Economia

Rapporto Amway. Sette italiani su dieci favorevoli a autoimprenditorialità

venerdì 13 dicembre 2013
Il 69% degli italiani, ovvero quasi sette su dieci, ha un atteggiamento positivo nei confronti dell’autoimprenditorialità, percentuale perfettamente in linea con la media europea (69%). La voglia di fare impresa risulta però più bassa rispetto al 2012 (74%), complice anche il perdurare della crisi e l’incertezza per il futuro. È questo uno dei dati che emerge dal Rapporto Amway 2013 sull’Imprenditorialità in Italia e in Europa. Per il quarto anno consecutivo, Amway – azienda leader mondiale nel settore della vendita diretta – ha realizzato, con GfK Norimberga e in collaborazione con l’Università Tecnica di Monaco (TUM), un’indagine sull’autoimprenditorialità. Novità di quest’anno il campione, con ben 24 Paesi coinvolti che superano i confini europei, con l’ingresso di Australia, Canada, Colombia, Giappone, Messico, Russia e Stati Uniti d’America. Anche il potenziale di autoimprenditorialità, ovvero coloro che riescono a immaginare di poter avviare un’attività in proprio, scende al 41% (46% nel 2012), un valore però superiore alla media europea (37%)."L’indagine che Amway presenta per il quarto anno consecutivo vuole essere un valido strumento per misurare la propensione verso l’attività in proprio - commenta Monica Milone, direttore Corporate Affairs di Amway Italia -. Da sempre attenta al dibattito su temi quali il lavoro e l’imprenditorialità, Amway promuove la cultura d’impresa svolgendo un’intensa attività di osservazione del mercato e alimentando il confronto, utile per affrontare al meglio le tematiche collegate all’autoimprenditorialità, come la formazione gratuita degli operatori e l’accesso a rischi contenuti alla possibilità di fare impresa. Gli autoimprenditori sono un fenomeno affermato ormai anche in Europa e in Italia, e lo dimostra il fatturato 2012 di Amway Italia chiuso con oltre 54 milioni di euro. Un trend destinato a proseguire, con una crescita percentuale stimata a doppia cifra, anche per il 2013”.Analizzando i dati in base all’età, si scopre che sono i giovani sotto i 30 anni ad avere un atteggiamento particolarmente positivo rispetto all’idea di diventare imprenditori di se stessi (78%). La differenza è anche di genere: 80% di giovani uomini contro il 75% di giovani donne. I valori sono comunque in calo rispetto al 2012 (82%). Da rilevare come siano sempre i giovani uomini (67%) ad immaginarsi di poter avviare un’attività in proprio, rispetto alle giovani donne (48%). L’indipendenza da un datore di lavoro (44%) si conferma la principale motivazione per l’autoimprenditorialità. Anche questo dato è in calo rispetto al 2012 (48%) e leggermente inferiore alla media europea (46%). La seconda motivazione è la possibilità di realizzare se stessi e le proprie idee (40% in Italia, 39% in Europa). In Italia risulta forte anche la miglior conciliabilità della carriera lavorativa con il tempo dedicato alla famiglia e a se stessi (23%), con una differenza minima rispetto all’anno precedente (24%). Per i cittadini europei, invece, fattore più incentivante è la possibilità di un secondo reddito (27% nel 2013, 32% nel 2012). Questa ultima motivazione in Italia si colloca al quarto posto con il 22% (21% nel 2012). Segue il rientro nel mercato del lavoro quale alternativa alla disoccupazione (17% nel 2013, 18% nel 2012). Per i giovani sotto i 30 anni, diversamente dalla media italiana e dai risultati dello scorso anno, la leva maggiore verso un’attività in proprio è la possibilità di realizzare le proprie idee (55% nel 2013, 53% nel 2012). Solo al secondo posto l’indipendenza dal datore di lavoro, che cala di parecchi punti percentuali (48% nel 2013, 62% nel 2012). Si mantiene stabile al terzo posto la migliore conciliabilità del lavoro con il tempo libero (20% nel 2013, 24% nel 2012)."In assoluta controtendenza rispetto a quanto emerso in questi giorni da indagini che evidenziano una dilagante incertezza sul futuro del lavoro - dichiara Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro presso l'Università "La Sapienza" di Roma - i risultati della ricerca Amway trasmettono un inaspettato ottimismo . Particolarmente interessante è il confronto con l'Europa, che evidenzia tendenze non scontate per un Paese come l'Italia in cui il 40% dei giovani è senza occupazione. Emerge una propensione a intraprendere attività in proprio, che forse per la prima volta in questo momento storico mette il nostro Paese al passo con il resto dell'Europa".Analizzando più in dettaglio il genere, si notano differenze tra le giovani donne e i giovani uomini. Per le prime, l’autorealizzazione raggiunge addirittura il 62% contro il 48% dei giovani uomini che, infatti, pongono questo fattore al secondo posto, dietro all’indipendenza dal datore di lavoro (51% contro 45% per le giovani donne). Inoltre, mentre le giovani donne confermano al terzo posto la migliore conciliabilità del tempo di lavoro con il tempo libero (23%), per i giovani uomini vi è la prospettiva di un secondo reddito (25%) come leva maggiormente incentivante. Il vero freno all’iniziativa imprenditoriale risulta la paura di fallire (91%), un ostacolo considerato anche dai cittadini europei (73%). In Italia, ad aggravare tale paura, per il 50% degli intervistati vi è la minaccia di una crisi economica - che in Europa si posiziona invece al secondo posto con il 37% - gli alti oneri finanziari che porterebbero alla bancarotta (38%), ostacolo temuto di più in Europa con il 43%. Infine, in  Italia, chiudono la minaccia di disoccupazione (20%) e il timore per una delusione personale e perdita di autostima (19%).I giovani sotto i 30 anni si allineano alla media nazionale reputando la paura di fallire (92%) come un ostacolo all’avvio di un’attività in proprio. Ad alimentare tale paura per il 34% ci sono gli alti oneri finanziari (38% media nazionale). Quasi un italiano su quattro (24%) considera l’Italia decisamente ostile nei confronti dell’imprenditorialità. Lamaggioranza degli italiani (64%) vede la società, intesa come Sistema Paese, non favorevole, ovvero ritiene che la politica, i media e le persone non mettano in campo azioni o atteggiamenti per incentivare l’avvio di una attività di business in proprio. Viceversa, solo per il 35% degli intervistati la nostra società è favorevole all’imprenditorialità. Perfettamente in linea con la media nazionale la risposta dei giovani sotto i 30 anni: 61% reputa la società in cui vive come ostile, con una leggera differenza tra i due sessi: 64% dei giovani uomini contro il 58% delle giovani donne. Solo il 36% dei giovani intervistati invece la considera favorevole (giovani donne 40% - giovani uomini 34%).Sono gli stessi intervistati a proporre soluzioni per incoraggiare l’imprenditorialità: la possibilità di avere finanziamenti pubblici e prestiti per le start up (46%) e una minore burocrazia (45%). Anche in Europa la possibilità dell’accesso al credito si posiziona al primo posto ( 44%), seguita a pari merito da una minore burocrazia (33%) e dall’importanza di una formazione all’imprenditorialità (33%). Anche per giovani sotto i 30 anni, di entrambi i sessi, il primo fattore per incoraggiare l’imprenditorialità è la disponibilità di finanziamenti pubblici e prestiti per le start up, con una percentuale superiore alla media nazionale (51%). Al secondo posto, una bassa burocrazia (40%) seguito da un modello di business a basso rischio (28%). Solo al quarto posto, con il 26%, la formazione all’imprenditorialità.