Economia

LE REAZIONI. Ma i sindacati in allarme annunciano già battaglia

Nicola Pini giovedì 27 ottobre 2011
Allarme rosso dei sindacati sui licenziamenti più facili annunciati dal governo alla Ue. «Reagiremo subito», annuncia il leader della Cisl Raffaele Bonanni contro proposte che «istigano alla ribellione». Il segretario della Cgil Susanna Camusso parla di «nuovo attacco all’articolo 18» e chiama gli altri sindacati a una mobilitazione unitaria. Dure critiche anche dalla Uil, che annuncia una «reazione ferma» e dell’Ugl, secondo cui «la misura è colma ora siamo liberi di agire». Le organizzazioni erano già in allerta per i provvedimenti sull’innalzamento dell’età pensionabile e per quelli sul pubblico impiego. Ma il detonatore della corale levata di scudi è la riforma della legislazione del lavoro prevista dal governo entro il maggio del 2012. Nella lettera a Bruxelles si annuncia infatti un intervento «funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa» che comprenderà «anche una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato». Licenziare più facilmente per incrementare la disponibilità ad assumere: per i sindacati è una proposta irricevibile e nel caso anche contraddittoria, dato che sarebbe destinata alle imprese in condizioni di difficoltà. L’enunciazione della lettera (che annuncia anche misure per limitare gli usi impropri dei «contratti para-subordinati» spesso utilizzati per mascherare «posizioni di lavoro subordinato») è ancora abbastanza vaga. Ma tocca un nervo scoperto delle relazioni industriali italiane, come ha dimostrato nelle scorse settimane anche la polemica sull’articolo 8 della manovra. Oggi il licenziamento del singolo dipendente è regolato dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e previsto solo per giusta causa: altrimenti (nelle imprese oltre i 15 dipendenti) si può chiedere al giudice il reintegro sul posto di lavoro. Le riduzioni di manodopera dovute alle crisi aziendali sono anch’esse previste (e all’ordine del giorno in questi anni di recessione) ma solitamente sono di carattere collettivo e, almeno nelle aziende medio-grandi, negoziate con i sindacati. La vera novità starebbe dunque nella possibilità di mandare a casa anche un unico dipendente per ragioni diverse dalla giusta causa.«Ci muoveremo subito, reagiremo nelle prossime ore sia sulle pensioni sia sulla maggiore facilità dei licenziamenti», ha reagito a tambur battente Raffaele Bonanni. Per il leader Cisl la proposta sui licenziamenti inviata a Bruxelles «è solo uno specchietto per le allodole e istiga le persone alla ribellione». Il numero uno della Cgil Susanna Camusso chiama le altre organizzazioni  a una protesta unitaria: «Lo spirito riformatore del governo – accusa – si traduce in una ennesimo attacco sui licenziamenti , sul lavoro precario, sulle pensioni, che colpisce in particolare le donne e il mezzogiorno». Per il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy «autorizzare il licenziamento del singolo per motivi economici è una "bomba" gettata tra le gambe di milioni di lavoratori». Oggi l’emergenza per le imprese, aggiunge l’esponente Uil, «sta nella bassa crescita e nella debolezza del mercato non nella rigidità dei contratti». Loy individua inoltre una contraddizione tra la norma annunciata e l’attuale sistema degli ammortizzatori sociali che, con la cassa integrazione, punta a salvaguardare il mantenimento del rapporto di lavoro durante le fasi critiche. Il governo era già intervenuto sul tema dei licenziamenti nella manovra estiva. L’articolo 8 permette infatti di firmare contratti aziendali che possano prevedere, con il consenso dei sindacati, deroghe all’articolo 18. Ma l’impegno di tutte le principali organizzazioni a non avvalersi di quella possibilità lo aveva di fatto svuotato. Ora il nuovo affondo del governo, per ora solo annunciato nella lettera a Bruxelles. La stessa Bce nella famosa lettera al governo italiano dell’agosto scorso chiedeva all’Italia «un’accurata revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento», anche se raccomandava di accompagnarla a una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali.