Economia

SISTEMA CREDITIZIO. Via all'operazione verità Banche già in sofferenza

Giovanni Maria Del Re giovedì 24 ottobre 2013

Nessuna pietà negli stress test per le banche europee. Mentre Eurostat pubblicava i dati sul debito pubblico italiano ormai a livelli record, ieri la Bce ha riservato una doccia fredda illustrando come valuterà le banche che finiranno sotto la vigilanza unica Ue diretta – a guida Eurotower – di 128 istituti "sistemici". Una verifica indispensabile per la Banca centrale europea, che vuole sapere con esattezza in che stato versino gli istituti che si troverà a controllare per evitare brutte sorprese. «Le banche devono poter essere bocciate – ha detto il presidente Bce Mario Draghi in un’intervista a Bloomberg Tv – se devono essere bocciate lo saranno, non si discute». Draghi ha inoltre spiegato che «certamente ora è l’inizio di un cambio di marcia», aggiungendo di aspettarsi che «la valutazione rafforzerà la fiducia del settore privato nella salute delle banche dell’Eurozona e nella qualità dei loro bilanci». In realtà, invece, l’annuncio della Bce ha fatto tremare i mercati, l’indice Ftse Mib ha ceduto il 2,38% finale a 18.910 punti con tutti gli istituti di credito in terreno ampiamente negativo. Il timore è che i severi test rivelino impreviste situazione critiche.

In effetti i criteri degli stress test – che si concluderanno nell’ottobre 2014 – saranno molto più severi di quelli, rivelatisi fallimentari, adottati dall’Eba, (l’Authority bancaria europea) nei precedenti esami. Anzitutto, mentre l’Eba lasciava discrezionalità alle autorità nazionali, la Bce stabilisce che saranno classificati come prestiti in sofferenza tutti quelli scaduti da 90 giorni. Saranno inoltre valutati gli asset nella loro totalità, inclusi i titoli di Stato. Non basta, la Bce chiede che le banche abbiano un cuscinetto di sicurezza di un capitale di alta qualità all’8%. Delle 15 banche italiane coinvolte, quattro, secondo l’agenzia Reuters, non soddisferebbero questo requisito: Banca Carige, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio e Veneto Banca. A dire il vero, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco si è mostrato tranquillo. «È sicuramente un livello giusto – ha detto – nel senso che dà modo di avere un capitale sufficiente per affrontare le difficoltà che si possono avere». Alla domanda se veda penalizzazione per gli istituti italiani, Visco ha risposto: «Non mi pare. Mi pare che le sofferenze delle banche italiane sono viste come noi le valutiamo normalmente e, a fronte delle sofferenze, ci sono riserve».

Una cosa è certa: la Bce chiederà alle banche "bocciate" di provvedere alla necessaria ricapitalizzazione. E qui nasce il problema di dove trovare i soldi, qualora i privati non bastino. Al momento, resta la possibilità – come ha fatto la Spagna – che un Paese che non disponga delle risorse sufficienti si rivolga al Fondo salva Stati Esm. La questione però accentua l’urgenza, che Draghi non cessa di sottolineare – di arrivare in fretta a un meccanismo Ue di risoluzione delle crisi bancaria. E qui a livello Ue rimane tutto bloccato, con la Germania contraria alla proposta della Commissione di una forte authority centrale a livello Ue. Soprattutto lo stallo è su dove trovare fondi pubblici nella fase intermedia fino a quando sarà operativo un fondo comune Ue (finanziato dalle banche), non prima di 10-15 anni. Ne parleranno stasera i capi di Stato e di governo dei Ventotto riuniti al Consiglio Europeo.

Ieri è stata anche la giornata in cui Eurostat ha pubblicato gli ultimi dati sul debito pubblico degli Stati membri e dell’Ue. Per l’Italia siamo al record del 133,3% sul Pil nel secondo trimestre 2013, in crescita del 3 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi. Resta il secondo debito pubblico Ue più alto dopo la Grecia (169,1%). Nel frattempo Madrid è fuori dalla recessione, secondo la Banca centrale spagnola: nel bollettino economico l’istituto centrale iberico ha stimato in +0,1% rispetto al trimestre precedente l’andamento del Pil nel periodo luglio-settembre. Buone notizie anche per la Francia: l’agenzia di rating Standard & Poor’s vede l’uscita dal tunnel dopo otto trimestri consecutivi di stagnazione.