Economia

I pagamenti. Imu e Tasi, ultimo giorno per pagare

Nicola Pini lunedì 15 giugno 2015
​Rieccoci al «tax day» di metà giugno, quando buona parte degli italiani dovrà mettere mano al portafoglio per pagare gli acconti di Imu, Tasi e non solo. Si tratta di quasi 12 miliardi di euro dei quali 9,7 per l’Imposta municipale unica e 2,3 per la Tassa sui servizi indivisibili (dei quali 1,8 miliardi per le prime case). Per quello che valgono le medie, si stima che a livello nazionale il costo annuo per la Tasi 2015 sia di 180 euro a famiglia dei quali la metà, 90 euro, vanno pagati entro martedì prossimo, 16 giugno. Nelle città capoluogo la Tasi costa in media 230 euro annui (115 euro in acconto) con punte fino a 403 (è il caso di Torino). I dati arrivano da un rapporto del Servizio politiche territoriali della Uil. «Passano gli anni, si cambiano i nomi alle imposte, ma resta l’impatto assolutamente intollerabile che il fisco locale ha sugli stipendi e pensioni», commenta il segretario confederale Guglielmo Loy. Dovranno andare alla cassa entro martedì anche le persone fisiche che compilano il modello Unico e anche i contribuenti senza sostituto d’imposta che presentano il 730 e risultano a debito. Si paga entro il 16 anche la cedolare secca sugli affitti.Riguardo alla casa per la maggioranza delle famiglie non ci saranno aumenti rispetto al 2014. Ma non sarà così per tutti perché la tendenza è di un aumento «seppur minimo» dovuto all’incremento delle aliquote, spiega la Uil. Al momento, secondo l’indagine, sono 1.490 i Comuni che hanno pubblicato le aliquote. La tendenza generale è quella di confermare quelle dello scorso anno: ma 60 Comuni le hanno riviste leggermente al ribasso mentre ben 173 Comuni le hanno rialzate e, tra questi cinque capoluoghi. In particolare, ad Enna l’aliquota passa dall’1 al 2,5 per mille di quest’anno; a Modena dal 3,1 al 3,3 per mille; a Sondrio dal 2 al 2,5 per mille; mentre a Potenza la detrazione fissa di 100 euro viene diminuita a 50 euro e quella per i figli minori da 50 a 25 euro; a Treviso la detrazione fissa scende da 200 a 150 euro. Secondo il rapporto, il costo maggiore in valore assoluto si registra a Torino con 403 euro medi annui: l’acconto del 16 giugno, la metà del dovuto, è intorno ai 202 euro. Tra le altre città si pagheranno 391 euro medi annui a Roma (196 euro di acconto), 346 a Firenze, 345 a Genova. Ragusa e Olbia sono le uniche città capoluogo, nel 2014, a «Tasi zero».Ben più salato il conto dell’Imu, imposta che si paga sulle seconde case e sulle prime abitazioni di lusso (categorie catastali A/1, A/8 e A/9). Il costo medio annuo a livello nazionale è di 866 euro (433 in acconto) con punte di 2.028 euro a Roma, 1.828 euro a Milano, 1.792 euro a Torino, 1.748 euro a Bologna. La media dell’aliquota applicata dai 107 capoluoghi di provincia si consolida al 2,65 per mille, seppur «addolcita» dalle singole detrazioni introdotte dai singoli Comuni. La tendenza seppur minima, conclude Loy, è che «anche per quest’anno la pressione fiscale sulla casa è destinata a crescere, nonostante gli annunci del governo che prometteva il blocco». Inoltre, questi aumenti vanno correlati anche con la crescita delle addizionali comunali, dal momento che, su 836 Comuni che hanno deliberato, in 177 municipi (il 21,2%), e tra questi tre capoluoghi (Bologna, Livorno, Forlì), sono aumentate le aliquote. Guardando invece agli immobili produttivi, Confartigianato indica che a livello regionale la situazione peggiore è quella dell’Umbria (aliquota al 10,34 per mille), seguita da  Campania (10,19) e Sicilia (10,16). Sugli immobili produttivi, commenta il segretario Cesare Fumagalli, «si concentra un prelievo fiscale sempre più forte, aggravato dalle complicazioni dovute alla giungla di aliquote diverse. Come si può essere competitivi con una zavorra tanto pesante sulle spalle? E che fine ha fatto l’annunciata riforma della tassazione immobiliare?».