Economia

ENERGIA. Bolletta energetica, record negativo per l'Unione petrolifera

mercoledì 15 giugno 2011
Il 2011 segnerà un nuovo record storico per la bolletta energetica italiana, quella cioé che il Paese paga per far fronte al proprio fabbisogno di luce e gas. Secondo le stime dell'Unione petrolifera, la fattura complessiva supererà i 63 miliardi di euro (contro i 53,9 miliardi del 2010), mentre la sola bolletta petrolifera salirà da 28,5 miliardi a circa 36 miliardi di euro, registrando anche in questo caso un massimo assoluto.Il record precedente risaliva al periodo pre-crisi economica, ovvero al 2008, anno in cui la bolletta energetica complessiva aveva sfiorato i 60 miliardi (59.937 milioni) e quella petrolifera si era attestata a 32,4 miliardi di euro. L'Up evidenzia che a pesare sulla fattura petrolifera è esclusivamente l'alto prezzo del greggio, visto che i consumi continuano ad essere penalizzati.«La crisi economica - ha sottolineato il presidente dell'Up Pasquale De Vita - ha colpito pesantemente il sistema industriale italiano edin particolare quello petrolifero, che è stato l'unico a registrare una nuova contrazione nei consumi. Il petrolio è stata infatti l'unica fonte che non ha recuperato nulla di quanto perso nel 2009 a causa della crisi, come hanno invece fatto energia elettrica e gas. Il suo peso sul totale è così sceso intorno al 39% rispetto al 41% del 2009, pur restando la nostra principale fonte di energia». «Complessivamente - ha insistito - negli ultimi sei anni i consumi petroliferi sono diminuiti più di quanto avessero fatto in occasione del secondo shock petrolifero: 19,2 milioni di tonnellate in meno».ROMANI, AUMENTARE PRODUZIONE GAS-GREGGIO ITALIAPer rispondere alla sfida energetica posta dalla crisi libica e da Fukushima il governo si attende «un significativo contributo dalle produzioni nazionali di idrocarburi già a partire da quest'anno». Lo ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, all'assemblea dell'Unione petrolifera. Romani ha citato in particolare gli «sviluppi attesi in Basilicata, dove la produzione aumenterà di oltre 90mila barili al giorno» e «dell'offshore, dove l'Italia vanta un primato mondiale in termini di sicurezza e dove c'è la possibilità di incrementare le nostre produzioni di gas, oggi di sette miliardi di metri cubi l'anno, di ulteriori tre miliardi». Il governo vuole fare in modo che si riducano «drasticamente» le scorte all'estero, «ma anche far diventare l'Italia un Paese in grado di accogliere le scorte di petrolio degli altri Paesi europei, con nuove prospettive di attività economiche accanto a quelle tradizionali della raffinazione e dello stoccaggio commerciale».