Chiesa

Città del Vaticano. Papa ai prefetti: immigrazione rispetto e dignità

venerdì 6 febbraio 2015
​Obbedienza, ascolto, pazienza. Sono le chiavi per superare la “crisi di autorità” nella società contemporanea che, in materia migratoria, è necessario garantisca il rispetto “dei diritti fondamentali di ogni persona umana”. Lo ha ribadito Papa Francesco, ricevendo in Sala Clementina in Vaticano i prefetti d’Italia, introdotti dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Il compito di tali istituzioni, ha ricordato il Pontefice, è quello di rendere presente “in modo capillare” sul territorio dello Stato l’autorità del governo centrale, “in particolare per quanto riguarda la tutela dell’ordine e della pubblica sicurezza”.Non questioni astratte, ma “il volto concreto di uomini e di donne” con i loro problemi e le loro speranze, che “in questi anni di incertezza e di difficoltà economiche si sono fatte ancora più impellenti”. È la realtà con cui si confrontano i prefetti d’Italia, nelle parole di Papa Francesco che ha individuato l’“indispensabile cornice” in cui si svolge la loro funzione: obbedienza alla legge e ai criteri di umanità che la informano e lealtà verso le istituzioni: “La crisi di autorità che la nostra società sperimenta in diversi ambiti, tanto pubblici quanto privati, con conseguenze di vasta portata, specie per l’educazione delle giovani generazioni, ha infatti tra le sue cause proprio la carenza di queste fondamentali disposizioni all’obbedienza, all’ascolto, alla pazienza”.L’esercizio dell’autorità ha sempre come obiettivo “il conseguimento del bene comune”, ponendosi “quotidianamente al servizio” della comunità “ad imitazione di quanto ha fatto il Signore Gesù, che è venuto in mezzo a noi come Colui che serve”.In tale ambito, il Pontefice ha notato l’esigenza di una “duttilità necessaria per affrontare gli innumerevoli casi pratici che si presentano su tutto il territorio italiano”. Un esempio è “la particolare incidenza del movimento migratorio”, legata all’aumento nel mondo di violenti conflitti “con le loro tragiche conseguenze sulle persone e sulle economie di tanti Paesi”: particolare “delicatezza” rivestono dunque le competenze prefettizie in materia di immigrazione: “Esse comportano l’esigenza di individuare nella quotidiana gestione delle situazioni, spesso d’emergenza, quella corretta applicazione delle norme, che garantisca, insieme con la fedeltà al dettato della legge e delle altre disposizioni vigenti, lo scrupoloso rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona umana”.Ringraziando i prefetti per l’impegno profuso nel coordinare “l’accoglienza delle migliaia di uomini, donne e bambini giunti sulle coste italiane”, evidenziato anche dal ministro dell’Interno Alfano che ha parlato pure dell’impegno nella lotta alle organizzazioni criminali, il Papa ha sottolineato “i rapporti di proficua collaborazione tra le prefetture, le diocesi e le parrocchie” che, “nel rispetto delle distinte competenze”, merita di essere “confermata, valorizzata e approfondita”: “La Chiesa, essendo una realtà divina e umana, opera nella società al servizio delle persone sulla base dell’insegnamento di Cristo e, desiderando svolgere la sua missione educativa e caritativa nella sincera collaborazione con le istituzioni dello Stato per la promozione dell’uomo e il bene del Paese, è lieta di trovare nelle Prefetture uno degli ambiti in cui maggiormente si concretizza questa sinergia per il bene di tutti i cittadini”.D’altra parte tali istituzioni rappresentano “un importante fattore di coesione” perché - ha ricordato il Santo Padre - interpretano “nelle varie realtà territoriali le istanze di coordinamento che provengono dal centro” e al contempo segnalano “all’autorità centrale situazioni di particolare difficoltà o marginalità”, facendo risuonare voci “che diversamente rischierebbero di rimanere flebili e prive della dovuta attenzione”: “Quanto più i cittadini percepiranno che i poteri costituiti sono generosamente rivolti a cercare di offrire risposte ai loro bisogni e a tutelare i loro diritti, tanto più saranno disposti ad accoglierne le indicazioni e a disporsi ad un operoso e ordinato spirito di collaborazione e di rispetto”.