Economia

ECONOMIA. Barroso: Italia meglio di altri

Nello Scavo sabato 28 agosto 2010
La ripresa «resta volatile», ma l’Europa naviga lungo la giusta rotta. E se l’Italia presenta «le consuete criticità su deficit e debito pubblico», in compenso può fare affidamento su «un sistema bancario più solido e un debito privato più basso della media Ue». José Manuel Durao Barroso arriva al Meeting dell’amicizia tra i popoli come un marinaio di vedetta che dall’alto dell’albero maestro vede per primo l’approssimarsi di acque più sicure.«La situazione continua a rimanere difficile – osserva il presidente della Commissione europea –, ma penso di poter dire che stiamo andando nella direzione giusta e le misure prese dagli stati membri sono corrette». La diagnosi del “sistema Italia” è meno peggio di quanto ci si aspettasse. «Sappiamo quali sono i problemi. In alcuni settori va meglio che nel resto dell’Europa». Croce e delizia dei risparmiatori, «il sistema bancario – assicura il presidente della Commissione Ue – è solido, il debito privato è basso e la disoccupazione è sotto controllo». Debito pubblico e deficit di bilancio meritano più impegno: «Ci sarà da lavorare per ripristinare la fiducia».Prima di salire sul palco, il politico portoghese si era imbattuto nella mostra dedicata proprio agli effetti del ciclone finanziario. «Ogni crisi può essere anche una benedizione – dice citando lo scienziato Albert Einstein -. Dietro ogni crisi si nasconde l’opportunità di risolvere vecchi problemi con nuove soluzioni». In Europa «questo è possibile se c’è il coraggio di imparare la lezione». Primo: «Consolidamento dei conti pubblici e migliore governance economica nell’Unione Europea». Secondo: «Investire in una maggiore concorrenza e in una crescita che sia inclusiva e sostenibile». Poi secondo il presidente della Commissione occorre «costruire mercati finanziari responsabili», e per farlo bisogna varare «regole più rigorose entro il 2011». Dalla crisi, se non altro, bisogna apprendere «condotte più etiche e nuove normative per evitare altre bolle».L’impegno dei Paesi Ue non basterà da solo ad evitare nuove catastrofi finanziarie. «Bisogna spingere per impegni forti e chiari nell’ambito del G8 e del G20». Per i governanti il tempo dello spendi oggi e paga chissà quando è un ricordo. In gran parte, vedi Grecia, un ricordo amaro. «Non ci può essere una crescita sostenibile senza finanze stabili». Insomma, «non possiamo spendere soldi che non abbiamo». Ai detrattori delle politiche di risanamento basate sull’irrigidimento dei sistemi finanziari e l’introduzione di strumenti di maggior controllo, Barroso risponde che «non c’è contraddizione tra consolidamento e crescita, se il consolidamento è sostenuto da riforme il cui obiettivo è proprio la crescita».Il rilancio è anche questione di equità. «È ora – insiste il capo dei commissari Ue – che anche gli istituti finanziari paghino la loro parte». L’Europa da tempo è orientata a introdurre una tassazione sugli istituti di credito. Un’idea che incontra parecchi ostacoli tra i partner del G20, con l’opposizione esplicita di economie emergenti come Cina, India e Brasile. «Non è una vendetta contro le banche – taglia corto Barroso –. Abbiamo bisogno di mercati finanziari forti e sani». E stavolta, «che siano al servizio dell’economia reale e dei cittadini».