Chiesa

Il segno. Nella festa del Sacro Cuore la Giornata di preghiera per i sacerdoti

Giacomo Gambassi venerdì 23 giugno 2017

La devozione al Sacro Cuore di Gesù

Oggi 23 giugno, venerdì della terza settimana dopo Pentecoste, la Chiesa celebra la solennità del Sacro Cuore di Gesù. In quest’occasione ricorre la Giornata di santificazione sacerdotale, occasione per un tempo di preghiera e di comunione tra i preti e, ancor più, per riscoprire e ravvivare il dono del sacerdozio. Ne parla spesso papa Francesco che desidera pastori con il cuore di Cristo, a servizio del popolo di Dio, come sono stati nel secolo scorso i due preti italiani, don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, a cui il 20 giugno scorso ha reso onore a Bozzolo e Barbiana.


La devizione al Sacro Cuore

La fioritura della devozione al Sacro Cuore di Gesù è legata a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), la visitandina francese che ebbe una serie di rivelazioni private e che con san Claude de la Colombière (1641-1682), suo padre spirituale, ne propagò il culto. Scrisse la santa – canonizzata il 13 maggio 1920 da papa Benedetto XV – a un padre gesuita: «I tesori di grazie e di benedizioni che questo sacro Cuore racchiude sono infiniti. Io non so che vi sia nessun altro esercizio di devozione, nella vita spirituale, che sia più efficace, per innalzare, in poco tempo, un’anima alla più alta perfezione e per farle gustare le vere dolcezze, che si trovano nel servizio di Gesù Cristo». E ancora: «In quanto alle persone secolari, troveranno in questa amabile devozione tutti i soccorsi necessari al loro stato, vale a dire, la pace nelle loro famiglie, il sollievo nel loro lavoro, le benedizioni del cielo in tutte le loro imprese, la consolazione nelle loro miserie; è proprio in questo sacro Cuore che troveranno un luogo di rifugio durante tutta la loro vita».


Il prefazio alla preghiera eucaristica della Messa che viene celebrata oggi spiega che il «Cuore del Salvatore» è «fonte perenne della salvezza». Al centro del mistero del mondo c’è Gesù Cristo. Al centro del mistero di Gesù c’è la sua morte che si schiude nella risurrezione. Al centro del mistero della sua morte c’è il suo amore, il suo cuore. Per questo è possibile dire che la celebrazione della festa del Cuore di Cristo conduce all’essenza del cristianesimo: la persona di Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo, svelato fin nel mistero più intimo dei suo essere.


Il cuore ha simbolizzato per gran parte delle culture il centro vivo della persona. Inoltre è simbolo della profondità e dell’autenticità dei sentimenti e delle parole, quindi, della loro sorgente profonda: l’amore. Il Cuore di Cristo ha provato sentimenti di gioia e ammirazione davanti allo splendore della natura, al candore dei bimbi, allo sguardo d’un giovane rimasto puro; sentimenti di misericordia verso tutti i «poveri»: peccatori, malati, vedove in pianto, folle erranti ed affamate; sentimenti di amicizia verso gli apostoli, i discepoli; d’indignazione contro i venditori del tempio e contro i suoi nemici, che volendolo perdere, rovinano se stessi e il popolo; sentimenti di terrore durante l’agonia, di fronte al mistero della morte e del male che sembra trionfare. Il «cuore indica il luogo dove il mistero dell’uomo trascende nel mistero di Dio», ha evidenziato il gesuita e teologo tedesco Karl Rahner. Poi il mistero del cuore di Gesù è il mistero di un uomo trafitto, quello del Signore che si dona e muore sulla Croce.


La Giornata di preghiera per la santificazione dei sacerdoti


Oggi si tiene anche la Giornata di preghiera per la santificazione dei sacerdoti che coincide con la festa del Sacratissimo Cuore di Gesù. In un’intervista all’Osservatore Romano il prefetto della Congregazione per il clero, il cardinale Beniamino Stella, indica tre “fari” che questo appuntamento richiama. «Il primo – afferma il porporato – è la centralità della preghiera; pregando insieme, infatti, i sacerdoti ricordano che il loro ministero non è radicato nelle cose da fare e che, senza la relazione personale con il Signore, si rischia d’immergersi nel lavoro trascurando Gesù. Il secondo aspetto è la riscoperta del valore della diocesanità perché non si è preti da soli, ma come parte della famiglia del presbiterio, e questa giornata invita i sacerdoti a ritrovare la bellezza della fraternità presbiterale intorno al proprio vescovo, rinnovando l’impegno a superare le divergenze che spesso impediscono ai preti di vivere la comunione e di operare insieme in ambito pastorale. Infine, attraverso momenti di riflessione e di verifica, la Giornata vuole aiutare i preti a riscoprire l’essenza della loro identità e il senso del loro servizio al popolo di Dio».


In questa Giornata anche tutte le comunità sono invitate a pregare per i preti. Nella “Preghiera per i sacerdoti” si chiede al Signore di far sì che «le loro parole siano sempre le tue, che i loro gesti siano i tuoi gesti, che la loro vita sia fedele riflesso della tua vita». Inoltre si chiede che «non abbiano paura del dover servire, servendo la Chiesa nel modo in cui essa ha bisogno di essere servita» e di essere «testimoni dell’eterno nel nostro tempo, camminando per le strade della storia e facendo a tutti del bene». E infine si chiede che «siano fedeli ai loro impegni, gelosi della propria vocazione e della propria donazione, specchio luminoso della propria identità e che vivano nella gioia per il dono ricevuto».


Di seguito la “Preghiera del sacerdote” che i preti sono invitati oggi a recitare

Signore, Tu mi hai chiamato al ministero sacerdotale
in un momento concreto della storia nel quale,
come nei primi tempi apostolici,
chiedi che tutti i cristiani,
e in modo speciale i sacerdoti,
siamo testimoni delle meraviglie di Dio
e della potenza del tuo Spirito.

Fa’ che io sia testimone della dignità della vita umana,
della grandezza dell'amore e della potenza del ministero ricevuto:
tutto ciò con la mia vita, totalmente consegnata a Te,
per amore, solo per amore, e per un amore più grande.
Fa’ che il mio celibato sia un "sì" gioioso e lieto,
che nasca dalla mia dedizione a Te
e agli altri, al servizio della Chiesa.
Dammi forza nelle mie debolezze
e fa' che ti ringrazi delle mie vittorie.

Madre, che hai pronunciato il "sì" più grande e mirabile di tutti i tempi,
che io sappia trasformare la mia vita ogni giorno
in una fonte generosità e di dedizione
e accanto a te, ai piedi delle grandi croci del mondo,
io mi associ al dolore redentore della morte del tuo Figlio
per gioire con Lui nel trionfo della sua resurrezione
per la vita eterna. Amen.