): i cittadini dovranno mettere gli estremi identificativi dei rapporti con ogni intermediario finanziario. Quindi non solo banche, ma pure Poste, imprese d’investimento, le Sgr, ecc. E questo obbligo varrà sia per le persone fisiche che giuridiche (ovvero pure per le dichiarazioni Iva). Non sono per ora previste sanzioni per chi non dovesse rispettare quest’obbligo: è probabile, però, che in questi casi si applicherà comunque quella fino a circa 2mila euro oggi adottata per le violazioni sul contenuto della dichiarazione. Ricorre all’arma dell’ironia il deputato Pdl Giuliano Cazzola: «Indicheremo i nostri bravi Iban nella dichiarazione. Ma quanti dei nostri concittadini metteranno i loro risparmi sotto il materasso?».Tornando al Tremonti in commissione, il ministro ha spiegato che l’introito che arriverà ai Comuni dalla loro partecipazione agli accertamenti tributari non sarà calcolato ai fini del Patto di stabilità: potrà, perciò, essere speso. Da registrare, infine, che i vertici Pdl in Senato avevano chiesto al gruppo di ridurre il numero degli emendamenti presentati: il ritiro non c’è stato, ma tutti hanno assicurato il rispetto dei tempi. Eugenio FatiganteTORNANO LE FESTE CIVILE, SALVE LE TREDICESIME DEGLI STATALITroppo rigore per nulla. Una tripletta di emendamenti, accettati dal governo, hanno ieri modificato alcune delle norme più impopolari della manovra all’esame della commissione bilancio del Senato: la soppressione delle tre festività civili (25 aprile,1 maggio, 2 giugno) e la possibilità di "confiscare" le tredicesime ai dipendenti pubblici. Ciambella di salvataggio anche per l’Accademia della Crusca, l’Accademia dei Lincei e altri prestigiosi istituti di ricerca e di studio, che rischiavano la chiusura. Grazie a un emendamento del Pd, accettato dal governo e votato all’unanimità, dunque le principali feste civili (Liberazione, lavoratori e della Repubblica), non verranno più accorpate alla domenica. Non si salva, invece, la festa del santo patrono delle singole città: quel giorno sarà lavorativo.Pasquale Viespoli (di Iniziativa responsabile) è invece il padre dell’emendamento che impedisce allo Stato di incamerare o di differire, in caso di conti in rosso, il pagamento delle attese tredicesime natalizie ai dipendenti pubblici. Viespoli, che ha trovato larghissimo consenso in commissione, ha invece proposto di prelevare, in caso di bisogno, la somma necessaria tra i premi di produttività dei dirigenti pubblici. Ma governo e maggioranza sono andati sotto nel voto su un emendamento che impone alla pubblica amministrazione che impone la certificazione dei debiti nei confronti delle imprese. Il relatore e il rappresentante dell’esecutivo avevano infatti espresso parere contrario, ma i senatori di Forza Sud hanno fatto convergere i loro voti favorevoli a quelli delle opposizioni, determinando un mini-ribaltone.