Chiesa

Sabato. Papa Francesco a Palermo sulle orme di don Puglisi, contro la mafia

Alessandra Turrisi mercoledì 12 settembre 2018

L'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, presenta la visita di papa Francesco (Ansa)

Papa Francesco viene a Palermo «come pellegrino a visitare i luoghi del martirio di don Pino Puglisi, un testimone che ha effuso il suo sangue in nome di Cristo in questa amata e martoriata Sicilia. Palermo è fecondata dal sangue di martiri della giustizia e della fede, il Papa ne ha piena consapevolezza. Viene a confermare una Chiesa nella testimonianza, a confermare la nostra Sicilia in questo percorso, che ci vede sempre coinvolti nella costruzione della giustizia e della pace». Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, presenta alla stampa e alla città i dettagli della visita del Pontefice a Palermo, dopo aver toccato Piazza Armerina, sabato prossimo.

Il capoluogo siciliano è un cantiere aperto per allestire l’area del Foro Italico che accoglierà circa 80.000 persone provenienti da tutta la Sicilia e che parteciperanno alla celebrazione presieduta da papa Francesco, come illustra nei dettagli don Salvo Priola, componente del comitato esecutivo. Ma è una corsa contro il tempo anche il reperimento di oltre trenta chilometri di transenne, di 500 barriere di cemento, indispensabili per assolvere alle misure di sicurezze imposte dalle normative antiterrorismo. Si prevede l’arrivo in città di 500 pullman, 40 vescovi, 700 sacerdoti, diaconi e religiosi, 200 seminaristi, la presenza di 250 cantori, 350 operatori dell’informazione, 5000 giovani siciliani in piazza Politeama e migliaia di fedeli ai lati delle strade attraversate da papa Francesco. Il vicario generale monsignor Giuseppe Oliveri ribadisce che «tutta la comunità ecclesiale palermitana desidera vivere questo momento come una festa. Voglio ringraziare gli oltre 1.200 volontari e quanti si sono impegnati in questi tre mesi di preparazione».

Monsignor Lorefice sottolinea l’occasione del «25° anniversario dell’assassinio di don Pino Puglisi, che per noi cristiani è diventato un martirio. Don Pino fu ucciso da mano mafiosa “in odium fidei” e la Chiesa, facendone un beato martire, si è espressa nei confronti di Cosa nostra che è intrinsecamente anti-evangelica». «Se oggi Palermo è cambiata – aggiunge il sindaco Leoluca Orlando – si deve al sacrificio di tanti e del beato Pino Puglisi. Ci auguriamo che possa essere patrono della Città metropolitana di Palermo».

La visita pastorale del Papa – continua Lorefice – «non è un evento di spettacolo. Il Pontefice viene a celebrare l’Eucaristia e al Foro italico porterà la testimonianza della carità. Dalla tappa della missione di Biagio Conte, pranzando con circa 150 poveri e migranti, il Papa porterà l’immagine di una Chiesa e una città che accolgono tutti coloro che approdano a Palermo, qualunque sia il colore della pelle e la provenienza geografica – continua l’arcivescovo –. Poi si recherà a Brancaccio, dove un sacerdote è andato verso Dio fino all’effusione del sangue. E non possiamo non fare memoria di un altro 25° anniversario, quello del grido di Giovanni Paolo II ad Agrigento: “Convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”. Papa Francesco dirà ai mafiosi ’convertitevi’, perché vi è una autoscomunica di fatto. Anche ai mafiosi arriverà l’annuncio evangelico, ma conversione significa cambiamento dello stile di vita che è quello del Vangelo e di Cristo. Così si capisce perché vuole incontrare religiosi, clero e futuri preti, è chiaro che sta indicando una strada alle Chiese di Sicilia. E per questo incontrerà i giovani, che devono immettere tutte le loro potenzialità dentro la loro appartenenza ecclesiale con tutto l’entusiasmo, l’arguzia e il bisogno di verità e trasparenza di cui sono portatori».

Per dare forza al messaggio di accoglienza due segni particolari: un crocifisso di quattro metri e mezzo, realizzato con i resti delle barche dei migranti, campeggerà al Politeama per l’incontro con i giovani e una Madonna nera di Ugo Attardi, vincitrice di un concorso d’arte sacra organizzato dal cardinale Salvatore Pappalardo nel 1976, sarà la copertina del libretto della liturgia, stampato in 50 mila copie.