Economia

Intervista. Malmström: nel 2016 l'accordo di libero scambio

Giovanni Maria Del Re sabato 7 novembre 2015
L’accordo di libero scambio tra Ue e Usa ( Ttip) porterà grandi benefici all’Europa, consentirà di fissare standard mondiali improntati ai valori occidentali, rilancerà la crescita. E senza l’intesa l’Europa rischia di perdere peso a livello mondiale. In questa intervista ad Avvenire il commissario europeo al Commercio Cecilia Malmström, una fervida sostenitrice del difficilissimo negoziato tra Europa e America, partito nel luglio 2013, lancia un chiaro messaggio in risposta alle tante resistenze diffuse in Europa. Commissario, molti temono che il Ttip porti una riduzione degli standard europei. Dovremo accettare il pollo lavato al cloro, la carne agli ormoni? Questa è una delle più curiose leggende circolate. Non ci sarà alcuna importazione di questo pollame dagli Usa, e l’utilizzo degli ormoni della crescita per il bestiame nell’Ue è vietato, e lo resterà . Non cambieremo una virgola degli standard alimentari, né, peraltro, di quelli ambientali o del lavoro, lo abbiamo detto fin dall’inizio. Proprio oggi (ieri, ndr) ho annunciato che abbiamo proposto agli Stati Uniti un capitolo che includa esplicitamente i diritti sul lavoro e la tutela ambientale. Aggiungo che sugli americani girano troppi cliché: non sono cavernicoli, neppure loro vogliono bassi standard, e nessuno ha l’intenzione di abbassare le tutele, né in Europa né oltre Oceano. Del resto, mi scusi, chi si è accorto dei trucchi della Volkswagen? Loro, non noi europei. Il punto è un altro: ci sono aree in cui gli standard sono equivalenti, ad esempio le auto, ma anche il tessile. È molto importante ad esempio per l’Italia, che ha un settore tessile di rilievo. Ora le imprese italiane non solo devono sopportare dazi sull’export, ma anche ripetere negli Usa i test che già fanno nell’Ue. Una inutile duplicazione che costa caro, soprattutto alle piccole e medie imprese. L’Italia ha il problema dei prodotti made in Usa dal suono italianeggiante, dal 'Parma Ham' al 'Parmesan', con un danno per i nostri produttori… È certamente una delle questioni più difficili, gli americani non hanno il concetto europeo della denominazione d’origine. Non abbiamo ancora cominciato a negoziare in materia, ma sono ben consapevole dell’importanza della denominazione per Paesi come Italia e Francia, l’ho spiegato agli americani. Troveremo una soluzione con un pizzico di inventiva. Parliamo dei 'tribunali' esterni per il contenzioso investitori-Stati (Isds). Lei ha proposto una vera e propria corte internazionale, molto più trasparente. Le resistenze, però, restano. Davvero sono così necessari? Nove paesi Ue li hanno già a livello bilaterale con gli Usa, e molti stati europei fra loro. Del resto, sono convinta che sarebbero pochissimi i casi che richiederebbero il ricorso alla corte. Però le dico anche un’altra cosa: negli Usa le imprese straniere possono essere discriminate rispetto a quelle locali, e qui gli Isds sono molto utili – non a caso già ora, a livello bilaterale, gli europei li usano negli Usa molto più del contrario. Aggiungo che gli stati dell’accordo Nafta (libero scambio Usa-Canada-Messico), ce li hanno, lo stesso vale per l’accordo appena stipulato dagli Usa con gli stati del Pacifico ( TPP, Trans-Pacific Partnership, con vari stati del Sud America e dell’Estremo Oriente). Indubbiamente c’è un problema di fiducia per come gli Isds hanno funzionato nel passato, alcune multinazionali hanno abusato di questo sistema, per questo ho proposto questa riforma con la Corte internazionale. C’è chi sostiene che il Ttip non arriverà mai… Certamente è un negoziato difficile, ma stiamo facendo progressi. Non si può dimenticare che stiamo trattando solo da due anni. Con il Canada, considerato molto più 'europeo' degli Usa, abbiamo avuto bisogno di cinque anni. Il nostro obiettivo è arrivare all’accordo entro fine 2016, se non potremo farlo entro il mandato di Barack Obama, dovremo continuare. L’impegno c’è da entrambe le parti. Già ma l’intesa, se ci sarà, dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo e, all’unanimità, tutti gli stati membri. La protesta rimane alta, la Grecia ha già detto che dirà di no. Certamente è motivo di preoccupazione. Perché gli stati membri hanno una grande responsabilità, sono i governi, non noi della Commissione, a dover dialogare con i propri cittadini che mostrano scetticismo. Invece i governi, mentre nelle riunioni a Bruxelles ribadiscono tutti il loro sostegno, non si impegnano a sufficienza. In conclusione, perché questo accordo è così importante? Perché stiamo ancora soffrendo della crisi economica, nonostante la ripresa abbiamo ancora troppi disoccupati, bassa crescita, bassi investimenti. Il commercio è una delle risposte chiave. Inoltre con gli Usa condividiamo molti valori, se restiamo alleati potremo promuoverli a livello mondiale, oltre a standard tecnici ed economici. Altrimenti lasceremo il campo ad altre grandi economie che non necessariamente condividono questi valori, e magari perseguono un commercio a tutti costi, senza limiti etici. L’accordo Usa con gli stati del Pacifico potrebbe portare a un’emarginazione dell’Europa se non ci sarà il Ttip? Certo avremmo un’altra posizione nel mondo. E perderemmo un’occasione molto, molto importante. Ci vorrebbero molti anni prima di poter tornare al tavolo negoziale. Un costo molto alto.