Economia

I dati. Banche, prosegue il momento d'oro: bene i conti di Unicredit, Mps e Banco Bpm

Paolo M. Alfieri martedì 7 maggio 2024

I conti diffusi dalle banche italiane confermano il momento di solidità degli istituti bancari, sia per quanto riguarda la redditività e sia per la situazione patrimoniale, situazione che fa il paio con quella delle banche europee. I tassi di interesse elevati hanno consentito agli istituti di credito di avere un forte aumento dei ricavi mentre il costo del rischio rimane molto basso. Dopo Intesa Sanpaolo nei giorni scorsi, oggi sono state Unicredit, Mps e Banco Bpm a diffondere dati positivi sul primo trimestre dell’anno. Unicredit archivia il primo trimestre con un utile di 2,6 miliardi di euro, in crescita di circa il 24% rispetto al pari periodo del 2023. Il dato è anche superiore alle stime, che prevedevano 2,1 miliardi. I ricavi netti sono pari a 6,3 miliardi, in crescita del 7%. Una crescita “redditizia di qualità per il tredicesimo trimestre consecutivo", evidenzia la banca in una nota.

"Abbiamo iniziato l'anno su basi estremamente solide, superando in pieno le aspettative in tutte le linee principali, con un RoTE del 19,5%", ha evidenziato anche il ceo di Unicredit, Andrea Orcel. "Questo risultato è stato supportato da un contesto nettamente migliorato per le commissioni e gli AuM (asset under management, ndr), dalla nostra attenzione per i clienti e verso le nostre fabbriche prodotto tradottasi in uno slancio commerciale eccezionale, e da un margine di interesse resiliente", ha aggiunto ancora Orcel nell'indicare che "pur continuando ad investire, rimaniamo vigili sui costi e raccogliamo i benefici delle iniziative che abbiamo assunto in precedenza con un rapporto costi/ricavi leader nel settore al 36,2%. La straordinaria qualità dei nostri attivi si riflette in un costo del rischio pari a 10 punti base che rimarrà basso, grazie al nostro approccio prudente, alle nostre coperture e agli overlay". Le commissioni hanno registrato un robusto inizio dell'anno, aumentando del 15,8 per cento (3,3 per cento su base annuale) rispetto al trimestre precedente e in miglioramento in ciascuno dei segmenti. Orcel ha anche evidenziato che l’esposizione di Unicredit in Russia "sarà azzerata nei prossimi 12-15 mesi e la banca locale sarà significativamente più piccola". Orcel ha anche ricordato che "l'esposizione cross border è scesa del 91% in due anni e la presenza locale del 67%" e che “la strategia è di continuare a farlo in modo ordinato e accelerato".

Per quanto riguarda Mps, il primo trimestre è stato chiuso con un utile di 333 milioni di euro, in rialzo del 41,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il risultato è migliore dei 281 milioni attesi, in media, dal consensus degli analisti. Secondo lo stesso istituto, al 31 marzo 2024 il gruppo Mps ha realizzato ricavi complessivi per 1,013 miliardi di euro, in aumento del 15,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente grazie soprattutto alla crescita del margine di intermediazione primario, in aumento sia sulla componente del margine di interesse (+16,4%) sia sulle commissioni nette (+10,1%).

Banco Bpm ha chiuso il primo trimestre dell'anno con un utile netto di 370 milioni di euro, in crescita del 40% sullo stesso periodo del 2023. Per la banca, si legge in una nota, si tratta di "un eccellente avvio dell'esercizio 2024, pienamente in linea con gli obiettivi del piano strategico 2023-2026". L'utile del trimestre è superiore al consensus degli analisti, che si attendevano profitti per 340 milioni circa.

Intesa Sanpaolo, da parte sua, aveva già presentato nei giorni scorsi il suo trimestre record ed il "miglior inizio di anno si sempre". La banca guidata da Carlo Messina ha messo a segno un risultato netto di 2,3 miliardi di euro, in crescita del 17,6%. Nel 2024 la banca distribuirà agli azionisti 7,3 miliardi, tra dividendi cash ed il piano di riacquisto di azioni (buyback) da 1,7 miliardi che inizierà a giugno.

Se i numeri finanziari delle banche crescono, quelli della presenza sul territorio però diminuiscono. L'ultimo rapporto della Fisac Cgil mostra come il processo di desertificazione bancaria sti proseguendo a ritmo serrato. Negli ultimi cinque anni, secondo il sindacato, sono oltre 5mila gli sportelli bancari definitivamente chiusi, pari a più del 20% del totale: La loro sparizione ha portato ad una riduzione dei dipendenti di quasi il 6%, pari a poco più di 16 mila unità. Nel 2023 la contrazione degli sportelli è stata del 3,9% rispetto all'anno precedente, con una perdita di 825 unità e dipendenti calati dello 0,8% per 2.156 unità. In 5 anni tutte le Regioni italiane hanno visto diminuire il numero di agenzie con tassi di contrazione più accentuati in Abruzzo, Molise, Marche e in Basilicata.