Chiesa

IL FATTO. Macerata-Loreto, cammino che abbraccia il mondo

Carlo Cammoranesi sabato 11 giugno 2011
Ci siamo, è il giorno del pellegrinaggio. Tutto pronto allo stadio Helvia Recina per la partenza della Macerata-Loreto. Alle 20.30 di questa sera si inizierà con la Messa celebrata dall’arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica. Tra le testimonianze allo stadio ci sarà anche quella di Lorena Bianchetti, la conduttrice televisiva che quest’anno sarà presente a questa 33ª edizione, camminando anche durante la notte. Dopo l’Eucaristia il popolo degli 80mila, o forse più, si muoverà verso la Santa Casa, raggiungendo Loreto all’alba, depositando nel braciere davanti al sagrato le intenzioni e le richieste di una notte. Che sono tante, infinite. Alcune giunte direttamente dalla Cina, dall’Eritrea, dall’Argentina. La stessa Colombia in quest’ultimo anno è sempre più legata al pellegrinaggio, dopo la visita l’anno scorso del vescovo della diocesi di Zipaquirà, Hector Cubillos. Dal Sudamerica è infatti giunto l’inatteso messaggio: «Distante, ma sempre più vicino al cuore e alla fede che ci unisce come Chiesa unica di Cristo, noi fedeli delle parrocchie di Sant’Isidoro di Siviglia a Bogotà, Cristo Re a Chia, Santa Rosa de Lima a Cucuta e Santa Rita de Casia a Manaure desideriamo sollevare, insieme a tutti voi, la nostra preghiera alla Santa Madre». Da un anno infatti in Colombia si prega, uniti idealmente all’Italia, per questo pellegrinaggio. Miracolo di unità e di fedeltà al Mistero che opera nonostante la distanza. Sono presenti invece due pullman dalla Svizzera, o forse tre. Un’esperienza conosciuta per caso nel 1998, quando erano in quattro gli svizzeri a tentare l’avventura. Poi sempre di più. «Quando fai l’esperienza di una cosa bella e dirompente – racconta Claudio Caiata, uno degli organizzatori d’Oltralpe – non puoi tenerla nascosta. Il richiamo di Loreto fu improvviso e non calcolato o frutto di un progetto, perché mai mi sarei aspettato di trovarmi coinvolto in questo progetto. C’è la consapevolezza di dare il mio piccolo grazie a Maria». Anche quest’anno quindi la Svizzera c’è. Più di 120 persone, diversi ragazzi della pastorale giovanile diocesana. I più vengono dal Ticino, con alcune presenze da Losanna e Zurigo. «Ne vale la pena ritornare – dicono – perché è un gesto in cui s’impara l’umiltà e l’obbedienza di seguire, sentendosi tuttavia protagonisti». Da Tripoli e dalla martoriata Libia è arrivato il messaggio del vescovo Giovanni Martinelli, che non nasconde i disagi di una terra sotto pressione: «A Tripoli non facciamo pellegrinaggi. In questo periodo è difficile persino andare a celebrare la Messa dalle suore, ma viviamo con intensità non comune sia il nostro essere stranieri che l’essere pellegrini. Essere pellegrini, pur se per una notte, è un segno che parla di tutta la nostra vita che è davvero un cammino che ci vuole far uscire dai nostri limiti e condurre fino a Dio, alla sua Casa». Continuano intanto ad arrivare adesioni (almeno 200 i pullman previsti). Ma ci sono tanti iscritti che giungeranno con il treno e con le auto. E non c’è solo l’Italia. Da Radio Solar do Brasil anche un giornalista accreditato. Perché questo pellegrinaggio abbraccia davvero tutto il mondo.