Economia

L'EUROPA E LA CRISI. Draghi alla Ue: misure urgenti per ripartire

Giovanni Maria Del Re mercoledì 25 aprile 2012
Fatto il "Fiscal Compact", il patto di bilancio, è giunto il momento del suo pendant, il "Growth Compact", il patto di crescita. Il presidente della Bce Mario Draghi, in un’audizione di fronte alla Commissione Affari economici e monetari del Parlamento Europeo a Bruxelles, lancia un nuovo sprone per superare la difficilissima crisi dell’eurozona. Senza, si badi bene, allentare sulla linea del rigore. «Siamo nella fase più difficile di un processo in cui il consolidamento» dice Draghi. «Non abbiano ancora visto i benefici» delle misure di austerity. Tuttavia, avverte, «siamo convinti che dobbiamo perseverare, proseguire su questo cammino». È l’occasione anche per difendersi dagli attacchi di chi lo accusa (sulla base di una citazione in un giornale) di voler smantellare lo stato sociale. «I valori dell’inclusione sociale e della solidarietà fanno parte della mia cultura – ha detto – ma modelli sociali fondati su un alto debito sono insostenibili».Attenti, però, a come si fa l’austerity, avverte il capo dell’Eurotower.  «Un risanamento basato solo sulle tasse è recessivo – dichiara – bisogna invece tagliare anche le spese correnti senza toccare quelle per gli investimenti infrastrutturali. Invece alcuni, nell’urgenza del momento, hanno scelto di aumentare le tasse, che è la via più facile, e di tagliare la spesa in conto capitale anziché quella corrente».E, soprattutto, urge la crescita. Qui «la Bce – avverte Draghi – non può sostituirsi ai governi». I quali «devono intraprendere una politica determinata per affrontare le principali debolezze negli ambiti di bilancio, finanziari e strutturali. Notiamo i progressi fatti, ma queste misure devono essere bilanciate da riforme strutturali che rafforzino la crescita». Lo sguardo di Draghi è europeo, il presidente della Bce afferma che «in un contesto di concorrenza globale e di consolidamento di bilancio in corso, i paesi dell’euro devono unire le loro forze». Ed ecco la nuova formula: «Ora abbiamo il Fiscal Compact. Quel che è più presente alla mia mente – dice Draghi – è che serve un Growth Compact». L’intervento del presidente Bce è piaciuto al cancelliere tedesco Angela Merkel, «abbiamo bisogno di crescita – ha affermato – sotto forma di iniziative sostenibili, non con programmi di stimolo che aumentano il debito, ma crescita sotto forma di riforme strutturali, come ha detto oggi il presidente della Bce Mario Draghi».La situazione, comunque, rimane difficile, e per ora Draghi non accoglie le insistenti richieste della Bundesbank di rientrare dalle misure eccezionali come i bassi tassi d’interesse, l’acquisto di titoli sovrani («non ne abbiamo fatti nelle ultime 5-6 settimane e non sono né eterni né infiniti», precisa comunque), l’immissione di 1.000 miliardi di euro di liquidità con i due programmi Ltro. «L’incertezza è molto, molto alta e ogni exit strategy è prematura», avverte il presidente. Il quale, comunque, respinge al mittente le accuse di inefficacia di quelle misure. «Senza l’Ltro – dice – avremmo avuto gravi ostacoli ai prestiti delle aziende e alle famiglie e a una vendita generalizzata di asset». Ora, invece – dice l’ultimo rapporto sui prestiti bancari pubblicati proprio ieri dalla Bce – le restrizioni ai prestiti bancari sono drasticamente calati sia per le famiglie che per le imprese. Ci sarà una terza immissione straordinaria di liquidità? «Non ci impegniamo mai in anticipo» è la replica. Soprattutto – e qui Draghi strizza l’occhio al presidente della Bundesbank Jens Weidmann – «useremo tutti gli strumenti a disposizione per reagire a possibili rischi alla stabilità dei prezzi se dovessero materializzarsi». Non è il caso, per il momento, la Bce prevede che nel 2013 l’inflazione scenderà sotto la soglia di riferimento del 2%, quest’anno sarà appena al di sopra.