Chiesa

La sfida. Intelligenza artificiale: il Papa e il chiaro richiamo alla responsabilità

Andrea Tomasi, Università di Pisa, Consiglio direttivo Weca lunedì 1 gennaio 2024

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Nel leggere il titolo del Messaggio per la Giornata della Pace, “Intelligenza Artificiale e pace”, il pensiero corre subito ai terribili eventi della guerra in Ucraina e in Palestina, con le cronache che ci parlano di droni, di missili e bombe “intelligenti”, programmati per provocare il “minimo danno accettabile” di vite umane durante la distruzione di obiettivi militari, quasi che la vita potesse essere misurata con un algoritmo. Il Messaggio ammonisce che “il mondo non ha proprio bisogno che le nuove tecnologie contribuiscano all’iniquo sviluppo del mercato e del commercio delle armi, promuovendo la follia della guerra”, ma propone anche una lettura più approfondita: la “minore percezione della devastazione da esse causata e della responsabilità del loro utilizzo” contribuisce “a un approccio ancora più freddo e distaccato all’immensa tragedia della guerra”. La complessità delle tecnologie di I.A. tende a confondere i confini delle responsabilità personali nel loro utilizzo.

Il Papa assume un punto di vista realistico, consapevole delle potenzialità positive dell’I. A., come anche dei problemi da affrontare perché l’ I.A. sia messa “ al servizio dello sviluppo integrale dell’uomo e della comunità”. Le questioni in gioco non sono primariamente legate alle soluzioni tecnologiche, in quanto esse “hanno sempre una dimensione etica, strettamente legata alle decisioni di chi progetta la sperimentazione e indirizza la produzione verso particolari obiettivi”. Il loro impatto “dipende dagli interessi di chi le possiede e di chi le sviluppa, nonché dalle situazioni in cui vengono impiegate”. Le sfide che l’ I. A. pone sono quindi non solo tecniche, ma anche antropologiche, educative, sociali e politiche.

L’attenzione verso l’ I.A. cresce di pari passo con la diffusione delle sue applicazioni nella vita di tutti i giorni e di tutte le persone. Gli esperti temono lo sviluppo di tecniche di I.A. capaci, a loro avviso, di produrre sistemi “più intelligenti degli esseri umani”. A livello istituzionale si è scelta la strada dei regolamenti giuridici, come l’ A.I. Act promosso dall’ Unione Europea, che cerca di disciplinare l’I.A. partendo dalla valutazione dei rischi che può presentare, con l’intento soprattutto di identificare le responsabilità e tutelare gli interessi economici.

Il Papa propone piuttosto di partire da un punto di vista antropologico, che si oppone alla mentalità tecnocratica, richiamando da una parte la dignità dell’uomo e la sua piena realizzazione, dall’altra il senso del limite. Troppo spesso accade che i criteri di giudizio prevalenti esprimano una mentalità efficientista e una concezione puramente funzionale della realtà e dello stesso essere umano, trascurando “questioni più profonde riguardanti il significato dell’esistenza umana, la tutela dei diritti umani fondamentali, il perseguimento della giustizia e della pace”. Pertanto “il processo di discernimento etico e giuridico può rivelarsi un’occasione preziosa per una riflessione condivisa sul ruolo che la tecnologia dovrebbe avere nella nostra vita individuale e comunitaria e su come il suo utilizzo possa contribuire alla creazione di un mondo più equo e umano”.

Il Messaggio inserisce la Chiesa in un ruolo di primo piano nel dibattito in corso, con un contributo originale. Le domande che il Messaggio pone all’attenzione di tutti vanno alla radice delle prospettive di tecnologie complesse e potenti, come quelle dell’ I.A., in grado di svolgere funzioni sofisticate e di trasformare la realtà che ci circonda: “Quali saranno le conseguenze, a medio e a lungo termine, delle nuove tecnologie digitali? E quale impatto avranno sulla vita degli individui e della società, sulla stabilità internazionale e sulla pace?”