Economia

La svolta. Le diocesi si stanno unendo per creare comunità energetiche più grandi

Francesco Dal Mas venerdì 26 luglio 2024

Pannelli solari sui tetti

Vogliamo contrastare radicalmente la povertà energetica? Non basta una Cer (Comunità energetica rinnovabile) diocesana che coinvolga 263 parrocchie, quindi una Comunità di piccole comunità, tante quante sono in diocesi le Cabine primarie. Andiamo oltre, ha compreso la nutrita delegazione della Chiesa di Treviso alla Settimana sociale dei cattolici a Trieste. Ma oltre dove? Per esempio coinvolgendo le diocesi dell’intero Nord Italia. Detto, fatto. Sergio Criveller, economo della Diocesi e presidente della Fondazione Diocesi Energy ets, d’accordo col vescovo Michele Tomasi, ha provveduto a modificare lo statuto, rendendo possibili le più ampie adesioni. «Nel cammino di coinvolgimento delle nostre comunità – spiega Criveller – abbiamo capito che è “piccola” anche la Diocesi. Perché il progetto abbia un senso forte è necessaria la massima partecipazione».

In ogni Cabina primaria l’obiettivo che Treviso si è dato è quello di raggiungere almeno la produzione di 1 megawatt (mille kw). «Abbiamo capito che gestire le dinamiche all’interno della Cabina primaria ha costi importanti, soprattutto legati alla tecnologia. A Trieste, di fronte a vescovi e a molte persone interessate, abbiamo detto che forse è bene lavorare a una grande Cer per ogni area di mercato, ad esempio, per l’area del Nord Italia». L’immaginazione non si limita al Triveneto. Va oltre. Sconfina nell’Emilia Romagna, nella Lombardia, fino alla Liguria, al Piemonte, alla Valle D’Aosta. Per questo, nei giorni scorsi, economo e vescovo sono tornati dal notaio ed hanno appunto modificato lo statuto. Hanno tolto “Treviso” dal nome della Cer e previsto la possibilità di attribuire la qualifica di socio fondatore ad altre Diocesi o Enti ecclesiastici indicati dalle Diocesi dell’Ambito territoriale di attività che chiedano di aderire alla Fondazione. «Il vescovo Michele – conferma Criveller – vuole che questa idea, questo modo di lavorare, questo progetto e gli obiettivi siano condivisi con tutte le diocesi che ne fanno richiesta. E queste, aderendo, possono incidere sul governo e sul regolamento di ripartizione degli incentivi, in pratica su chi guida la macchina e su come vengono distribuiti i soldi. Senza contare che così possiamo abbattere i costi generali e di gestione tecnologica della Cer ed evitare la confusione ai confini delle Diocesi, in quanto la Cabina primaria non rispetta i confini geografici di parrocchie, Comuni, regioni». E comunque gli incentivi maturati all’interno della Cabina primaria rimangono all’interno della stessa Cabina, perché vengono distribuiti a chi consuma (45%, + un ulteriore 12% in base all’Isee), e a chi produce.

«Ho riscontrato, come consulente della diocesi e al tempo stesso della società Regalgrid – testimonia l’avvocato Giovanni Manildo – la grande determinazione del vescovo e della Chiesa di Treviso di creare una vera comunità e un vero soggetto capace di incidere sia dal punto di vista ambientale che sociale. Una Cer di area così vasta dà la possibilità di imporre un regolamento di ripartizione di incentivi che tenga conto di principi etici e di solidarietà, perché si riesce a contenere la remunerazione degli investitori e nel contempo ad ottenere un grande impatto contro la povertà energetica».

La ricaduta per le famiglie e i soggetti con Isee molto basso è analoga in tutti i territori diocesani coinvolti, nella stessa misura. La Regalgrid, rappresentata da Elisa Baccini, ha brevettato la piattaforma di gestione dell’energia; è una società benefit che ha condiviso l’idea di costruire un impianto di ripartizione degli incentivi che avesse una fortissima attenzione verso il consumatore. Con le ultime modifiche allo statuto, sono state anche istituite le assemblee dei partecipanti alla Comunità energetica all’interno delle Cabine primarie: una promozione ulteriore della partecipazione dal basso, per essere parte, insieme, di un cambiamento vero. Intanto a Treviso la campagna di sensibilizzazione è a pieno regime. Incontri nelle parrocchie, pagine informative sui quotidiani locali, dépliant illustrativi. Nella piattaforma del Gestore dei servizi energetici, Gse, sono stati caricati i primi impianti fotovoltaici. «La Comunità energetica è una grande opportunità, per promuovere dal basso la transizione ecologica, è un’occasione di rafforzamento dei legami comunitari, di scelte concrete in direzione del bene comune, è uno strumento di partecipazione democratica al cambiamento – ha più volte ribadito il vescovo Tomasi –. Nell’ottica di una transizione giusta e socialmente sostenibile, le comunità energetiche possono diventare anche uno strumento di creazione di reddito aggiuntivo a favore di famiglie e comunità locali, soprattutto di chi vive la fragilità energetica».