Chiesa

FEDE E SOCIETA'. Progetto culturale Cei «sguardo sull'Italia»

Vincenzo Grienti venerdì 20 agosto 2010
Una piazza aperta su cui si affacciano il campanile e il palazzo pubblico, le case e i portici. Dall’agorà dei Greci a quella del Comune, la piazza ha sempre rappresentato il cuore della città, il posto in cui si dialoga, ci si confronta, si interloquisce: il luogo in cui si rispettano le identità nella consapevolezza della propria. Da questa immagine nasce la filosofia del Progetto culturale e di conseguenza il logo del Servizio nazionale della Cei. Nel villaggio globale, in un mondo dove Internet e le nuove tecnologie "linkano" le persone, le mettono in contatto, la piazza del progetto culturale rappresenta lo spazio virtuale ma anche reale dove confrontarsi e riconoscersi attorno alle idee e ai problemi è importante così come pensare più a fondo e alla luce della fede le questioni fondamentali della cultura. «È il luogo dove comunicare tutto questo agli altri, nella convinzione che la comunità nasce anche dalla comunicazione» spiegano dal Servizio nazionale per il progetto culturale. È nel 1994 che il cardinale Camillo Ruini, nella sua prolusione al Consiglio permanente della Cei, fa per la prima volta un accenno a un «progetto culturale»: cultura «come terreno di incontro tra la missione propria della Chiesa e le esigenze più urgenti della nazione». Nel 1995 il Convegno ecclesiale di Palermo registra un consenso generale intorno al progetto e un anno dopo, nel 1996 tre seminari di studio promossi dalla Cei e l’Assemblea Generale dei vescovi italiani delineano le motivazioni e i contenuti del progetto culturale. I tre seminari sono dedicati rispettivamente a «Chiesa e cattolicesimo in Italia dopo il Concilio», a «La comunicazione sociale oggi, le sue prospettive e l’impegno della Chiesa», ad «Antropologia cristiana e culture contemporanee». Nel 1997 viene pubblicato dalla presidenza della Cei il documento fondativo Progetto culturale orientato in senso cristiano. Una prima proposta di lavoro. Per quanto riguarda le grandi aree tematiche, ha cercato di individuarne tre su cui focalizzare la riflessione, e verso cui orientare le attività di ricerca: libertà personale e sociale in campo etico; identità nazionale, identità locali e identità cristiana; interpretazione del reale: scienze e altri saperi. Non mancano poi i temi emergenti su cui il progetto culturale ha concentrato l’attenzione come nel caso dell’antropologia e della trasmissione della fede, i nodi riguardanti la spiritualità, le tematiche della famiglia e della vita, scuola ed educazione, responsabilità verso il creato. Al riguardo durante gli anni molto utili sono stati il Forum del progetto culturale, i seminari di studio, le iniziative a sostegno della ricerca realizzate da esperti delle più diverse discipline, nella comune prospettiva di un’antropologia ispirata al Vangelo.«Nel significato e nella centralità dell’evento di Gesù Cristo – spiegano dal Servizio nazionale per il progetto culturale –. In Cristo, infatti, ci è data un’interpretazione di Dio e dell’uomo, e quindi implicitamente di tutta la realtà, che è così pregnante e dinamica da potersi incarnare nelle più diverse situazioni e contesti storici, mantenendo al contempo la sua specifica fisionomia, i suoi elementi essenziali e i suoi contenuti di fondo».