Chiesa

CHIESA IN ITALIA. «Quel Pane che unisce, speranza per il Paese»

Mimmo Muolo venerdì 2 settembre 2011
Madrid chiama Ancona. E Ancona a sua volta chiama l’Italia intera. Per trasmettere un messaggio di spe­ranza e di coesione, non solo all’interno del­la Chiesa, ma per tutta la società. Sarà in que­sta continuità tra i due principali eventi ec­clesiali del 2011 una delle chiavi di lettura del Congresso eucaristico nazionale che sta per iniziare nel capoluogo marchi­giano e nelle diocesi limitrofe. Ad es­serne convinto è Edoardo Meni­chelli, arcivescovo di Ancona-Osi­mo, che alla vigilia dell’appunta­mento lo presenta in questa intervi­sta ai lettori di Avvenire. Eccellenza, il Congresso eucaristi­co nazionale inizia mentre abbia­mo ancora negli occhi le immagini della Gmg di Madrid. C’è una con­tinuità non solo temporale tra i due eventi?Certamente. Anche se sono diverse le di­mensioni, le motivazioni e i destinatari, al centro di Madrid 2011, come del Congresso eucaristico nazionale, c’è sempre il mistero di Gesù, vivo e presente nell’Eucaristia. Non solo, a garantire questa continuità ci sarà an­che la presenza e la parola del Papa, che an­che qui avrà modo di parlare ai giovani e ad altre categorie di fedeli. Lei era a Madrid. Che cosa ha riportato dal­la Spagna in vista dell’ormai imminente ap­puntamento di Ancona? Ogni volta che partecipo alla Gmg ne trag­go un motivo di speranza e di freschezza nel­la fede. A Madrid in particolare sono stato colpito dalla capacità dei giovani di lasciar­si coinvolgere anche quando costava parti­colare fatica e dal loro immediato passaggio dalla festa al silenzio adorante. Ecco, mi pia­cerebbe che anche il Congresso di Ancona esprima momenti di gioia e di profonda pre­ghiera coma la Gmg. Qual è il suo stato d’animo a poche ore dal­l’inizio e dopo la lunga preparazione dei mesi scorsi?È lo stato d’animo di chi nutre una grande attesa e una grande speranza. Sono fiducio­so perché vedo intorno a me i segnali della forte volontà di partecipazione da parte di tutte le diocesi d’Italia. Qualcuno mi chiede anche quante persone verranno. Io rispon­do che al di là dei numeri, che pure conta­no, spero vi sia una grande qualità della par­tecipazione popolare e mi auguro che il Con­gresso eucaristico contribuisca a rigenerare la fede in Cristo. Quale sarà secondo lei il volto di Ancona 2011? Mi piacerebbe che questo fosse il Congresso eucaristico del rafforza­mento della comunione nella Chie­sa, perché solo attorno all’Eucaristia possiamo fare unità. Noi abbiamo cercato di esprimere questa esigen­za anche nella preparazione, coin­volgendo più diocesi e non solo An­cona- Osimo. Inoltre, sotto il profilo tematico abbiamo messo l’accento più che sulle categorie ecclesiali, su­gli ambiti di vita letti alla luce dell’Eucari­stia. Sono i cosiddetti ambiti del Convegno di Verona: vita affettiva, fragilità, lavoro e fe­sta, tradizione e cittadinanza. Perché pen­siamo che Gesù Eucaristia possa e debba es­sere presente in ognuno di questi ambiti. Dunque un messaggio non solo per la Chie­sa ma per tutta la società italiana. Sì, vorrei che dal nostro Congresso giunges­se un messaggio di speranza per il Paese. L’Eucaristia è pane spezzato per tutti. E que­sto gesto del Signore chiede di essere imita­to ogni giorno anche nel nostro vivere civi­le. Non si può celebrare impunemente la Messa senza avvertire il disagio dei fratelli. Ecco dunque la solidarietà, la giustizia, la coesione sociale. Certo, le regole non può scriverle l’Eucaristia, ma uomini e donne nutriti dall’Eucaristia possono portare in tut­ti gli ambiti della vita quotidiana regole nuo­ve, ispirate proprio da quella comunione che è frutto della partecipazione al Corpo e San­gue di Cristo. In definitiva, quale frutto spera derivi dal Congresso? L’Eucaristia è l’oggi di Cristo in mezzo a noi. Spero che il nostro Congresso contribuisca a liberare il Sacramento dalla 'prigionia sa­crale', per farlo diventare principio ispiratore della vita non solo dei credenti, ma di tutti gli uomini di buona volontà. Ancona: la Cattedrale di San Ciriaco (foto Siciliani).