Economia

LA LETTERA. «Io, laureato e plurilingue, ho deciso di emigrare»

martedì 1 febbraio 2011
Mi chiamo Daniele, ho 32 anni e vivo a Roma. Ho una laurea in scienze politiche e un master di specializzazione. Parlo fluentemente tre lingue straniere e, come diversi miei coetanei, ho spesso soggiornato all’estero per studiare. Ora sto terminando un dottorato al termine del quale la mia prospettiva è seguire la strada intrapresa da un buon terzo dei miei compagni del liceo: trasferitimi a lavorare all’estero, continuando a coltivare la speranza di poter rientrare in Italia con prospettive di lavoro soddisfacenti e non "a ogni costo". Spesso mi confronto con il problema della mancanza di progettualità che attanaglia tanti miei coetanei, come pure persone più giovani. Sul piano lavorativo tiro avanti con diverse collaborazioni a progetto che, quantomeno, sono effettivamente tali e non il mascheramento fraudolento di un lavoro part- o full time, scarsamente retribuito e senza prospettive.Onestamente non credo che al momento ci siano molti motivi per essere ottimisti sul futuro dell’Italia, vista la scarsissima empatia che il mondo politico e sindacale manifesta nei confronti della questione del precariato e dei riverberi devastanti che essa ha su noi giovani. La mia impressione è che, sotto questo punto di vista, stiamo diventando il fanalino di coda dell’Europa, e mi riferisco all’ Europa allargata e non soltanto ai Paesi riconosciuti come più avanzati. Nel 2008, grazie a una borsa di studio, ho soggiornato alcuni mesi in Ungheria e Romania. Vi sembrerà assurdo, ma ho potuto constatare come un trentenne di Budapest o di Bucarest, con un buon livello di educazione e discrete conoscenze plurilinguistiche, disponga rispetto a un suo omologo di Roma o Milano di maggiori opportunità per poter svolgere un lavoro pagato il giusto e che gli consenta di mantenere un affitto o perfino di sobbarcarsi un mutuo. Credo che si vuole assicurare un futuro al Paese, il tema dell’occupazione giovanile e della qualità del lavoro debbano avere una centralità e un’attenzione che al momento sono ben lontani dall’ottenere. Daniele, Roma