Economia

La crisi dell'acciaieria. All'ex Ilva arrivano i commissari

Nicola Pini lunedì 19 febbraio 2024

All’ex Ilva arrivano i commissari. Dopo la richiesta di Invitalia, azionista pubblico di minoranza dell’acciaieria, ieri sera il governo ha confermato l’entrata in amministrazione straordinaria. «Nelle prossime ore, massimo nei prossimi giorni, il ministero procederà alla nomina dei commissari per Acciaierie d’Italia e ci sarà presa in carico dell’azienda per garantire continuità e dare rilancio», ha detto ieri sera il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nel corso degli incontri avuti prima con le aziende dell’indotto e poi con i sindacati metalmeccanici.

La travagliata storia del gruppo siderugico, che a Taranto ha il suo impianto principale, affronta l’ennesima curva a gomito. Il governo ha assicurato che farà il possibile per tutelare la continuità produttiva degli impianti e dell’arcipelago di imprese che lavorano per l’ex Ilva. Ma intato Arcelor Mittal, azionista di maggioranza con il 62%, promette battaglia accusando il partner pubblico di «grave violazione dell’accordo di investimento».
Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, presente al tavolo con i colleghi Giorgetti (Economia), Fitto (Sud) e Calderone (Lavoro) ha promesso lo stanziamento di fondi a sostegno dei lavoratori e dell’indotto. La cassa integrazione è già garantita per tutto il 2024. Sul piatto ci sono 320 milioni in arrivo per decreto. Ma si parla di un impegno finanziario fino a un miliardo chiamando in causa anche la Regione Puglia. Urso ha precisato che si partirà con un commissario che dovrà essere una persona che conosce bene l'azienda e abbia competenze nel settore siderurgico per rilanciare subito l'azienda e arrivare a «una gara nel minor tempo possibile» per far entrare nuovi investitori. Diversi i nomi al vaglio per traghettare il colosso dell'acciaio: nella rosa ci sarebbero il commercialista Andrea Zoppini, l'esperto siderurgico Carlo Mapelli, ma anche i commercialisti Marco Costantini e Giovanni Bruno.

I sindacati non contestano la decisione del governo ma non nascondono i timori: «È gravissimo che Mittal non abbia corrisposto alle richieste di cofinanziare il rilancio dell'azienda. Ci vogliono risorse. L'amministrazione straordinaria è un salto critico, problematico, vogliamo dal governo la certezza di un percorso che non faccia affondare ulteriormente l’azienda», ha detto arrivando a Palazzo Chigi il segretario della Fim Cisl Roberto Benaglia. «Abbiamo sempre sostenuto che la situazione era drammatica e bisognava anticipare i tempi con la salita della partecipazione pubblica - ha aggiunto il numero uno della Fiom Cgil Michele Di Palma - Ora chiediamo di garantire non solo la continuità aziendale ma anche quella produttiva e l'ambiente». I rappresentanti di Confindustria Taranto hanno disegnato a loro volta un quadro oscuro della situazione: «Uno dei grandi drammi che si sta vivendo è che Acciaierie d’Italia ha messo un veto totale sulla documentazione, ad oggi al governo non è dovuto sapere la situazione debitoria, creditoria o la situazione degli impianti». E finché non sarà fatta chiarezza non si potranno coinvolgere nuovi investitori.

Sulla vicenda gravano poi i rischi della battaglia legale con Arcelor Mittal. I rappresentanti del gruppo ieri si sono detti «sorpresi e delusi» dall’avvio dell’iter di commissariamento e contestato a Invitalia di non avere «condiviso questa intenzione». La multinazionale indiana, sbarcata a Taranto nel 2016 dopo l’uscita forzata del gruppo Riva, sostiene di avere «partecipato pienamente e in buona fede» alle discussioni delle ultime settimane «per cercare di raggiungere un accordo equo per fornire sostegno ad AdI o per la nostra uscita ordinata».
Acciaierie d'Italia ha subito annunciato una contromossa, alternativa al commissariamento: la richiesta di "concordato con riserva" che dà spazio ad una procedura di “concordato preventivo”. Ma secondo il governo prevale la procedura di amministrazione straordinaria. Mentre la multinazionale annuncia azioni per tutelare i sui diritti diritti parlando di «grave violazione dell’accordo di investimento».
Lo scorso anno il governo aveva approvato un decreto-legge che stabiliva che, in caso di aziende ritenute “strategiche”, l’azionista pubblico con almeno il 30% delle quote (Invitalia ha il 32%) avrebbe potuto chiedere l’amministrazione straordinaria. Arcelor Mittal ha fatto ricorso ma pochi giorni fa il tribunale di Milano lo ha respinto.
© riproduzione riservata