Economia

L'INTERVISTA. Il presidente di Banca Etica: no a scorciatoie Servono domande e più spazio ai cittadini

Andrea Di Turi sabato 16 ottobre 2010
L'INTERVISTA AL PRESIDENTE DI BANCA ETICABanca Popolare Etica ha scelto di fare dell’etica, a cominciare dal nome, la bussola che orienta la propria attività da oltre un decennio. È presente sul mercato dei fondi etici italiani con Etica sgr, società di gestione del risparmio costituita insieme a Banca Popolare di Milano (l’unica in Italia a collocare solo prodotti socialmente responsabili). Ugo Biggeri da maggio è il nuovo presidente della banca.Una ricerca dice che la maggior parte dei fondi etici in Francia investe in società discutibili a livello sociale e ambientale. Dubbi vengono sollevati anche in relazione alle scelte degli indici etici internazionali. Ciò può intaccare la credibilità del settore?Quando si introducono buone pratiche in economia, succede spesso che il mercato se ne accorga e le faccia proprie più che altro da un punto di vista del marketing, senza andare in profondità. Accade anche in altri campi: se ci sono spazi di mercato interessanti, diventa facile appropriarsi di determinate parole che partono con un significato ben preciso, poi però annacquato. Nei fondi etici penso stia accadendo questo.Finanza etica, socialmente responsabile, o sri (sostenibile): è anche la varietà dei nomi con cui la si indica che può generare confusione?Li vedo come tentativi di fare chiarezza. Se si vuole definire il modo in cui opera, la finanza etica deve essere, a mio avviso, una finanza in cui ci si pongono buone domande su quello che si sta facendo. Ho l’impressione che alcuni di questi fondi si siano posti domande superficiali. Se ti poni domande serie, non puoi mettere certi titoli in un fondo etico: vuol dire che la domanda o non è seria, o è molto annacquata.Nonostante queste difficoltà, la finanza etica continua a crescere a ritmo sostenuto...Penso che dipenda dal fatto che i risparmiatori sono meno sprovveduti di quello che si crede. I numeri, poi, sono relativamente bassi, per cui c’è ancora molto mercato, con tanti risparmiatori che riflettono, si pongono domande. E si rendono ben conto che ci sono specchietti per le allodole e fondi etici veri, i quali danno la possibilità di capire come operano, permettono a un risparmiatore attento di capire con cosa ha a che fare.Per dare più trasparenza e credibilità al settore della finanza etica, risulterebbe più efficace l’auto-regolamentazione oppure un intervento super partes, magari con l’azione di un soggetto pubblico?Al di là di quello che possono chiedere risparmiatori e consumatori, credo che ci potrà essere un futuro per la responsabilità sociale nella misura in cui le imprese che la fanno seriamente cominceranno a porsi in modo molto più critico dell’attuale nei confronti delle imprese che compiono "dumping" della responsabilità sociale. E ciò lo si potrà fare anche aprendo alla partecipazione attiva dei cittadini: ad esempio, considerando la web reputation di un’azienda (la reputazione fondata su ciò che di un’azienda si dice su Internet, ad esempio nei social network come Facebook o Twitter, ndr), che magari è completamente diversa rispetto a ciò che l’azienda dichiara.